Lo Xiaomi 17 Pro aveva già un OLED sul plateau delle fotocamere. Xiaomi ha contato oltre quattro milioni di tocchi al giorno sulle card e 3,5 milioni di sfondi cambiati in un giorno solo. Sullo Xiaomi 18 Pro quel pannello torna più piatto, a filo col vetro, e cambia mestiere. Non è più una vetrina di widget già scritti. Si chiama Versatile Back Screen. Lo accendete senza girare il telefono.
Misure: 2,7 pollici sullo Xiaomi 18 Pro, 2,9 sullo Xiaomi 18 Pro Max. Stesso tipo del pannello anteriore: LTPO AMOLED, 1–120 Hz, picco 4.000 nit, Dolby Vision. Non è uno schermo da lavoro. È uno schermo da tasca capovolta.
A cosa serve oggi, dal viewfinder alle mini app
Il pezzo che si capisce subito è la fotocamera. Le Leica da 200 MP stanno sul retro. Col secondo OLED fate da viewfinder: selfie e vlog col modulo principale, non col 50 MP anteriore. Preview in tempo reale, scatto con gesto o voce, modalità a griglia 2×2. CNET, dopo il hands-on, scrive che la qualità del «selfie col posteriore» è il motivo per cui quel rettangolo non è un orpello.
A telefono capovolto sul tavolo restano le notifiche: volo, auto, messaggio. Meno scroll, stesso allarme. Wallpaper animati, orologi col cane o col personaggio 3D, sfondo copiato dalla cover se inquadrate la custodia. Avatar 3D da una foto del cane o dell’«oshi». XiaoAI risponde dal retro. Il tasto AI sul lato sinistro, sullo Xiaomi 18 Pro cinese, tiene in memoria ciò che avete sullo schermo (XiaoAi Memory) e accende il Privacy Display anteriore. Non è il secondo pannello, è il pulsante che lo comanda.
La novità rispetto allo Xiaomi 17 Pro è la generazione. Un prompt, una card. Timer per l’uovo sodo, promemoria dell’acqua, Pomodoro, vocaboli inglesi, ricette. Al lancio Xiaomi parla di più di cento card, tool, countdown, minigiochi (morra cinese, allevamento, brick breaker, dai test in sala). Partner cinesi firmano card di marca. Non programmate: dite all’assistente cosa volete, il modello compila e piazza il risultato sul retro. Sette aggiornamenti e 42 funzioni nuove rispetto alla generazione precedente, dice la conferenza giapponese del listino cinese.
Restano i limiti fisici. Due pollici e mezzo non tengono una chat. Non tengono un foglio. Tengono un timer, una preview, un tocco. Se lo usate come secondo monitor avete comprato il telefono sbagliato.
Cosa arriva a fine dicembre, e cosa può non uscire dall’Europa
Xiaomi ha detto in conferenza che le funzioni AI del display posteriore ricevono un altro giro a fine dicembre. Non è uno store di terze parti. È un aggiornamento firmware, in Cina, su HyperOS 4 e su Hyper XiaoAI 2.0 (modello MiMo). Lo stesso pacchetto, a detta dei report sul 17, dovrebbe arrivare anche sullo Xiaomi 17 Pro e sullo Xiaomi 17 Pro Max già in circolazione: le card nuove, non il pannello più grande.
Cosa conterrà il drop di dicembre Xiaomi non l’ha messo in una change log pubblica il 23 settembre. Il senso dichiarato è allargare il catalogo di app generate e le card dei partner. Chi compra ora in Cina ha già il generatore. A dicembre si aggiunge, non si accende da zero.
In Europa il discorso si spezza. Il pannello c’è, è vetro e OLED. Il viewfinder delle Leica non chiede un server di Pechino. Le mini app da prompt, gli avatar, le card dei brand cinesi e XiaoAI 2.0 sì. Lo Xiaomi 17 Pro non è mai arrivato nei Mi Store italiani: il display posteriore, da noi, è una funzione che il 17 «liscio» non aveva. Se lo Xiaomi 18 Pro esce globale entro l’anno, come ha scritto Xiaomi, andrà visto quale fetta di Versatile Back Screen resta sull’SKU EEA e quale resta legata all’account Cina.
Fino a quella scheda il retro dello Xiaomi 18 Pro serve a tre cose che già oggi potete toccare in un negozio di Pechino: inquadrare con le 200 MP senza capovolgere il telefono, leggere un avviso a faccia in giù, far partire un timer che avete descritto a voce. Il resto è software di dicembre, e software di un altro mercato. Non confondete i 2,9 pollici con un secondo telefono. Sono un mirino e una bacheca. Il 6,4 o il 6,9 davanti restano lo schermo su cui lavorate.
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