Apple ha completato una profonda riorganizzazione della propria strategia sull’intelligenza artificiale, e al centro di questa trasformazione c’è Craig Federighi. Il Senior Vice President of Software Engineering ha assunto la supervisione diretta dell’intera organizzazione AI dell’azienda, segnando una svolta rispetto agli anni precedenti. Secondo un report dettagliato di The Information pubblicato il 22 gennaio, Federighi sta ora guidando le decisioni che definiranno il futuro di Siri e di tutte le funzionalità Apple Intelligence. E la scelta più significativa? Affidarsi a modelli di intelligenza artificiale esterni, in particolare Google Gemini, dopo anni di ritardi nello sviluppo interno.
Il cambiamento non è solo organizzativo: è culturale. Federighi, che per anni è stato uno scettico dell’AI, ha cambiato radicalmente posizione dopo aver provato ChatGPT di OpenAI alla fine del 2022. Da quel momento ha assunto progressivamente il controllo del gruppo AI, completando a dicembre 2025 il consolidamento della leadership sotto la sua divisione software. Ma questo passaggio sta generando tensioni interne e interrogativi sul futuro dell’approccio Apple all’intelligenza artificiale.
Lo scettico convertito: dalla diffidenza all’entusiasmo
Per comprendere la portata del cambiamento, serve un passo indietro. Federighi non era un sostenitore dell’AI. Anzi, secondo fonti interne citate da The Information, era profondamente preoccupato dall’imprevedibilità della tecnologia. Durante le riunioni di revisione del design, voleva “risposte definitive” su come le funzionalità si sarebbero comportate. Preferiva software programmato per agire in modi specifici, non algoritmi che modificano dinamicamente il comportamento.
Un esempio concreto? Gli ingegneri Apple gli proposero una funzione basata sull’AI per riorganizzare dinamicamente la schermata Home dell’iPhone. Federighi la bocciò: riteneva che avrebbe disorientato gli utenti, abituati a sapere dove si trovano le app. Era lo scetticismo di chi privilegia il controllo deterministico sull’adattamento intelligente.
Tutto cambiò alla fine del 2022. Dopo aver sperimentato ChatGPT, Federighi disse ai colleghi di aver iniziato ad apprezzare quel tipo di tecnologia e incaricò immediatamente i team di trovare modi per integrarla nei prodotti Apple. Da quel momento, la sua traiettoria è stata chiara: assumere il controllo dell’AI e accelerare.
La riorganizzazione: Siri passa sotto Federighi
A dicembre 2025, Apple ha ufficializzato il consolidamento della leadership AI sotto Federighi, completando una transizione iniziata mesi prima. La responsabilità di Siri è stata rimossa dal gruppo AI guidato da John Giannandrea — che a dicembre ha annunciato il ritiro in primavera 2026 — e portata sotto la divisione software di Federighi.
Mike Rockwell, già responsabile dello sviluppo di Vision Pro, è stato messo a capo di Siri e ora risponde direttamente a Federighi. Una scelta non priva di ironie: nel 2019, secondo The Information, Rockwell aveva criticato l’approccio di Federighi allo sviluppo software come “troppo conservativo”, sostenendo che Apple avesse bisogno di “pensare più in grande”. Oggi lavora per lui.
Al posto di Giannandrea arriva Amar Subramanya, ex Corporate Vice President of AI di Microsoft e veterano di Google (16 anni, incluso un ruolo in DeepMind). Subramanya guiderà Apple Foundation Models, la ricerca ML e le valutazioni di sicurezza AI, riportando direttamente a Federighi. Il resto dell’ex organizzazione di Giannandrea è stato distribuito tra Sabih Khan (Operations) ed Eddy Cue (Services).
La svolta strategica: modelli esterni e riduzione dei costi
La decisione più significativa guidata da Federighi è l’adozione di modelli AI esterni. Apple integrerà Google Gemini per potenziare Siri, trasformandolo in un chatbot conversazionale previsto per la primavera 2026. È una rottura netta con il passato: Apple ha sempre preferito sviluppare internamente le tecnologie core.
Ma c’è una logica. Secondo The Information, i membri del team Apple Foundation Models si lamentavano di non ricevere indicazioni sufficienti su come i loro modelli sarebbero stati usati, limitando la capacità di competere con alternative esterne. Federighi ha valutato che integrare un modello di terze parti avrebbe permesso di spedire finalmente una Siri rinnovata dopo il controverso rinvio del 2025.
La strategia però non è di dipendenza totale. Apple continuerà a sviluppare modelli propri, soprattutto quelli progettati per girare on-device. L’obiettivo è ridurre la dipendenza a lungo termine: prendere modelli di partner esterni, adattarli, comprimerli e farli girare completamente su hardware Apple. Per supportare questo obiettivo, l’azienda sta considerando acquisizioni di piccole società AI specializzate in compressione e ottimizzazione dei modelli.
Le preoccupazioni: costi, controllo e cultura
Il controllo di Federighi solleva interrogativi. Colleghi che hanno lavorato con lui lo descrivono come estremamente attento ai costi — “esamina ogni dettaglio delle spese del team, fino ai budget per le banane da ufficio”, riporta The Information. Ha mostrato insofferenza verso l’idea di pagare talenti AI più dei dirigenti Apple, una pratica comune nel settore.
All’interno del gruppo AI c’è preoccupazione per un possibile giro di vite sulle trasferte di lavoro e sulla partecipazione a conferenze di settore. Questo approccio cost-conscious contrasta nettamente con rivali come OpenAI, Meta e Google, che investono decine di miliardi in data center, chip e ricercatori.
Apple ha scelto una strada diversa: limitare la spesa infrastrutturale puntando su elaborazione on-device e Private Cloud Compute con chip Apple silicon. La scommessa è che il costo del calcolo AI e dei talenti scenderà, e che la maggior parte dei casi d’uso consumer saranno gestiti localmente sui dispositivi. È prudenza o miopia?
Tensioni e critiche interne
Lo scorso autunno, Federighi ha tenuto un incontro congiunto tra i team software e AI, esprimendo entusiasmo per una collaborazione più stretta ma segnalando anche insoddisfazione per i progressi troppo lenti. Alcuni membri del team Foundation Models hanno interpretato le parole come una critica al loro lavoro.
La transizione non è stata indolore. Diverse figure senior hanno lasciato Apple nell’ultimo anno — anche se le motivazioni variano e alcune uscite erano previste. L’arrivo di Federighi al timone ha chiaramente cambiato le dinamiche interne.
Eppure, il CEO Tim Cook ha espresso pieno supporto: “Craig è stato strumentale nel guidare i nostri sforzi AI, incluso il lavoro per portare una Siri più personalizzata agli utenti il prossimo anno”, ha dichiarato a dicembre.
La scommessa di Apple è chiara: puntare su integrazione profonda nei dispositivi, privacy, e un approccio pragmatico all’AI che privilegia funzionalità concrete su hype tecnologico. Con Federighi al comando, la filosofia è tornare al software deterministico — ma potenziato da intelligenza artificiale quando serve davvero. Se funzionerà, lo scopriremo nella primavera 2026, quando la nuova Siri farà il suo debutto.
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