L’Italia ha fissato la scadenza. Un DPCM firmato il 18 febbraio 2026 dal Dipartimento per l’innovazione digitale della Presidenza del Consiglio, insieme ai Ministeri dell’Economia e della Pubblica Amministrazione, stabilisce che entro febbraio 2027 tutti gli uffici della Pubblica Amministrazione dovranno rendere disponibili i propri documenti anche in formato digitale, all’interno di IT Wallet. Non è un auspicio: è un obbligo normativo con scadenza precisa, che dà applicazione all’articolo 64-ter del Codice dell’Amministrazione Digitale.
La portata del provvedimento è significativa. Fino a oggi, IT Wallet — il portafoglio digitale integrato nell’app IO — ospitava soltanto tre documenti: la patente di guida, la tessera sanitaria e la carta europea per la disabilità. Sono stati caricati circa 8,5 milioni di patenti digitali e altrettante tessere sanitarie, a cui si aggiungono circa 200 mila certificazioni legate alla disabilità. Un avvio incoraggiante, ma ancora lontano dall’ambizione originale del progetto. Il nuovo decreto cambia scala.
Cosa arriva su IT Wallet entro febbraio 2027
Il quadro che si delinea è quello di un portafoglio digitale finalmente completo. Tra i documenti previsti nel percorso di integrazione progressiva figurano certificazioni personali, titoli di studio, licenze professionali e — la novità che ha attirato più attenzione — la tessera elettorale digitale.
La sua inclusione in IT Wallet non è un dettaglio marginale. Si tratta di un documento strettamente connesso all’esercizio di diritti civili fondamentali, e la sua smaterializzazione apre la possibilità che alle prossime elezioni politiche i cittadini possano presentarsi al seggio con il solo smartphone. Il documento digitale affiancherà inizialmente quello cartaceo, senza sostituirlo completamente, ma il percorso è tracciato.
Oltre alla tessera elettorale, dal 15 ottobre 2026 diventerà operativa un’altra funzione molto attesa: le deleghe digitali. Sarà creata una piattaforma dedicata, sviluppata con il supporto della Zecca dello Stato e di PagoPA, che permetterà di gestire deleghe con lo stesso valore legale di quelle cartacee. Una novità rilevante per chi, per ragioni di salute, distanza o praticità, ha necessità di delegare terzi a compiere operazioni amministrative per proprio conto.
Chi fa cosa: Zecca dello Stato e PagoPA
Il decreto non si limita a fissare scadenze: individua anche i soggetti responsabili dell’infrastruttura. L’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato si occuperà della progettazione, realizzazione e gestione dell’architettura tecnologica e organizzativa che sorregge l’intero sistema. PagoPA avrà in carico la gestione operativa quotidiana — manutenzione, aggiornamenti, funzionamento continuo — con il compito di garantire che la piattaforma resti conforme alle normative nazionali ed europee in materia di identità digitale e protezione dei dati.
Questa divisione dei ruoli riflette una scelta precisa: separare la componente di certificazione e autenticità dei documenti, affidata alla Zecca, da quella di gestione tecnica della piattaforma, affidata a PagoPA. IT Wallet smette di essere una funzione dell’app IO e diventa un’infrastruttura pubblica nazionale a tutti gli effetti.
Il valore legale dei documenti digitali e il nodo SPID
Il decreto stabilisce esplicitamente che tutti i documenti digitali presenti in IT Wallet avranno pieno valore legale. Potranno essere esibiti durante i controlli fisici e utilizzati per presentare richieste online alla Pubblica Amministrazione — in modo analogo a quanto avviene oggi con SPID.
Ed è qui che si innesta uno degli aspetti più importanti del provvedimento, spesso trascurato nella copertura mediatica. Oggi i documenti digitali disponibili in IT Wallet vengono utilizzati quasi esclusivamente per verifiche di persona: la patente sul telefono va bene al posto di controllo stradale, ma di fatto non serve per accedere ai portali della PA online. Quello strumento è SPID, che la maggior parte dei provider sta facendo diventare a pagamento.
L’obiettivo dichiarato del decreto è cambiare questa situazione: entro febbraio 2027, tutte le amministrazioni pubbliche dovranno accettare l’identità certificata attraverso i documenti digitali di IT Wallet come mezzo per compiere qualsiasi operazione sui propri portali. In sostanza, il documento digitale dovrebbe diventare un’alternativa concreta e gratuita a SPID anche nell’accesso online ai servizi pubblici. Quanto questa transizione avverrà davvero in modo fluido e capillare è, realisticamente, la domanda aperta più importante.
Il contesto europeo: eIDAS e il portafoglio europeo
IT Wallet non nasce in isolamento. Il progetto si inserisce nel quadro del regolamento europeo eIDAS, che prevede lo sviluppo di un portafoglio digitale europeo per i cittadini dell’Unione. L’obiettivo, nei prossimi anni, è permettere di utilizzare identità e certificazioni digitali anche oltre i confini nazionali — dal riconoscimento all’estero all’accesso a servizi di altri paesi UE con la propria identità italiana certificata.
Il DPCM del 18 febbraio si allinea a questa traiettoria e posiziona l’Italia in un percorso di convergenza con gli standard europei. Un provvedimento successivo stabilirà la distinzione tra i servizi base — destinati ai cittadini gratuitamente — e i servizi remunerabili, ovvero funzionalità aggiuntive che soggetti pubblici o privati potranno offrire a pagamento.
La scadenza di febbraio 2027 è ambiziosa. Gli uffici della PA avranno un anno per rivedere procedure interne, sistemi informatici e modalità di rilascio di certificati e tessere. Non è poco, considerando la velocità con cui certe amministrazioni si muovono. Ma il quadro normativo è ora in vigore, e le scuse per non adeguarsi si assottigliano.
Fonti
Sky TG24 — IT Wallet, tutti i documenti disponibili da febbraio 2027: le novità
QuiFinanza — IT Wallet, tutti i documenti digitali entro febbraio 2027: deleghe incluse