Galaxy SmartTag 3 certificato in Corea: nuovo design squircle, senza asola

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Samsung ha superato in Corea del Sud la certificazione radio di un dispositivo con codice EI-T5900. L’Istituto nazionale di ricerca radioelettrica, il National Radio Research Institute, lo classifica come apparato wireless a bassa potenza destinato alla comunicazione dati. Il nome commerciale non compare sul documento. La sequenza dei modelli, però, lascia poco spazio al dubbio.

Il primo Galaxy SmartTag, del 2021, era EI-T5300. Galaxy SmartTag 2, uscito a ottobre 2023, è EI-T5600. EI-T5900 cade esattamente nello scatto di trecento unità che Samsung usa su questa famiglia. SamMobile ha raccolto la segnalazione dai media coreani il 31 agosto 2026. Samsung non ha ancora comunicato data di lancio né scheda tecnica.

Una certificazione radio non è un invito stampa. È il timbro che dice: il circuito è chiuso, le frequenze sono quelle, il prodotto può essere venduto nel Paese in cui l’azienda ha sede. Per un tracker Bluetooth e Ultra Wideband, quella carta arriva di solito a poche settimane dall’annuncio.

Cosa certifica davvero il documento coreano

In Corea un accessorio radio non entra in negozio senza il via libera dell’RRA. La voce «specific low power wireless device» è la stessa usata per SmartTag e SmartTag 2: copre i tag che parlano in Bluetooth Low Energy e, quando c’è, in UWB, senza diventare un telefono o un hotspot.

Il certificato non elenca autonomia, grado IP, colori o prezzo. Non dice se a bordo ci sarà Bluetooth 5.3 o 6.0. Dice soltanto che l’hardware radio di EI-T5900 è stato misurato e accettato. Per chi aspetta il prodotto in Italia il valore è un altro: Samsung non certifica un prototipo da laboratorio. Certifica un oggetto che intende mettere in scatola.

Il passaggio successivo, sui mercati europei, sarà la dichiarazione di conformità alla direttiva RED e il marchio CE. Senza quello, MediaWorld e Amazon Italia non possono venderlo. Storicamente Samsung fa seguire le pratiche UE a distanza ravvicinata dalla pratica coreana.

Il design squircle e il tasto al centro

A fine luglio SamMobile aveva anticipato la forma di SmartTag 3 a partire da icone trovate nel codice di One UI e da schemi interni. Il tracker abbandona la pillola allungata di SmartTag 2 e adotta uno squircle: un quadrato dagli angoli molto arrotondati, la stessa geometria delle icone di One UI e della cassa di Galaxy Watch 9.

Il primo SmartTag, nel 2021, era già un quadrato stondato. SmartTag 2, nel 2023, era diventato una pastiglia con un grande anello in testa. SmartTag 3 torna verso il quadrato, ma con il linguaggio visivo che Samsung usa ora su orologi e interfaccia. Non è un vezzo da moodboard. È la stessa famiglia formale, rimpicciolita fino a stare nel palmo.

Al centro torna un tasto fisico, come sul modello del 2021. Un click può far suonare il telefono accoppiato. Un doppio click, sulle voci di luglio, può lanciare un’automazione di Modalità e routine. Ha senso: un tracker appeso al mazzo delle chiavi è l’unico oggetto che toccate ogni volta che uscite di casa. Trasformarlo in un pulsante per spegnere le luci o attivare «Sto uscendo» è più utile di un secondo LED.

Alcuni render interni mostrano anche un anello luminoso verde intorno al tasto. Servirebbe da conferma visiva in accoppiamento e, al buio, da segnale quando cercate il tag sotto il divano. Resta un dettaglio da confermare sul palco.

Perché togliere l’asola è la scelta più discutibile

SmartTag 2 misura 28,8 per 52,44 per 8 millimetri e pesa 13,75 grammi. In testa ha un occhiello largo, con bordo metallico, pensato per il mazzo di chiavi. Si esce dalla confezione e si appende. Non serve una cover.

Gli schemi di SmartTag 3 eliminano quel foro. Come sull’AirTag di Apple, per fissarlo a un anello servirà una custodia venduta a parte. È la mossa che rende il pezzo più pulito in foto e più costoso sul tavolo della cucina. Un accessorio da 10 o 15 euro su un tracker che, in listino, sullo SmartTag 2 partiva da 39,90 euro in Italia, non è un dettaglio. È una tassa sul gesto più banale: attaccare il tag alle chiavi.

