Direct to Cell in Italia: la videochiamata Fastweb che non passa dalle antenne a terra

Condividi:
Facebook
X
Telegram
Threads
WhatsApp

Negli Appennini umbri un telefono 4G qualsiasi ha fatto una videochiamata che non è passata da nessuna antenna sul crinale. Il segnale è salito fino a un satellite Starlink in orbita bassa, a circa 360 chilometri, e è tornato giù. Fastweb l’ha definita la prima chiamata satellitare italiana su uno smartphone normale. Starlink, il 17 settembre, ha rilanciato lo stesso test dal proprio account: «first video call with Starlink Mobile» nel Centro Italia.

Non è il kit da tetto che già vende SpaceX alle case. Non è il tasto SOS satellitare di iPhone o Pixel. È Direct to Cell: il satellite si comporta come una stazione radio base nello spazio e parla la lingua del 4G con il telefono che avete già in tasca. La sperimentazione è partita a metà luglio. La videochiamata di settembre è il primo fotogramma che Fastweb ha voluto far vedere.

Cosa hanno fatto davvero in Umbria

Il filmato ufficiale, pubblicato sul canale YouTube di Fastweb a metà settembre, mostra una videochiamata che all’occhio è banale. Cuffie, casco, crinale, volto sull’altro schermo. La frase che conta sta nella descrizione: il collegamento viaggia attraverso i satelliti Starlink. Il luogo è l’Appennino umbro, lo stesso territorio scelto a luglio per il primo trial italiano della tecnologia.

Il passaggio è automatico. Lo smartphone cerca 4G o 5G a terra, non li trova, si aggancia alla rete satellitare. Sul display compare il nome di quella rete. Non si installa un’app extra. Non si avvita una clip. Non si punta il telefono al cielo come un telecomando. Fastweb precisa che il servizio funziona anche con il telefono in tasca, purché siate all’aperto e il cielo sia libero. Sotto un bosco fitto, in una stanza, in una galleria, il satellite non vi vede. È fisica, non marketing.

L’analogia più onesta è questa. Una torre cellulare è un lampione. Il Direct to Cell è un lampione che vola. Il telefono non cambia mestiere: cerca un lampione. Cambia solo l’altezza a cui quel lampione sta acceso.

Come parla un telefono con un satellite senza parabola

Starlink Mobile, nome commerciale del Direct to Cell, usa satelliti LEO attrezzati per irradiare una porzione di spettro mobile terrestre. In Italia quella porzione è dello spettro Fastweb. I satelliti non “inventano” una rete parallela. Prestano un’antenna a 360 chilometri alla rete dell’operatore. Per questo Fastweb + Vodafone — il marchio uscito dall’acquisizione di Vodafone Italia — è il partner in lista sul sito Starlink, e al momento l’unico operatore italiano indicato per questo servizio.

La stazione di terra di Starlink già presente in Italia chiude il cerchio: il satellite raccoglie il segnale del telefono e lo scarica sulla rete Fastweb, dove riprende il cammino ordinario verso WhatsApp, un numero di cellulare o un server di mappe. Senza quella stazione il salto resterebbe nello spazio.

Non tutti i telefoni fanno le stesse cose. Fastweb dividerà i modelli in due ceste. Quelli ottimizzati per il satellite useranno le app e gli SMS. Quelli non in lista resteranno agli SMS e agli MMS. La lista pubblica dei modelli, al momento in cui Fastweb ha mostrato la chiamata, non è ancora un catalogo da negozio. Chi compra un telefono oggi non deve dare per scontato di finire nella cesta alta.

Le app citate dalla pagina ufficiale sono quelle di tutti i giorni: WhatsApp, Google Maps, Messenger, X, AccuWeather. Voce e video passano da lì, non dal tasto verde della Rubrica. È la distinzione che il comunicato di luglio lasciava in ombra e che le FAQ di Fastweb hanno messo nero su bianco.

Cosa la chiamata di settembre non dimostra

Non dimostra che potete fare il 112 dallo spazio. Fastweb lo scrive senza giri: le chiamate tradizionali sulla rete telefonica, emergenze comprese, non sono supportate via satellite. In montagna il Direct to Cell, oggi, è un canale di messaggi e di app. Non sostituisce un dispositivo di soccorso satellitare né un piano B. Chi parte per un sentiero umbro o alpino deve continuare a ragionare come prima: copertura a terra dove c’è, messaggi dove sparisce, soccorso dedicato se il rischio è serio.

Non dimostra un’offerta in abbonamento. Il trial è riservato agli addetti ai lavori. Il Sole 24 Ore, a luglio, ha indicato un’autorizzazione fino al 30 settembre e un tetto di 3.000 partecipanti. Fastweb, sulle proprie pagine, non pubblica data di lancio né prezzo. Dopo il trial, e dopo il via libera delle autorità, l’operatore «valuterà» il commerciale. Valutare non è vendere.

