La domanda rimbalza da mesi tra forum, gruppi Telegram e redazioni tech di mezzo mondo: Apple aumenterà il prezzo dell’iPhone 18 Pro? Con il costo dei chip a 2 nanometri che si preannuncia esplosivo, la crisi globale delle memorie alimentata dall’AI, e una supply chain sotto pressione come non si vedeva da anni, sembrava quasi scontato. Eppure, le ultime analisi raccontano una storia diversa — e per certi versi sorprendente.
La risposta degli analisti: no al rincaro, almeno in partenza
Nelle ultime settimane, due dei nomi più autorevoli nell’analisi della supply chain Apple hanno espresso la stessa posizione. Ming-Chi Kuo, analista TF International Securities tra i più seguiti su tutto ciò che riguarda Cupertino, ha scritto chiaramente che il piano attuale di Apple per l’iPhone 18 è “evitare i rincari il più possibile”, mantenendo almeno il prezzo base invariato rispetto all’iPhone 17 Pro. Poche ore dopo, Jeff Pu di Haitong International ha corroborato questa lettura con una ricerca condotta direttamente sulla supply chain: l’obiettivo dichiarato di Apple è tenere i prezzi di partenza dell’iPhone 18 Pro e Pro Max “invariati o a un livello simile” ai predecessori.
Tradotto in numeri concreti: negli Stati Uniti si parlerebbe ancora di 1.099 dollari per l’iPhone 18 Pro e 1.199 dollari per il Pro Max — le stesse cifre dell’attuale lineup. Per il mercato italiano, considerando la storica politica di conversione Apple, ci si aspetterebbe un listino di partenza nell’intorno degli attuali 1.339 euro (iPhone 17 Pro, 256GB) e 1.489 euro (iPhone 17 Pro Max, 256GB).
Perché la pressione sui prezzi è reale
Prima di esultare, vale la pena capire contro cosa si sta battendo Apple. La crisi delle memorie DRAM e NAND flash non è un’ipotesi — è già in corso. Secondo le stime di Morgan Stanley, i prezzi dei chip di memoria di tipo NAND sono destinati a salire tra il 30 e il 50% entro il 2026, con il DRAM che cresce a ritmi simili. La causa principale è strutturale: i produttori di semiconduttori stanno dirottando la produzione verso le memorie ad alta densità richieste dai server AI, lasciando con meno scorte i segmenti consumer come gli smartphone.
IDC ha stimato che questa dinamica potrebbe far lievitare i prezzi degli smartphone fino al 6-8% nel corso del 2026, un dato che non riguarda solo Apple. Samsung ha già lasciato intendere che la serie Galaxy S26 potrebbe costare di più. E questa è, paradossalmente, una buona notizia per Cupertino.
C’è poi il chip. L’A20 Pro, il processore che si presume muoverà l’iPhone 18 Pro, sarà il primo della famiglia Apple costruito con il processo a 2 nanometri di TSMC. Secondo AppleInsider, il costo unitario dell’A20 potrebbe arrivare a 280 dollari — una cifra pari a circa l’80% in più rispetto alla generazione precedente. Non è un dettaglio trascurabile.
La vera mossa di Apple: assorbire i costi, guadagnare sul lungo periodo
Kuo spiega questa scelta con una logica che va oltre il semplice hardware. Apple negozia i prezzi delle memorie su base trimestrale, non semestrale come la maggior parte dei concorrenti. Questo le dà flessibilità, ma anche più esposizione ai picchi. La differenza è che Apple può permettersi di assorbire margini ridotti sull’hardware perché ha un secondo motore economico: i Servizi.
Nel primo trimestre fiscale 2026 (ottobre-dicembre 2025), il segmento Services ha generato 30,01 miliardi di dollari di ricavi, con una crescita del 13,93% su base annua. Tenere basso il prezzo dell’iPhone 18 Pro significa mantenere alto il volume di dispositivi venduti, e ogni dispositivo venduto è un potenziale abbonato a Apple Music, iCloud, Apple TV+, Apple Arcade. La matematica di lungo periodo funziona anche con margini hardware compressi.
Il dettaglio che cambia tutto: lo storage
Attenzione, però. Quando gli analisti parlano di “prezzi invariati”, si riferiscono alla configurazione base. Morgan Stanley è esplicita su un punto: i tagli di memoria superiori — 512GB e 1TB — potrebbero costare significativamente di più, con aumenti stimati tra 100 e 200 dollari rispetto alle versioni equivalenti dell’iPhone 17 Pro. È quello che alcuni analisti chiamano “storage tax”: chi vuole più spazio pagherà un premio crescente a ogni tier.
Non è una novità assoluta per Apple. La transizione dall’iPhone 16 Pro all’iPhone 17 Pro in Italia ha già mostrato questo schema: il prezzo base è salito di 100 euro, ma con il doppio della memoria di partenza (da 128GB a 256GB). Un aumento mascherato da upgrade, insomma — e funzionò.
Cosa aspettarsi davvero dall’iPhone 18 Pro
Mettere a fuoco il quadro completo richiede anche guardare alle feature che giustificherebbero qualsiasi eventuale rincaro. L’iPhone 18 Pro porta in dote novità significative: il chip A20 Pro a 2nm, stimato fino al 15% più veloce e al 30% più efficiente del predecessore A19 Pro; una fotocamera principale con apertura variabile meccanica (da f/1.4 a f/2.8, simile a una DSLR); il Face ID sotto il display, con il foro della fotocamera frontale ridotto del 35% rispetto al Dynamic Island attuale; il modem C2 di produzione Apple; 12GB di RAM unificata con packaging WMCM per migliori performance AI on-device.
Vale ricordarlo: a settembre 2026 Apple lancerà solo i modelli premium — iPhone 18 Pro, Pro Max e il primo iPhone pieghevole. L’iPhone 18 base arriverà nella primavera del 2027. Chi vorrà un nuovo iPhone nella finestra natalizia dovrà per forza orientarsi verso la fascia alta.
Il contesto europeo: dazi e cambio euro-dollaro
C’è una variabile in più per il mercato italiano che gli analisti americani tendono a sottovalutare. La politica tariffaria statunitense, ancora instabile, potrebbe influenzare la struttura dei costi globali di Apple anche per i prodotti destinati all’Europa. E il rapporto di cambio euro-dollaro gioca sempre un ruolo silenzioso ma determinante nel listino finale. Apple ha beneficiato di condizioni valutarie favorevoli per mantenere stabili i prezzi europei nell’ultima generazione: non è detto che la stessa fortuna si ripeta.
Il quadro, a oggi, è questo: prezzi base probabilmente invariati, storage superiore più caro, mercato europeo con qualche incognita in più. Abbastanza per aspettare settembre con un misto di sollievo e cautela — che, detto francamente, è esattamente l’emozione giusta quando si parla di Apple.
Fonti:
- Ming-Chi Kuo via MacRumors