Gen Z e TV: 6 universitari su 10 preferiscono il tablet

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Per sei universitari italiani su dieci, la TV è già fuori dal loro palinsesto quotidiano. Non per mancanza di contenuti — piuttosto per mancanza di flessibilità.

Secondo una ricerca europea commissionata da Lenovo e condotta dall’istituto Censuswide tra il 30 dicembre 2025 e il 14 gennaio 2026 su 8.035 studenti universitari tra i 18 e i 25 anni in otto paesi, il 62% degli universitari italiani preferisce guardare film e serie su dispositivi personali come il tablet — anche quando la qualità audio/video è identica a quella di uno schermo TV. Il campione copre Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna, Polonia, Paesi Bassi e Svezia, condotto nel rispetto dei codici MRS ed ESOMAR.

Non è una questione di pixel. È una questione di libertà.

Perché il tablet batte la TV anche a parità di qualità?

La domanda al centro della ricerca Lenovo-Censuswide è costruita con precisione: non si chiedeva di scegliere tra uno schermo da 55 pollici e un tablet da 11, ma di immaginare una qualità audio/video identica su entrambi. Anche così, sei su dieci optano per il dispositivo personale. La TV non perde per questioni tecniche: perde perché richiede uno spazio condiviso, un momento fisso, una postura sedentaria davanti al muro di casa.

Il tablet si adatta al ritmo di chi lo usa, non il contrario. Lo conferma un altro dato della stessa ricerca: il 36% degli studenti dichiara di studiare ovunque grazie al tablet. La stessa logica si trasferisce all’intrattenimento — guardare un episodio di una serie non è più un rito serale da salotto, ma un momento da ritagliare in una pausa, in treno, nel letto a mezzanotte.

Display e batteria: le priorità che la TV non può offrire

Tra le caratteristiche più importanti per l’esperienza di intrattenimento, gli universitari italiani indicano il display ad alta risoluzione (38%) e la durata della batteria (37%). Due parametri che uno schermo TV non può garantire per definizione: non si porta e non ha una batteria. Il 46% considera la qualità del display essenziale anche per la concentrazione nello studio. Lo stesso schermo serve per Netflix e per lavorare con strumenti AI: è questa convergenza di funzioni che fa del tablet qualcosa di più di un secondo schermo. Per questa generazione è lo schermo principale.

Un dato commerciale, ma coerente con i trend indipendenti

Va detto con chiarezza: la ricerca è commissionata da Lenovo, che di tablet ne produce e vende in quantità significative. Un interesse commerciale che non invalida la metodologia — il campione è ampio, l’istituto è terzo, i codici deontologici sono rispettati — ma che invita a leggere i risultati con la cautela dovuta a qualsiasi studio di settore finanziato da un operatore di mercato.

Il quadro, però, è coerente con le rilevazioni indipendenti. Secondo l’analisi Deloitte Digital Media Trends, la Gen Z dedica in media 2,1 ore al giorno a contenuti video: 1,3 ore su streaming e appena 0,8 su TV tradizionale. Il consumo televisivo più basso tra tutte le generazioni censite. I Boomers sono a 4,8 ore quotidiane, i Gen X a 4,1. Sul fronte italiano, l’Annuario 2025 della Televisione Italiana elaborato dal Ce.R.T.A. con dati Ipsos-Auditel mostra che la TV lineare mantiene quasi 3 ore e 20 minuti di consumo medio giornaliero su oltre 35 milioni di contatti — un numero che dipende però in modo marcato dalle fasce d’età più alte. Tra i giovani, l’orientamento verso piattaforme e schermi personali è già strutturale.

Cosa cambia — e per chi

Per i produttori di tablet le implicazioni sono già visibili nei cataloghi: display OLED su fasce di prezzo medie, batterie che superano i 10.000mAh, sistemi audio ottimizzati per contenuti video in mobilità. Il profilo utente di riferimento guarda contenuti mobili, non solo lavora.

Per le piattaforme streaming, la conferma che il televisore non è più lo schermo primario nella fascia 18-25 anni spinge verso interfacce riprogettate, qualità video adattiva più aggressiva e funzionalità offline più complete. Per chi investe in pubblicità video, i dati sull’intensità d’uso dei dispositivi personali cambiano il ragionamento su formato, durata e frequenza degli annunci: un tablet in mano richiede logiche diverse da un televisore a tre metri di distanza dal divano.

Il 97% degli universitari italiani, secondo lo stesso studio Lenovo-Censuswide, usa già strumenti AI nel percorso accademico. Lo stesso tablet per guardare film, studiare, creare contenuti, gestire l’agenda. Uno schermo solo, per tutto. La TV, in questo flusso continuo, non trova un ingresso naturale.


FONTI

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