Sembra una storia di successo, a guardare i titoli. La fibra ottica FTTH è disponibile per oltre tre quarti delle famiglie italiane, i cantieri aperti sono migliaia, i miliardi del PNRR sono in campo. Eppure qualcosa non torna: poco meno di un terzo degli italiani usa effettivamente la fibra pura, il Piano Italia 1 Giga è in ritardo su quasi tutta la penisola, e la Corte dei Conti ha suonato un campanello d’allarme che non si può ignorare.
La realtà della copertura FTTH in Italia nel 2026 è più complicata — e più interessante — di come viene spesso raccontata. Eccola in numeri, con i dati alla mano.
Copertura fibra FTTH in Italia nel 2026: i numeri ufficiali
La fotografia più aggiornata viene dal Rapporto AGCOM sulla connettività relativo al terzo trimestre del 2025. I dati dicono che il 92,5% dei Comuni italiani è coperto dalla fibra — in qualche forma. Ma il dato che conta davvero per chi vuole attivare un abbonamento è un altro: il 75,9% delle famiglie italiane può potenzialmente accedere a una connessione FTTH, la fibra ottica pura che arriva direttamente fino all’abitazione.
La copertura FTTH è la percentuale di unità immobiliari che possono attivare una connessione in fibra ottica pura (Fiber to the Home) con velocità fino a 1 Gbit/s o superiori. È diversa dalla copertura “a banda ultralarga” generica, che include anche connessioni FTTC e FWA con prestazioni inferiori. In Italia, a febbraio 2026, poco meno di 76 famiglie su 100 si trovano in un indirizzo raggiungibile in FTTH.
Quel 76%, però, non è distribuito equamente. La media nazionale raggiunge il 73% secondo i dati della Broadband Map AGCOM — ma alcune regioni sono ben oltre quella soglia, e altre restano drammaticamente indietro.
Il paradosso che pochi conoscono: la fibra c’è, ma non si usa
C’è un dato che racconta meglio di ogni altro la situazione reale: solo il 30% degli accessi a Internet fisso in Italia avviene oggi tramite FTTH. La rete è disponibile per oltre il 70% delle famiglie, ma una su tre la usa effettivamente. Dal 2021 le linee attive sono quasi triplicate, eppure la percentuale di utilizzo rimane bassa rispetto alla copertura potenziale.
Le ragioni sono multiple. C’è un deficit informativo reale: molti utenti non conoscono concretamente la differenza tra FTTH e FTTC, percepiscono la fibra solo come “più veloce” e non capiscono perché valga la pena cambiare se la connessione attuale è “sufficiente”. C’è anche inerzia contrattuale: chi ha già un abbonamento FTTC con un operatore tende a non cambiare a meno di un motivo forte. E c’è infine il fatto che i prezzi tra FTTH e FTTC sono quasi identici — la fibra pura costa mediamente soli 30 centesimi in più al mese — ma questa informazione non viene comunicata in modo efficace agli utenti.
Il Piano Italia 1 Giga: i miliardi del PNRR e i rischi di ritardo
Il Piano Italia 1 Giga è l’intervento pubblico più ambizioso mai avviato nel settore delle telecomunicazioni italiane. Finanziato con circa 3,8 miliardi di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha un obiettivo preciso: portare connessioni da almeno 1 Gbit/s in download in tutte le aree cosiddette “grigie” — quelle dove gli operatori privati non hanno interesse a investire spontaneamente perché non economicamente convenienti.
Il piano copre 8,3 milioni di unità immobiliari: 6,3 milioni da connettere in fibra FTTH e 2 milioni in FWA (Fixed Wireless Access). Due operatori si sono aggiudicati i lavori: Open Fiber con 8 lotti in 9 regioni, FiberCop con 7 lotti. La scadenza fissata per il completamento è il 30 giugno 2026.
A fine 2025, però, i segnali non erano confortanti.
