È stato annunciato in occasione del Galaxy Unpacked 2026 di Samsung il 25 febbraio, ma il suo peso va ben oltre il lancio di uno smartphone. Circle to Search — la funzione che da due anni permette agli utenti Android di cercare qualsiasi cosa sullo schermo con un semplice gesto — riceve un aggiornamento strutturale. Non una correzione di rotta, ma un cambio di paradigma: dalla ricerca di un singolo oggetto all’analisi simultanea di più elementi nella stessa immagine. Il motore di questa trasformazione è Gemini 3.
Cosa cambia con la ricerca multi-oggetto
Fino a ieri, Circle to Search funzionava seguendo una logica precisa ma limitata: cerchi qualcosa sullo schermo, il sistema lo identifica, ti restituisce un risultato. Un oggetto alla volta. Utile, immediato, ma inevitabilmente incompleto di fronte a immagini complesse.
Il nuovo aggiornamento ribalta questa impostazione. Ora è possibile selezionare più elementi contemporaneamente — cerchiare, toccare, scarabocchiare più aree della stessa immagine — e ottenere risultati distinti per ciascuno di essi, in un’unica operazione.
Google ha descritto il cambiamento con precisione tecnica nel proprio blog ufficiale: il sistema “non si limita più a cercare una singola corrispondenza”. Invece, il modello “elabora un piano multi-step per restituire i risultati migliori per tutto ciò che si cerca sullo schermo”. Concretamente, Circle to Search identifica automaticamente le parti più rilevanti dell’immagine, esegue più ricerche in parallelo, confronta i risultati tra loro e compone una risposta finale che include immagini provenienti dal web per ciascun elemento selezionato.
Come funziona Circle to Search nella pratica
Google ha illustrato due scenari d’uso che fotografano bene la portata della novità.
Il primo riguarda la natura: si immagini di sfogliare un blog di viaggi e di imbattersi in una foto di una barriera corallina con diverse specie di pesci. Cerchiando tutti gli animali nella stessa immagine e chiedendo “cosa sono questi pesci e come coesistono?”, Circle to Search identifica ogni specie — dall’Honeycomb Filefish alla Moon Jellyfish — spiega le relazioni ecologiche tra di loro e fornisce link di approfondimento per chi vuole saperne di più.
Il secondo, più vicino all’uso quotidiano, riguarda la moda. Vedete un outfit che vi piace su un post dei social, cerchiate l’intera persona nella foto: il sistema scompone automaticamente l’insieme — capispalla, maglietta, pantaloni, scarpe, accessori — e propone articoli simili per ciascun elemento, indipendentemente. Nei paesi dove è già disponibile la funzione di prova virtuale dei capi all’interno delle schede prodotto Google, questa esperienza si integra direttamente con Circle to Search: si seleziona l’outfit, si trovano i singoli pezzi, si prova virtualmente come starebbero addosso, tutto senza uscire dal flusso di ricerca.
Il ruolo di Gemini 3 dietro le quinte
Questa capacità non sarebbe possibile senza Gemini 3. Google è esplicita su questo punto: è il modello di ultima generazione — con le sue funzioni di pianificazione agente, ragionamento e tool calling — a rendere possibile la nuova esperienza.
La distinzione tecnica rispetto al funzionamento precedente è sostanziale. La ricerca visuale tradizionale “matcha” un oggetto con un database: è un processo di riconoscimento. La nuova Circle to Search fa qualcosa di più simile a una lettura semantica dell’immagine: capisce le relazioni tra gli elementi, pianifica le ricerche da eseguire, le esegue in parallelo e sintetizza i risultati in una risposta coerente con il contesto complessivo.
È un’architettura che avvicina Circle to Search al concetto di motore di ricerca “a scene” piuttosto che a oggetti singoli. Una direzione che Google sta perseguendo sistematicamente in quasi ogni prodotto dell’ecosistema AI.
Disponibilità: prima i flagship, poi gli altri
L’aggiornamento è in roll-out da oggi su Samsung Galaxy S26 e Pixel 10. Non è una coincidenza: Circle to Search nacque due anni fa, in esclusiva su Galaxy S24 e Pixel 8, e da allora si è espanso progressivamente fino a raggiungere oltre 580 milioni di dispositivi Android. La stessa logica di diffusione a cascata si applica a questo aggiornamento.
Google ha confermato che l’esperienza multi-oggetto arriverà su altri dispositivi Android “prossimamente”, senza indicare date precise. Chi usa uno smartphone non compreso nella prima ondata dovrà attendere, ma il precedente storico di Circle to Search suggerisce che l’attesa non sarà eccessivamente lunga.
Un aggiornamento che dice qualcosa di più grande
C’è un sottotesto in questo annuncio che va oltre la funzione in sé. Google ha scelto il palco di Samsung — uno degli eventi hardware più seguiti dell’anno — per mostrare dove sta andando l’AI visuale su Android. Il messaggio implicito è che la differenziazione competitiva si gioca sempre più sull’intelligenza integrata nel sistema operativo, non solo sulle specifiche dello schermo o del processore.
Circle to Search con Gemini 3 è un caso concreto di questa strategia: una funzione che esiste da due anni, già ampiamente diffusa, che viene trasformata da strumento di riconoscimento a strumento di comprensione. Non è un aggiornamento minore. È il segnale di una direzione.
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