L’internet satellitare in Italia non è più un ripiego per chi vive in zone con digital divide : nel giro di pochi anni è diventato un mercato conteso, con giganti tecnologici pronti a investire miliardi per accaparrarsi le case, le aziende e persino gli Stati che la fibra non riesce a raggiungere.
Fino a poco tempo fa la scelta era quasi obbligata: Starlink o niente. Oggi il quadro è più articolato. Amazon ha appena rinominato il suo progetto Kuiper in Amazon Leo e si prepara a un lancio commerciale, Eutelsat porta avanti la sua strategia multi-orbita con il brand Konnect, e l’Unione Europea lavora, con tempi tutti suoi, al progetto Iris2. Vediamo come orientarsi.
Perché l’internet satellitare conviene (o no) nel 2026
La risposta breve è: dipende da dove vivete. Se abitate in una zona coperta da fibra FTTH, l’internet satellitare resta quasi sempre una scelta economicamente meno sensata. Se invece la fibra non è mai arrivata, e l’ADSL fatica a superare pochi Megabit, il satellite può essere l’unica alternativa concreta a una connessione mobile con giga limitati.
Il digital divide italiano è reale, ed è la ragione per cui questi servizi hanno trovato terreno fertile: montagna, isole minori, aree rurali del centro e del sud, dove il costo di portare fibra o antenne 5G non è mai stato giustificato dal numero di utenti serviti.
LEO contro GEO: la differenza che conta davvero
Qui si gioca la partita tecnica più importante, ed è bene capirla prima di guardare i prezzi. I satelliti in orbita bassa, o LEO (Low Earth Orbit), volano a poche centinaia di chilometri dalla Terra: Starlink, Amazon Leo e OneWeb appartengono a questa categoria, con latenze paragonabili a quelle di una connessione fissa terrestre.
I satelliti geostazionari, o GEO, come quello usato da Konnect, orbitano invece a circa 36.000 chilometri di altitudine. La distanza si paga in latenza, che può superare i 600 millisecondi: sufficiente per navigare, non ideale per videochiamate o gaming online. È una differenza che raramente viene spiegata con chiarezza nelle pubblicità, e francamente dovrebbe esserlo di più.
Starlink in Italia: come funziona e quanto costa davvero
Partiamo da chi ha aperto il mercato. Starlink è il servizio di internet satellitare sviluppato da SpaceX, basato su una costellazione che oggi sfiora i 10.000 satelliti in orbita bassa: la rete privata più grande mai costruita nello spazio, e di gran lunga la più matura sotto il profilo commerciale.
I piani residenziali Starlink e i prezzi aggiornati
Dopo due rimodulazioni nel giro di pochi mesi, a marzo e a maggio 2026, i piani Residenziali di Starlink in Italia si sono assestati su tre livelli: Residenziale 100 Mbps a 35 euro mensili, Residenziale 200 Mbps a 45 euro, e Residenziale Massimo a 65 euro, quest’ultimo pensato per chi ha esigenze di banda più elevate e priorità di rete superiore.
L’hardware, kit antenna e router, viene fornito in comodato d’uso gratuito, con soli 19 euro una tantum per la spedizione. È prevista una prova gratuita di 30 giorni con reso senza costi, un dettaglio che non guasta considerato quanto i prezzi si siano mossi negli ultimi tempi. Le velocità dichiarate arrivano fino a 400 Mbps in download, con latenze comprese tra 25 e 40 millisecondi.
Starlink conviene rispetto alla fibra ottica?
Detto senza troppi giri di parole: no, non dove la fibra c’è già. Un abbonamento FTTH costa in Italia tra i 20 e i 30 euro al mese, meno della metà del piano Starlink più economico, con prestazioni generalmente più stabili e senza dipendenza dalle condizioni meteo o dalla visibilità del cielo.
Il discorso cambia radicalmente nelle zone scoperte. Lì il confronto non è più con la fibra, ma con un’ADSL che arranca o con una connessione mobile a consumo: in quel contesto, Starlink diventa spesso la scelta più razionale, nonostante il rincaro del 21 per cento registrato tra gennaio e maggio 2026.
Amazon Leo: la costellazione di Bezos pronta a sfidare Starlink
Il nome Project Kuiper, che richiamava la fascia di asteroidi ai confini del sistema solare, è stato archiviato lo scorso novembre. Da allora il progetto satellitare di Amazon si chiama Amazon Leo, riferimento diretto all’orbita bassa terrestre su cui vola la costellazione.
Amazon Leo è il servizio di connettività satellitare sviluppato da Amazon per portare banda larga a bassa latenza nelle aree non coperte dalla rete terrestre, integrandosi nativamente con l’infrastruttura cloud AWS. La costellazione ha superato i 400 satelliti attivi a metà 2026, un numero che l’azienda considera sufficiente per garantire una copertura continua nelle prime aree di lancio.
