L’IT-Wallet apre agli operatori privati: da questa settimana le aziende interessate possono richiedere l’accesso a un ambiente di test dedicato al Sistema IT-Wallet, il passaggio che il Governo considera decisivo per accelerare la nascita del nuovo ecosistema di identità digitale.
Lo comunica una nota diffusa oggi 23 luglio 2026. A commentarla è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica Alessio Butti, che sottolinea come i documenti digitali nell’app IO siano ormai entrati nella quotidianità dei cittadini grazie a IT-Wallet, con 12 milioni di attivazioni registrate nell’ultimo anno e mezzo. Un numero che racconta meglio di ogni comunicato quanto il progetto abbia già attecchito, prima ancora che arrivasse la parte più delicata: coinvolgere il mercato privato.
Cosa prevede l’ambiente di test per gli operatori privati
Il nuovo ambiente non è ancora il debutto pubblico dei wallet privati, ma il banco di prova che li precede. Consente agli operatori di testare concretamente le proprie soluzioni tecnologiche sui principali casi d’uso del Sistema IT-Wallet, in un contesto sicuro e controllato, utilizzando dati non riferibili a cittadini reali.
In pratica, le aziende potranno verificare che le proprie app dialoghino correttamente con l’infrastruttura statale prima di sottoporsi alla procedura di accreditamento vera e propria. È lo stesso approccio “sandbox” già visto in altri ambiti regolati, dal fintech ai sistemi di pagamento: si sperimenta con dati fittizi, si correggono gli errori, e solo dopo si passa alla produzione.
L’ecosistema tra wallet pubblico e portafogli privati
Il Sistema IT-Wallet sarà composto da un portafoglio digitale pubblico integrato nell’app IO, sviluppato da PagoPA, e da portafogli digitali privati messi a disposizione da operatori di mercato, tutti conformi a standard comuni di sicurezza, interoperabilità, protezione dei dati ed erogazione dei servizi. Nessuna azienda potrà quindi costruire un proprio wallet con regole autonome: le specifiche tecniche restano fissate a livello centrale.
La base giuridica è l’articolo 64-quater del Codice dell’Amministrazione Digitale, che distingue in modo netto le due componenti: l’IT-Wallet pubblico, reso disponibile tramite il punto di accesso telematico dello Stato, e le soluzioni di IT-Wallet privato, che i soggetti interessati potranno offrire solo previo accreditamento da parte di AgID. Le linee guida che regolano nel dettaglio questa sperimentazione sono state firmate nelle scorse settimane dallo stesso Butti insieme al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo.
Cosa significhi in concreto “portafoglio privato” per un cittadino è ancora da definire nel dettaglio: banche, operatori telefonici o società tecnologiche potrebbero in teoria offrire un’app alternativa a IO per custodire gli stessi documenti, ma con quale modello di business resta, francamente, la domanda meno chiara dell’intero impianto.
Come le aziende possono richiedere l’accesso ai test
Le aziende interessate possono richiedere l’accesso all’ambiente di test rivolgendosi all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, il soggetto attuatore che affianca PagoPA nella realizzazione tecnica del sistema. Non si tratta quindi di un modulo online generico, ma di un canale diretto con IPZS, che gestisce anche l’infrastruttura di sicurezza sottostante ai documenti elettronici italiani.
Il numero di aziende che hanno già manifestato interesse non è stato reso noto. È presumibile che i primi a muoversi saranno gli operatori già abituati a confrontarsi con l’identità digitale, quindi banche, assicurazioni e grandi player delle telecomunicazioni, più che piccole realtà tecnologiche prive delle risorse per affrontare un accreditamento AgID.
Dal Codice dell’Amministrazione Digitale all’EUDI Wallet europeo
L’apertura ai privati non nasce isolata, ma dentro una cornice europea con una scadenza precisa. Il Regolamento (UE) 2024/1183, noto come eIDAS 2, in vigore dal 20 maggio 2024, impone a ogni Stato membro di mettere a disposizione dei propri cittadini un portafoglio di identità digitale conforme, l’EUDI Wallet, entro la fine del 2026. L’IT-Wallet italiano è pensato per convergere progressivamente verso questo standard, garantendo interoperabilità transfrontaliera.
Vale la pena ricordarlo prima di lasciarsi prendere dall’entusiasmo: il calendario del Sistema IT-Wallet ha già attraversato più fasi e più decreti attuativi di quanti se ne prevedessero all’inizio, e la piena operatività resta fissata a febbraio 2027, secondo il DPCM firmato lo scorso 18 febbraio. L’apertura ai test privati è un passo avanti concreto, ma resta comunque una fase preparatoria, non un lancio.
Cosa cambia per chi usa già l’app IO
Per chi ha già attivato “Documenti su IO”, oggi non cambia nulla nell’immediato: patente, tessera sanitaria e carta europea della disabilità continuano a funzionare come prima. La novità riguarda il lato B2B del progetto, quello che nei prossimi mesi potrebbe portare alla comparsa di app alternative per gestire gli stessi documenti.
Le stesse linee guida firmate a luglio, va detto, ampliano comunque il perimetro dei documenti caricabili nel wallet pubblico, con l’arrivo previsto dell’ISEE fornito dall’INPS e di altri attestati che oggi richiedono ancora portali separati. La sperimentazione con i privati e l’espansione dei documenti disponibili viaggiano quindi in parallelo, anche se seguono percorsi normativi distinti.
Quanto ci vorrà prima di vedere il primo wallet privato accreditato è la domanda che, a questo punto, vale la pena tenere d’occhio più di ogni altra. La risposta dipenderà da quante aziende busseranno davvero alla porta di IPZS, e da quanto rapidamente supereranno i test.
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