Settembre 2026. Apple porta sul mercato il suo primo smartphone con schermo pieghevole, sette anni dopo che Samsung aveva inaugurato il segmento con il Galaxy Fold. Non è un ritardo — è il modello Apple: aspettare che la tecnologia maturi, che i problemi degli altri diventino lezioni apprese, e poi entrare con un prodotto che mira a ridefinire gli standard. Se andrà così, lo vedremo tra pochi mesi. Ma quello che emerge dalla catena di fornitura e dai leaker più affidabili è già abbastanza per disegnare un quadro preciso.
Una premessa è d’obbligo. Il nome commerciale non è ancora confermato: “iPhone Fold” e “iPhone Ultra” circolano con insistenza, ma Apple non ha comunicato nulla di ufficiale. E Mark Gurman di Bloomberg, la fonte con il track record più solido sulle strategie interne di Cupertino, ha precisato esplicitamente che “le tempistiche non sono definitive”. Il lancio autunnale rimane lo scenario più probabile, non una certezza assoluta.
Perché Apple ha aspettato sette anni
Il Galaxy Fold di Samsung uscì nel 2019. Nel frattempo il mercato dei pieghevoli ha visto Galaxy, Huawei, Oppo, Motorola, OnePlus — ciascuno con pregi e problemi propri. La cerniera che si rompeva, la piega del display visibile e fastidiosa al tatto, le app non ottimizzate per il formato grande, l’autonomia ridotta dalla doppia superficie da alimentare. Tutti questi problemi non sono scomparsi: sono solo migliorati parzialmente, generazione dopo generazione.
Apple ha osservato. Ha costruito brevetti, ha cambiato fornitori, ha spostato la data più volte. La scelta di usare i pannelli OLED di Samsung Display — il fornitore di riferimento del settore, lo stesso che produce i display per iPhone 18 Pro — non è una concessione: è la scelta dell’unico fornitore al mondo in grado di garantire volumi e qualità all’altezza di un lancio Apple. La produzione di massa dovrebbe partire a luglio 2026, con l’obiettivo dichiarato di 8-10 milioni di unità nel primo anno.
Come è fatto: display, cerniera e spessore
Il design segue il format “a libro” — non a conchiglia come il Galaxy Z Flip — con uno schermo interno da 7,8 pollici che, aperto, avvicina il dispositivo alle proporzioni di un iPad mini. Lo schermo esterno è da 5,5 pollici, sufficiente per le funzioni quotidiane senza aprire il telefono. Rapporto d’aspetto più largo del normale: chi è abituato alla proporzione verticale degli iPhone dovrà ricalibrarsi, ma la larghezza aggiuntiva è quello che rende il formato utile per la produttività e la lettura.
La sfida tecnica principale di qualunque pieghevole non è la cerniera: è la piega dello schermo. Quel segno orizzontale che rimane al centro del display, visibile e percepibile sotto il dito, è il compromesso che nessuno ha ancora eliminato del tutto — nemmeno Samsung con il Fold 7, nemmeno Oppo con il Find N6 (che si è avvicinato di più). Apple starebbe lavorando su un vetro ultrasottile fornito da Lens Technology, basato su materiali Corning, con l’obiettivo di ridurre la piega a circa 0,15 millimetri secondo alcune fonti. Se confermato, sarebbe il risultato più vicino all'”invisibilità” mai ottenuto in questo segmento.
Per la cerniera, Apple ha sviluppato una soluzione proprietaria con componenti in liquid metal, acciaio e titanio. Il costo stimato del meccanismo è sceso rispetto alle proiezioni iniziali, dopo che Ming-Chi Kuo, l’analista con le fonti più affidabili sulla supply chain Apple, aveva rilevato miglioramenti nella catena produttiva che abbassano il costo unitario della cerniera rispetto alle stime originali.
Le dimensioni fisiche: circa 4,6-4,8 mm da aperto, 9,2 mm da chiuso. Il Galaxy Z Fold 7 misura 4,2 mm da aperto. Apple non sarà quindi il più sottile del segmento al lancio — una differenza di qualche decimo di millimetro che nella pratica quotidiana è quasi irrilevante, ma che i puristi noteranno.
Touch ID al posto del Face ID: un passo indietro obbligato
Questo è il punto che più ha sorpreso chi segue Apple da vicino: il primo iPhone pieghevole non avrà Face ID. Al suo posto, Touch ID integrato nel tasto laterale di accensione.
Non è una scelta stilistica o di posizionamento. È un vincolo ingegneristico. Il sistema TrueDepth di Face ID richiede uno spazio fisico — per il proiettore IR, la fotocamera a infrarossi, il dot projector — che in uno chassis progettato per essere il più sottile possibile fisicamente non trova posto. La scelta del Touch ID è quella che permette di raggiungere lo spessore dichiarato senza compromettere la struttura della cerniera.
Sarà il primo iPhone senza Face ID dal lancio di iPhone X nel 2017. Per chi ha sviluppato negli anni un’abitudine muscolare all’autenticazione con il viso — pagamenti, sblocco, autofill — riadattarsi al tasto laterale richiederà qualche giorno. Il Touch ID sul tasto funziona bene: lo abbiamo già su iPad Air e iPad mini, ed è preciso e veloce. Ma è un passo indietro percepibile per chi è abituato all’esperienza Face ID.