Cosa dice la Corte dei Conti: un campanello d’allarme che vale la pena leggere
A dicembre 2025 la Corte dei Conti ha pubblicato la deliberazione n. 71/2025 con un giudizio netto sullo stato di attuazione del piano. Sul fronte FTTH, a fine ottobre 2025, le unità immobiliari in fase di collaudo erano circa 3,1 milioni su un target totale di 4,4 milioni. Oltre 632 mila sono ancora in lavorazione. E non si tratta dei casi facili: i civici rimasti sono quelli difficili per definizione, dispersi, in zone dove ogni metro di fibra costa il triplo della media, dove i permessi richiedono mesi di attesa.
Per la componente FWA la situazione è simile: 1,56 milioni di unità in fase di collaudo su un target di 2,3 milioni, con circa 465 mila ancora in cantiere.
Il punto più imbarazzante che emerge dalla delibera è un altro, però. L’Italia non dispone di un’anagrafica centralizzata delle unità immobiliari. Non esiste un database ufficiale che dica con precisione quanti civici esistono, dove sono, quali caratteristiche hanno. Questo — come scrive la Corte — rende impossibile pianificare con precisione, e ha costretto a continue revisioni delle stime fin dall’inizio del progetto. Il problema, si precisa nel documento, riguarda non solo il Piano aree bianche ma anche Italia 1 Giga e il 5G.
L’ultimo cronoprogramma prevede la chiusura dei lavori tra settembre e dicembre 2026, con una proroga rispetto alla scadenza ufficiale di giugno. Il 12% dei collaudi resterà per il 2027.
Open Fiber e FiberCop: due velocità
I due concessionari procedono a ritmi diversi. FiberCop si è dimostrata più vicina agli obiettivi, complice un perimetro di intervento più contenuto (1,33 milioni di civici contro i 2,2 milioni di Open Fiber nelle aree grigie) e una struttura operativa più lineare. Open Fiber, dall’altro lato, ha connesso un numero assoluto di civici superiore ma è più distante dal proprio target percentuale: a novembre 2024 aveva completato i lavori per meno del 30% dei civici previsti in cinque regioni chiave — Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Toscana e Veneto. Solo in Friuli-Venezia Giulia e Sicilia ha superato la soglia del 40%.
Le ragioni di questo ritardo sono concrete: carenza di manodopera specializzata, autorizzazioni comunali lente, la contemporanea gestione del Piano aree bianche (il precedente programma per le zone a totale assenza di mercato) che ha impegnato risorse per anni. Con il Piano aree bianche ormai prossimo al completamento — circa il 97% delle zone coinvolte è già coperto — le forze possono essere redistribuite. Ma il tempo stringe.
Il divario regionale: chi è avanti e chi rischia di restare indietro
La copertura FTTH in Italia non è distribuita uniformemente. E il divario non è semplicemente Nord-Sud — è più complesso, e in alcuni casi sorprendente.
Tra le regioni con maggiori difficoltà nel raggiungimento della soglia del 70% di famiglie connesse troviamo Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta. Un dato controintuitivo, per le ultime due in particolare: Lombardia e Valle d’Aosta sono tra le regioni economicamente più sviluppate d’Italia, ma la loro conformazione territoriale e la densità di cantieri da gestire hanno creato colli di bottiglia. Solo 8 regioni su 20 superano complessivamente la soglia del 90% di copertura nella banda ultralarga (che include tecnologie diverse dall’FTTH).
Nel Sud, i numeri assoluti dei civici non raggiungibili sono i più alti: Calabria registra 157.642 civici scoperti, Campania 91.808, Sicilia 72.812. Circa 3,87 milioni di civici in tutta Italia rischiano di non essere raggiungibili da connessioni superiori a 300 Mbit/s nemmeno entro il 2028.
Chi controlla la rete FTTH in Italia
Guardare la copertura geografica è importante, ma conta anche capire chi gestisce quella rete. Il mercato è frammentato tra reti wholesale — disponibili a tutti gli operatori — e reti proprietarie dei singoli telco.