Samsung, nel 2023, aveva proprio su quel punto un vantaggio su Apple. L’AirTag è un disco elegante che da solo non si appende. SmartTag 2 era un oggetto da ferramenta intelligente. Se il 3 rinuncia all’asola per assomigliare a un’icona, vince il catalogo e perde la tasca. È una micro-scelta di prodotto che dice più di qualsiasi comunicato sul «design language».

Cosa dovrebbe restare sotto la scocca

Le voci più coerenti, ancora non ufficiali, descrivono un’evoluzione, non un salto di categoria. Bluetooth e UWB restano. La rete è Samsung Find, l’ex SmartThings Find, che usa la flotta Galaxy per far comparire sulla mappa un oggetto uscito dal raggio del telefono. La batteria dovrebbe rimanere una CR2032 sostituibile. Lo SmartTag 2 dichiara fino a 500 giorni in uso normale e 700 in risparmio energetico: un numero che, se confermato o migliorato, resta il vero argomento contro i tracker a batteria sigillata.

Circola l’ipotesi di Bluetooth 6.0 al posto del 5.3 attuale. La revisione 6.0 raffina la misura della distanza e riduce qualche millisecondo di latenza. Su un tag da chiavi non rivoluziona la vita. Può rendere meno nervoso il puntatore «cerca nelle vicinanze» quando il mazzo è finito tra i cuscini. L’UWB, quello sì, continua a fare la differenza: è il radar a corto raggio che, su un Galaxy con chip UWB, vi porta a centimetri dall’oggetto con la freccia a schermo. Senza UWB nel telefono, il tag torna un Bluetooth classico, utile in casa e cieco al centimetro.

La certificazione IP dovrebbe restare almeno IP67, come sul 2. IP68 comparirebbe solo se Samsung avesse cambiato guarnizioni e coperchio batteria. Non c’è prova in tal senso.

In Italia lo SmartTag vive dentro un recinto preciso. Si accoppia in modo nativo solo con smartphone e tablet Galaxy. Chi ha un Pixel o un iPhone non lo configura dall’app ufficiale. Esistono workaround di terze parti, ma non sono il prodotto. La rete crowd di Samsung è densa dove circolano i Galaxy. In un centro di Milano o Roma, di sera, AirTag e SmartTag si equivalgono. In un paesino dell’Appennino vince chi ha più telefoni compatibili in strada, e quella statistica non la decide il design squircle.

Sul fronte privacy, SmartTag 2 avvisa se un tag sconosciuto vi segue e, in modalità smarrito, espone via NFC un messaggio del proprietario a chiunque avvicini un telefono, Android o iPhone. Sono tutele nate dopo i casi di stalking da tracker, e il regolamento europeo sulle batterie e il codice del consumo non le sostituiscono: le affiancano. SmartTag 3, per entrare in UE, dovrà confermare almeno questo perimetro.

Quando può arrivare in Italia e quanto potrebbe costare

Samsung non ha fissato una data. Il calendario più citato dagli osservatori della linea Galaxy mette SmartTag 3 accanto a Galaxy Tab S12 e, in alcune ricostruzioni, a Galaxy S26 FE, tra settembre e ottobre 2026. Una certificazione radio coreana a fine agosto è compatibile con un annuncio di settembre. Non lo garantisce. Samsung ha già fatto uscire accessori in sordina, senza Unpacked.

Galaxy SmartTag 2 in Italia è ancora in listino a 39,90 euro il pezzo, 129,90 euro il pack da quattro. Sui comparatori, a fine agosto 2026, il singolo scende spesso sotto i 20 euro. Se SmartTag 3 debutta a una cifra vicina ai 40 euro, il 2 diventa l’acquisto razionale per chi deve solo non perdere le chiavi. Il 3 si giustifica se arrivano autonomia in più, Bluetooth più preciso o un Find visibilmente più reattivo. Il design da solo, senza asola, non basta.

Per chi ha già un mazzo pieno di SmartTag 2 la domanda è un’altra. I tag vecchi restano nella rete Find. Non scadono il giorno del keynote. Si cambia se si vuole il tasto-automazione, l’anello LED o, semplicemente, un oggetto che in tasca non sembra più la pastiglia del 2023.

Il certificato EI-T5900 chiude la fase in cui SmartTag 3 era solo un’icona nel firmware. Adesso è un radio che la Corea ha misurato. Manca il prezzo in euro, manca la data italiana, manca la conferma che quell’asola sia davvero sparita. Quando Samsung aprirà la scatola, il primo gesto da fare non sarà aprire SmartThings. Sarà girare il tag e cercare il foro. Se non c’è, saprete subito se avete comprato un’icona o un oggetto da chiavi.

Fonti:

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