Cos’è cambiato tra Project Kuiper e Amazon Leo
Al di là del nome, il progetto ha accelerato parecchio negli ultimi mesi. Amazon punta a raggiungere quota 500 satelliti entro fine 2026 e oltre 3.600 nei prossimi anni, in base agli obiettivi dichiarati agli azionisti dal CEO Andy Jassy. Il vero elemento distintivo, rispetto a Starlink, è l’integrazione diretta con AWS: non solo connettività, ma un livello infrastrutturale cloud pensato per abilitare storage e intelligenza artificiale anche in aree remote.
Il portafoglio clienti già annunciato, tra cui Delta Air Lines, NASA, AT&T e Vodafone, dà una misura delle ambizioni B2B del progetto, che parte con un vantaggio non da poco sul fronte enterprise.
Quando arriverà Amazon Leo in Italia
Qui bisogna essere onesti: non c’è ancora una data. Il lancio commerciale è previsto per la metà del 2026, ma inizialmente limitato agli Stati Uniti. Amazon non ha comunicato prezzi, aree di copertura né tempistiche per l’Europa, e in Italia ci si può soltanto iscrivere sul sito ufficiale per ricevere aggiornamenti.
Un report Oxford Economics commissionato dalla stessa Amazon ha comunque messo in evidenza il potenziale impatto economico del progetto anche sul nostro Paese, segno che l’Italia è nei radar di lungo periodo dell’azienda. Ma tra un radar e un servizio attivabile, in questo settore, può passare più di un anno.
Eutelsat OneWeb e Konnect: l’alternativa europea al duopolio americano
Non è tutto Starlink contro Amazon. Eutelsat, il maggiore operatore satellitare europeo, gestisce oggi una flotta multi-orbita nata dalla fusione del 2023 con OneWeb: satelliti geostazionari ad alta capacità insieme a una costellazione LEO di circa 650 satelliti posizionati a circa 1.200 chilometri di altitudine.
Come funziona Konnect e chi la distribuisce in Italia
Per il pubblico consumer italiano, però, la situazione si è complicata. Fino a gennaio 2025 il servizio era accessibile tramite TIM Premium Sat, poi cessato insieme a Open Sky un paio di mesi dopo. Oggi l’utente privato non può più sottoscrivere direttamente un’offerta: il servizio residenziale via satellite passa attraverso il brand Konnect e una rete di rivenditori autorizzati, come Skylink Broadsat.
Konnect utilizza il satellite geostazionario Eutelsat, con latenze molto più alte rispetto a Starlink o Amazon Leo, ma resta un’opzione valida ovunque sul territorio, senza le limitazioni di capienza per area che a volte penalizzano le costellazioni LEO nelle zone più dense. Sul fronte istituzionale e della difesa, invece, il satellite Konnect VHTS viene distribuito in esclusiva da Telespazio, joint venture tra Leonardo e Thales.
Iris2: la risposta (lontana) dell’Unione Europea
C’è poi la strada tutta europea, ed è giusto raccontarla anche se, diciamolo subito, non cambierà nulla nel breve periodo. Iris2 è la costellazione satellitare sicura dell’Unione Europea, affidata al consorzio SpaceRISE, formato da Eutelsat, SES e Hispasat, per un investimento complessivo di 10,5 miliardi di euro.
La rete, composta da circa 290 satelliti su orbite basse e medie, nasce con una vocazione prevalentemente governativa e di sicurezza, non come concorrente diretto di Starlink per il mercato consumer. A gennaio 2026 la Commissione Europea ha confermato l’attivazione delle prime frequenze militari in banda Ka, un passo avanti concreto, ma i servizi iniziali restano fissati al 2029, con piena operatività attesa tra il 2030 e il 2031.
Chi in queste settimane parla di Iris2 come di un’alternativa imminente a Starlink, insomma, sta anticipando parecchio i tempi.
Quale internet satellitare scegliere in Italia nel 2026
Mettendo insieme tutti i pezzi, il quadro per chi deve scegliere oggi un internet satellitare in Italia è più chiaro di quanto sembri. Starlink resta l’unica opzione LEO realmente attivabile subito, con prezzi in crescita ma prestazioni consolidate su milioni di utenti nel mondo. Amazon Leo è una promessa solida, sostenuta da capitali enormi, ma non ancora spendibile per un utente italiano. Konnect resta la rete di sicurezza per chi non rientra nella copertura Starlink o preferisce un fornitore europeo, pur con latenze meno competitive. Iris2, infine, è un progetto strategico di lungo periodo che riguarda soprattutto Stati e istituzioni.
Chi dovrebbe scegliere Starlink, chi aspettare Amazon Leo
Se avete bisogno di una connessione oggi, in una zona senza fibra, Starlink è realisticamente l’unica risposta pratica, con tutti i limiti di prezzo che si porta dietro. Se invece la vostra priorità è integrare connettività e servizi cloud per un uso professionale o aziendale, vale la pena monitorare l’evoluzione di Amazon Leo nei prossimi mesi, sapendo però che l’attesa potrebbe protrarsi oltre il 2026.
Una cosa è certa: il mercato dell’internet satellitare in Italia non è mai stato così competitivo, e chi ne uscirà vincitore lo deciderà, come sempre, il prezzo più della tecnologia.