Non dimostra la stessa qualità del 4G da ripetitore. La latenza di un salto a 360 chilometri e il ritorno a terra è più lunga di quella di una cella a due chilometri. La capacità di un satellite che serve un’intera valle è più stretta di quella di una palina su un tetto. Fastweb e Starlink non hanno pubblicato, sul filmato della chiamata, throughput né tempi di handshake. La prova è qualitativa: la videochiamata è partita. Quanto è stabile con vento, alberi e cento persone contemporanee sulla stessa footprint, il video non lo dice.

Non va confuso con due cugini già in giro. Lo Starlink da tetto è banda larga per la casa, con parabola e router. Il SOS satellitare di Apple e Google è un canale stretto di emergenza, su un’altra architettura e con un altro contratto. Il Direct to Cell vuole stare in mezzo: messaggi e app sul telefono di tutti, senza comprare un oggetto nuovo. Quella è la promessa. La chiamata umbra è il primo fotogramma italiano di quella promessa, non il contratto.

Perché l’Italia parte dagli Appennini e non dalla pianura

La rete mobile italiana è densa dove vive la gente e si assottiglia dove la gente cammina. Crinali, boschi, tratti di costa, isole minori, cantieri fuori paese: lì il 4G sparisce per decine di minuti e il 5G non è mai arrivato. Un nuovo ripetitore su ogni sentiero costa più di quanto rende. Un satellite che già sorvola la penisola, se parla lo spettro dell’operatore, costa un accordo e una sperimentazione, non una palina ogni tre chilometri.

Fastweb ha già usato Starlink in altri ruoli, per esempio come dorsale verso isole e borghi, in progetti distinti — uno, con Telespazio, riguarda il backhaul in Lombardia. Lì il satellite alimenta l’antenna a terra. Qui l’antenna a terra non c’è. Sono due mestieri. Mischiarli nella stessa frase è il modo più rapido per capire male entrambi.

In Europa un trial simile è in corso con MasOrange in Spagna, sempre su Starlink. L’Italia non inventa la tecnologia. La porta su un territorio fatto di dossi e di zone d’ombra, che è esattamente il caso d’uso scritto nei comunicati.

Cosa cambia per chi ha già una SIM Fastweb o Vodafone

Oggi, niente. La SIM in tasca non si è accesa da sola sul satellite. Il servizio non è in vendita. Non c’è un extra da attivare sull’app. Non c’è un elenco di comuni coperti. La pagina Fastweb invita a «continuare a seguirci». È la formula di chi sta ancora misurando.

Il giorno in cui l’offerta uscirà, se uscirà, i nodi saranno tre. Primo: quali telefoni finiscono nella lista ottimizzata. Secondo: se il passaggio resta davvero invisibile o se in certi punti il telefono resterà appeso tra una cella debole e un satellite troppo basso sull’orizzonte. Terzo: il 112. Finché le chiamate di emergenza restano a terra, il servizio è un complemento per messaggi e mappe, non un sostituto della copertura. Uncem e chi frequenta i sentieri lo hanno già detto in estate, quando il trial è stato annunciato. La videochiamata di settembre non ha spostato quel paletto.

Marco Raimondi, responsabile prodotti B2C di Fastweb + Vodafone, a luglio aveva inquadrato il progetto nella digitalizzazione del Paese. La frase regge come intenzioni. Il metro utile, adesso, è un altro: quanti minuti di WhatsApp tiene un crinale umbro quando il cielo è pulito, e cosa succede quando arriva la nuvola. Quel numero non è nel video. È quello che il trial, se viene esteso oltre settembre, dovrà scrivere prima di diventare una voce in fattura.

Fonti

Per rimanere aggiornato sulle novità e sulle offerte del mondo della tecnologia, seguici su Telegram e Whatsapp

Articoli correlati

C’è qualcosa di profondamente coerente in questa storia. Un ragazzo milanese che negli anni ’90 — prima dei social, prima...

La linea è giù da tre giorni, la bolletta riporta addebiti che non riconoscete, o vi hanno attivato un servizio...

Nelle ultime ore le segnalazioni di malfunzionamenti sulla rete WindTre sono cresciute rapidamente su Downdetector. I problemi riguardano sia la...

Il browser AI di Perplexity è in preordine sull’App Store con data di lancio fissata all’11 marzo 2026. Dopo Mac,...

Misurare la glicemia senza bucare un dito, senza cerotti, senza sensori sottocutanei. Solo uno smartwatch al polso. È la promessa...

Non fatevi ingannare da quello “0.1” aggiunto al nome. Se storicamente Mountain View ci aveva abituati a salti di metà...