Chip A20 Pro, RAM e batteria
Il chip A20 Pro è il cuore del dispositivo, e non è un dettaglio marginale. Sarà il primo processore Apple costruito con il processo produttivo a 2 nanometri di TSMC — una generazione avanti rispetto all’A19 Pro degli iPhone 17 Pro. Le stime indicano circa il 15% di guadagno prestazionale e il 30% di riduzione dei consumi rispetto all’A19 Pro. Apple userebbe inoltre una tecnica di packaging chiamata WMCM, che integra la memoria sullo stesso wafer del processore, con costi di produzione superiori ma prestazioni di banda memoria significativamente più alte. La RAM dovrebbe essere 12 GB.
La batteria è l’altra novità rilevante: doppia cella da 5.400-5.800 mAh complessivi, integrata nei due lati dello chassis. Nessun iPhone ha mai avuto una capacità simile — l’iPhone 17 Pro Max si fermava a meno di 5.000 mAh. In teoria, la doppia superficie da alimentare (schermo esterno + interno) dovrebbe compensare la maggiore capacità. In pratica, l’autonomia reale dipenderà molto dall’uso: schermo interno sempre aperto o chiuso con schermo esterno attivo sono scenari con consumi molto diversi.
Sul fronte fotocamere: dual camera posteriore da 48 megapixel, un grandangolo e un ultragrandangolo, senza teleobiettivo dedicato. La scelta è razionale — il modulo triplo dei Pro richiederebbe uno spessore incompatibile con il design — ma gli utenti abituati allo zoom ottico degli iPhone 17 Pro sentiranno la mancanza. Per la fotocamera frontale, alcune fonti parlano di un sensore sotto il display interno: la soluzione tecnica meno invasiva per mantenere uno schermo privo di ritagli.
Prezzo: quanto costerà in Italia
Il prezzo di partenza stimato è circa 1.999 dollari per la configurazione base da 256 GB. Le versioni da 512 GB si avvicinerebbero a 2.199 dollari, quella da 1 TB a 2.399 dollari. Sarebbe, con ampio margine, l’iPhone più costoso mai prodotto.
Per il mercato italiano, va applicata la conversione storicamente usata da Apple per il mercato europeo, che include IVA al 22% e i margini applicati ai prezzi europei. Il Galaxy Z Fold 7 era partito da 1.999 dollari negli USA e aveva un prezzo di listino europeo intorno ai 2.100 euro. Seguendo lo stesso ragionamento, e tenendo conto che Apple tende ad applicare margini leggermente superiori su prodotti di nuova categoria, il prezzo di partenza in Italia sarà probabilmente tra i 2.200 e i 2.500 euro. Non è una cifra ufficiale — è una stima editoriale fondata sul confronto storico.
Per inquadrare il dato: il Samsung Galaxy Z Fold 7, attualmente il riferimento del segmento, è oggi acquistabile in Italia tra 1.244 e 1.529 euro a seconda del venditore. Un iPhone pieghevole che parte da 2.200 euro al lancio chiede una motivazione forte — che sia l’ecosistema Apple, che sia la qualità del display o che sia semplicemente il desiderio di avere il primo.
Il vantaggio software che i pieghevoli Android non hanno
Questo è il punto che viene sistematicamente trascurato nei confronti: l’ecosistema app.
Uno dei problemi storici dei pieghevoli Android è la mancanza di applicazioni ottimizzate per il formato grande. Aprire un Galaxy Z Fold 7 e usare Instagram, WhatsApp o molte app di produttività significa spesso vedere un’app telefono allargata, con margini neri ai lati, o una UI pensata per uno schermo da 6 pollici scalata su uno da 8. Anni di pressioni da parte di Google non hanno risolto il problema.
Apple parte con un vantaggio strutturale: il display interno dell’iPhone pieghevole ha dimensioni vicine all’iPad mini, e il catalogo di applicazioni ottimizzate per iPadOS — app nate per schermi di quelle proporzioni — è sterminato. Le stesse app che girano su iPad mini possono girare sull’iPhone pieghevole aperto, con UI già studiate per quel tipo di superficie. Non sarà perfetto da subito, ma il punto di partenza è incomparabilmente migliore di quello che Android offre.
iOS 27, presentato alla WWDC di questa settimana, dovrebbe già contenere le fondamenta dell’esperienza software del pieghevole: gestione della continuità tra schermo esterno e interno, multitasking evoluto, integrazione con la nuova Siri e Apple Intelligence.
Quando arriva e chi dovrebbe comprarlo
La data più probabile è settembre 2026, contestualmente al lancio di iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max. iPhone 18 standard, invece, slitterà al 2027 — la lineup autunnale di quest’anno sarà pieghevole, Pro, Air, senza il modello base.
La disponibilità al lancio potrebbe essere limitata: Apple punta a 8-10 milioni di unità nel primo anno, un volume inferiore a quello di qualunque iPhone Pro, che ne vende tipicamente il triplo o più. Chi vuole uno dei primissimi esemplari farebbe bene a preordinare non appena sarà possibile.
Chi dovrebbe comprarlo? L’utente che già ha un iPad mini — e si ritrova a portare in borsa sia quello che un iPhone — ha un caso d’uso chiaro: un solo dispositivo al posto di due. Chi invece usa l’iPhone esclusivamente come telefono, senza mai sentire il bisogno di uno schermo più grande, potrebbe trovare il formato e il prezzo eccessivi rispetto al beneficio. E chi vuole Face ID, il teleobiettivo e il MagSafe farà meglio ad aspettare la seconda generazione — la storia dice che Apple migliora rapidamente, e i compromessi del primo modello tendono a ridursi già al secondo anno.
Fonti
Macitynet — iPhone 2026, l’anno della transizione nel segno del pieghevole
iSpazio — iPhone pieghevole: problemi di produzione nella fase di preassemblaggio
SmartWorld — iPhone pieghevole: design, Touch ID e uscita settembre 2026