ChatGPT, conferme concrete sull’arrivo della pubblicità: trovati riferimenti nel codice dell’app Android

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L’introduzione della pubblicità in ChatGPT non è più un’ipotesi remota ma una prospettiva concreta supportata da evidenze tecniche. Lo sviluppatore Tibor Blaho, Lead Engineer di AIPRM e noto per l’analisi di leak tecnici, ha individuato nella versione beta 1.2025.329 dell’app Android riferimenti espliciti a componenti dedicate agli annunci pubblicitari, segnando una svolta significativa per il chatbot più utilizzato al mondo.

I dettagli tecnici scoperti nel codice

L’analisi condotta da Blaho ha rivelato stringhe di codice che seguono lo schema com.openai.feature.ads, nomenclatura inequivocabile che indica la presenza di un sistema pubblicitario in fase di sviluppo. Tra gli elementi individuati compaiono termini specifici come “search ads” (annunci di ricerca), “ads carousel” (carosello pubblicitario) e “bazaar content”, quest’ultimo probabilmente un’etichetta interna per identificare contenuti sponsorizzati o aree commerciali all’interno dell’interfaccia.

La scoperta assume particolare rilevanza perché non si tratta di semplici placeholder o sperimentazioni iniziali, ma di componenti già presenti nel codice dell’applicazione, segno che l’infrastruttura tecnica necessaria all’introduzione degli annunci è in fase avanzata di implementazione. Blaho ha condiviso la scoperta su X (ex Twitter), generando un acceso dibattito nella comunità tech internazionale.

Il cambiamento di rotta di Sam Altman

La prospettiva dell’introduzione della pubblicità in ChatGPT appare ancora più significativa considerando le posizioni espresse in passato da Sam Altman, CEO di OpenAI. Durante un’intervista agli studenti di Harvard circa un anno fa, Altman aveva definito la combinazione tra intelligenza artificiale e pubblicità “inquietante” e l’aveva descritta come “ultima spiaggia”, suggerendo che si trattasse di un’opzione da considerare solo in casi estremi.

Tuttavia, secondo quanto emerso da recenti analisi, il giudizio del CEO sarebbe diventato meno rigido. Le dichiarazioni più recenti descrivono la pubblicità come qualcosa che può risultare “di cattivo gusto” in alcuni contesti, ma non necessariamente da evitare in modo assoluto. Questo ammorbidimento della posizione riflette probabilmente la consapevolezza che la crescita esponenziale del servizio richiede fonti di entrate diversificate per garantire la sostenibilità economica a lungo termine.

I numeri che giustificano la monetizzazione

ChatGPT ha raggiunto volumi di utilizzo impressionanti: circa 800 milioni di utenti settimanali utilizzano attivamente il servizio, con un’elaborazione stimata di oltre 2,5 miliardi di richieste giornaliere. La crescita è stata esponenziale, passando dai 100 milioni di utenti di novembre 2023 ai 300 milioni di fine 2024, fino agli attuali 800 milioni.

Con una platea di questa dimensione, qualsiasi formato pubblicitario diventerebbe estremamente redditizio. Gli analisti sottolineano che le interazioni con un chatbot portano gli utenti a condividere dettagli personali più approfonditi rispetto a una semplice ricerca web, permettendo teoricamente una profilazione più accurata e annunci più mirati, caratteristica che aumenterebbe significativamente il valore per gli inserzionisti.

La strategia organizzativa di OpenAI

A supportare l’ipotesi di un’imminente introduzione della pubblicità ci sono anche segnali organizzativi interni. Secondo quanto riportato da The Information e rilanciato da Blaho, OpenAI avrebbe assunto negli ultimi mesi oltre 630 ex dipendenti di Meta, molti dei quali specializzati proprio nel settore pubblicitario e nella gestione di piattaforme ad-tech. Questo massiccio reclutamento di expertise specifica suggerisce che l’azienda si sta preparando a gestire un’infrastruttura complessa legata agli annunci.

La mossa ricalca quanto già fatto da altre realtà del settore. Google ha recentemente iniziato a implementare inserzioni all’interno della sua AI Mode, dimostrando che anche le piattaforme di intelligenza artificiale stanno diventando parte integrante dell’ecosistema pubblicitario digitale.

Come funzioneranno gli annunci in ChatGPT

Secondo le prime ipotesi basate sui riferimenti trovati nel codice, OpenAI starebbe sviluppando un sistema di annunci in formato carosello pensati per comparire in base al contesto della conversazione. Questo significa che il chatbot potrebbe mostrare suggerimenti commerciali modellati esattamente su ciò di cui l’utente sta parlando, creando una forma di pubblicità conversazionale mai vista prima su questa scala.

Nelle fasi iniziali, la pubblicità dovrebbe apparire esclusivamente durante ricerche legate a contenuti commerciali, evitando di interrompere le conversazioni standard. Tuttavia, molti osservatori ritengono che nel tempo il sistema potrebbe espandersi ad altri scenari, trasformando ChatGPT in una sorta di consulente commerciale universale capace di offrire contemporaneamente risposte informative e suggerimenti sponsorizzati.

Un indizio di questa direzione è rappresentato dalla funzionalità “Ricerca Acquisti” lanciata recentemente, che permette agli utenti di ricevere assistenza nella ricerca di prodotti e negozi online. Pur non includendo ancora forme di sponsorizzazione diretta, questo ambito potrebbe facilmente intrecciarsi con la pubblicità in futuro, suggerendo una più ampia strategia di monetizzazione.

Quali utenti saranno interessati

L’ipotesi più accreditata prevede che gli annunci vengano riservati esclusivamente agli utenti della versione gratuita di ChatGPT. Gli abbonati ai piani Plus (20 dollari al mese) e Pro (200 dollari al mese) potrebbero continuare a utilizzare il servizio senza interruzioni pubblicitarie, mantenendo l’esperienza pulita che ha caratterizzato ChatGPT sin dal lancio.

Questa soluzione permetterebbe a OpenAI di introdurre un nuovo flusso di entrate significativo dal pubblico più ampio, che rappresenta la stragrande maggioranza degli 800 milioni di utenti settimanali, senza compromettere l’esperienza premium per cui i clienti paganti hanno sottoscritto un abbonamento.

Le sfide della trasparenza e della privacy

L’introduzione della pubblicità in un sistema di intelligenza artificiale conversazionale solleva interrogativi importanti sulla trasparenza e sulla gestione dei dati personali. A differenza dei motori di ricerca tradizionali dove gli annunci sono chiaramente identificabili, integrare contenuti sponsorizzati in una conversazione fluida con un’AI potrebbe rendere meno evidente la distinzione tra risposta genuina e suggerimento commerciale.

Resta da capire come OpenAI affronterà la questione della chiarezza nell’indicare quali contenuti sono pubblicitari e come gestirà le preoccupazioni sulla privacy degli utenti, considerando che le conversazioni con ChatGPT possono contenere informazioni sensibili e personali difficilmente condivise in altri contesti digitali.


Fonti:

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