Garmin vuole misurare la glicemia dal polso senza punture: ecco come funziona il brevetto

Condividi:
Facebook
X
Telegram
Threads
WhatsApp

Misurare la glicemia senza bucare un dito, senza cerotti, senza sensori sottocutanei. Solo uno smartwatch al polso. È la promessa — ancora lontana, ma sempre meno fantascientifica — dietro al brevetto che Garmin ha depositato all’inizio di febbraio 2026.

Il documento, registrato come US 2026/0033750 e pubblicato il 5 febbraio, descrive un sistema per stimare l’emoglobina glicata — il cosiddetto HbA1c — direttamente dalla luce che attraversa la pelle. Non è il primo tentativo di Garmin su questo fronte: si tratta del secondo brevetto dello stesso tipo depositato nell’arco degli ultimi otto mesi, un segnale piuttosto eloquente di dove l’azienda voglia arrivare.

Cos’è l’HbA1c e perché non è la “glicemia” che conoscete

Prima di capire cosa fa Garmin, vale la pena chiarire una distinzione che i comunicati stampa tendono a sorvolire.

L’HbA1c è l’emoglobina glicata, un parametro che misura la percentuale di globuli rossi entrati in una reazione chimica permanente con il glucosio. Quello che vi fornisce non è un valore istantaneo — “adesso ho 120 mg/dL di zucchero nel sangue” — ma una media delle ultime 8-12 settimane. È il dato che il vostro medico vi chiede per valutare il controllo glicemico a lungo termine, quello che nei diabetici di tipo 1 viene monitorato per legge in molti Paesi.

La distinzione è cruciale. I sistemi CGM — i sensori per il monitoraggio continuo del glucosio come Dexcom, che già oggi si leggono su alcuni smartwatch Garmin tramite un’apposita app — misurano il glucosio nel fluido interstiziale in tempo reale. Richiedono però un piccolo sensore inserito sotto la pelle, da sostituire ogni 10-14 giorni. Il brevetto Garmin punta a qualcosa di diverso: niente sensore sottocutaneo, niente smartphone come intermediario, niente accessori aggiuntivi. Solo il sensore ottico già integrato nell’orologio.

Come funziona il sistema di stima ottica

La tecnologia alla base del brevetto è la fotopletismografia, meglio nota come PPG — la stessa che negli smartwatch moderni misura la frequenza cardiaca e la saturazione di ossigeno nel sangue. Il principio è semplice: il sensore emette luce nella pelle e analizza quanto ne viene assorbita o riflessa.

La novità di Garmin sta nell’utilizzo di almeno tre lunghezze d’onda luminose diverse, ciascuna calibrata per rilevare un diverso componente del sangue. Il sistema raccoglie i segnali PPG grezzi, calcola i rapporti tra la componente pulsatile (AC) e quella continua (DC) per ciascuna lunghezza d’onda, e da questi rapporti estrae valori separati per ossiemoglobina, deossiemoglobina ed emoglobina glicata. La stima finale dell’HbA1c nasce dal confronto tra la quantità di emoglobina glicata rilevata e il contenuto totale di emoglobina.

Un dettaglio tecnico non ovvio, che il documento fa emergere, riguarda la configurazione fisica dei sensori. Il brevetto mostra due varianti hardware: una con i sensori a filo contro il polso, l’altra con sensori leggermente incassati in una piccola rientranza sul retro dell’orologio. Questa seconda configurazione — più complessa da realizzare — blocca la luce ambientale esterna e migliora potenzialmente l’accuratezza delle misurazioni. Una differenza apparentemente marginale, ma che in ottica clinica può fare una differenza sostanziale.

Perché è difficile — e perché Garmin ci prova lo stesso

Il monitoraggio non invasivo della glicemia è la sfida più ostica dell’intero settore wearable. Non è un segreto: Apple ci ha lavorato per anni, e secondo le indiscrezioni ha scelto di non integrarlo nei modelli recenti proprio perché la precisione non raggiungeva standard accettabili. Un’analisi settoriale ha rilevato che il 58% degli smartwatch che dichiarano di misurare la glicemia genera dati inaffidabili — un dato che spiega perché i principali produttori si muovano con estrema cautela.

Garmin non sfida queste difficoltà a testa bassa: le aggira. Puntare sull’HbA1c invece che sulla glicemia istantanea è una scelta strategica intelligente. Un valore medio su settimane è molto meno sensibile alle variazioni momentanee di posizione, temperatura cutanea, pressione del sensore sul polso. La ricostruzione matematica è più stabile, anche se — il brevetto stesso lo chiarisce — parliamo di una “stima”, non di un dato clinico certificato.

Il contesto è quello di un’azienda che su salute e sport ha costruito la propria identità. Garmin ha già integrato sui suoi dispositivi il VO2 Max, la frequenza respiratoria, il monitoraggio dello stress e — su alcuni modelli — l’ECG. Il monitoraggio metabolico è il passo successivo naturale, soprattutto per un pubblico di atleti di resistenza che oggi dipende da sensori esterni per capire come si comporta il proprio glucosio durante un allenamento lungo.

Un brevetto non è un prodotto

Va detto con chiarezza: un brevetto depositato non garantisce nulla. L’industria tech è piena di tecnologie brevettate che non hanno mai visto la luce di un prodotto finito. Garmin stessa, come ogni grande azienda del settore, deposita brevetti come assicurazione intellettuale su tecnologie che potrebbero — o potrebbero non — diventare funzionalità reali.

Quello che questo secondo brevetto in otto mesi certifica è l’interesse concreto, la ricerca attiva e le risorse investite. Quando il pezzo commerciale arriverà — se arriverà — dipenderà dalla precisione che il sistema riuscirà a raggiungere in condizioni reali. Le equazioni sono eleganti sulla carta; sul polso di qualcuno che corre in salita sotto il sole di agosto, la storia potrebbe essere diversa.


Fonti:

Wareable — Garmin glucose patent 2026 USPTO — Patent US 2026/0033750 Android Authority — Garmin HbA1c patent analysis

Per rimanere aggiornato sulle novità e sulle offerte del mondo della tecnologia, seguici su Telegram e Whatsapp

Articoli correlati

Oggi, lunedì 14 settembre, Apple apre il rubinetto di iOS 27, iPadOS 27, watchOS 27, tvOS 27, visionOS 27 e...

WhatsApp sta allargando alle chiamate quello che ha già fatto con le chat da ospite: far entrare chi non ha...

Samsung Display sta per dare alla serie Galaxy S il primo cambio serio di materiale OLED in tre anni. Secondo...

Apple Reference Image, in italiano Immagine di riferimento, è la risposta di Cupertino a una domanda che i fotografi si...

Il giorno dopo il keynote, Apple non ha solo messo in vetrina iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max....

Apple ha presentato iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max il 9 settembre 2026, al keynote «Surprise and shine»...