Open Fiber, società interamente dedicata all’infrastruttura wholesale, ha coperto oltre 15 milioni di unità immobiliari in Italia, operando sia nelle grandi aree urbane sia nelle zone a fallimento di mercato tramite i piani pubblici. Gli operatori al dettaglio — TIM, Fastweb, WindTre, Vodafone e tutti gli altri — accedono alla rete Open Fiber in modalità wholesale per offrire i propri servizi ai clienti finali.
Sul fronte delle quote di mercato negli accessi FTTH attivi, la fotografia a fine 2025 vede Fastweb e Vodafone — il cui accordo commerciale li posiziona come entità aggregata nelle statistiche — al primo posto con il 30,4% delle linee FTTH attive. TIM segue al 26,8%, WindTre al 16,2%. Iliad e Sky Wi-Fi completano il quadro con quote minori ma in crescita.
Quanto resterà scoperto e cosa si prevede per le aree più remote
Anche completando il Piano Italia 1 Giga entro i tempi previsti (scenario ottimistico), una quota di civici rimarrà fuori dalla portata della fibra ottica pura. Per questi casi si prevede il ricorso alla tecnologia FWA — Fixed Wireless Access — che utilizza la trasmissione radio per portare connessioni ad alta velocità anche dove posare il cavo fisico sarebbe tecnicamente impossibile o economicamente insostenibile.
Fastweb è oggi il principale operatore FWA di qualità in Italia, con la sua Ultra FWA capace di raggiungere velocità di download fino a 1 Gbit/s — in linea con molte connessioni FTTH per i valori nominali. Per chi si trova in zone montane o rurali isolate, l’FWA di nuova generazione è una soluzione concreta, non un ripiego di seconda scelta.
Per i civici davvero irraggiungibili — e sono alcune centinaia di migliaia — si discute dell’integrazione con le comunicazioni satellitari, come i servizi offerti da Starlink di SpaceX. Il Governo, a marzo 2025, ha escluso l’introduzione del satellite come alternativa ufficiale nelle aree bianche del Piano BUL, ma la Lombardia ha avviato un progetto sperimentale da 6,5 milioni di euro in affiancamento alla fibra per le zone più isolate. Una finestra aperta, che indica una direzione possibile.
Come verificare la copertura al proprio indirizzo
La verifica della copertura è il primo passo per chiunque voglia capire se e quando la fibra FTTH arriverà a casa propria. Ogni operatore offre un tool sul proprio sito — basta inserire il proprio indirizzo per sapere quale tecnologia è disponibile oggi. Per chi abita in zone in corso di copertura, la piattaforma bandaultralarga.italia.it di Infratel permette di verificare lo stato dei cantieri civico per civico, compresa la tecnologia prevista e i tempi stimati.
Il consiglio pratico è di fare questa verifica prima ancora di valutare le offerte degli operatori. Il piano tariffario migliore diventa irrilevante se all’indirizzo è disponibile solo una connessione FTTC da 50 Mbps.
Il 2026 è l’anno in cui l’Italia dovrebbe chiudere il capitolo delle “aree grigie” e fare un passo definitivo verso la Gigabit Society. Che ci riesca davvero — o che i ritardi accumulati portino a un nuovo slittamento — lo scopriremo nei prossimi mesi. I cantieri sono aperti, i fondi ci sono, la volontà politica pure. Manca, forse, quella parte meno visibile che separa i grandi piani dalle realizzazioni: l’esecuzione precisa, civico per civico.
Fonti:
AGCOM — Rapporto sulla connettività in fibra FTTH, 3° trimestre 2025
Corte dei Conti — Deliberazione n. 71/2025/CCC: controllo concomitante Piano BUL
Agenda Digitale — Piano BUL, l’alert della Corte dei Conti: Italia 1 Giga a rischio
SOStariffe — Banda Ultralarga: i dati sulla copertura in fibra a gennaio 2026