John Ternus diventa CEO di Apple il 1° settembre 2026. Cinquantuno anni, ingegnere meccanico di formazione, venticinque di carriera interna: è l’ottavo amministratore delegato nella storia della Mela e il terzo dall’era Jobs. Non è un nome che il grande pubblico conosce bene — fino a qualche settimana fa era quasi assente dalle conversazioni fuori da Cupertino. Ma i prodotti che avete usato negli ultimi quindici anni portano in larga parte la sua firma, e chi lo conosce da dentro l’azienda parla di lui come di uno dei leader più rispettati che Apple abbia mai avuto.
Tim Cook ha dichiarato, annunciando la successione: “John Ternus ha la mente di un ingegnere, l’anima di un innovatore e il cuore per guidare con integrità.” Il consiglio di amministrazione ha approvato la nomina all’unanimità. Non è stata una sorpresa.
Vent’anni nell’ombra di Cupertino
Ternus nasce in California nel 1975. Si laurea in ingegneria meccanica all’Università della Pennsylvania nel 1997, dove era anche nuotatore per la squadra universitaria — i Penn Quakers. Il suo primo lavoro è alla Virtual Research Systems, una startup che sviluppava visori per la realtà virtuale, uno dei settori più sperimentali e acerbi dell’epoca. Poi, nel 2001, entra in Apple.
Entrare nell’azienda nel 2001 significava trovare Steve Jobs tornato da quattro anni, l’iMac che aveva già salvato la compagnia dalla bancarotta e l’iPod in preparazione. Era una Apple combattiva, con una filosofia di prodotto ancora fresca. Ternus inizia nel team di product design, lavorando all’Apple Cinema Display — il monitor desktop che avrebbe ridefinito l’estetica degli schermi per computer. Non è un ingresso trionfale, non è un ruolo di vertice. È l’inizio di una scalata silenziosa.
La reputazione che si costruisce in quegli anni è quella di un “uomo del prodotto” prima di tutto: preciso, con un’attenzione al dettaglio che richiama i valori fondativi dell’azienda. Quando viene promosso manager, rifiuta di spostarsi in un ufficio privato e preferisce restare nell’open space con il suo team. Nel 2005 assume la guida dell’ingegneria hardware per il team iMac e inizia a viaggiare regolarmente tra Cupertino e l’Asia per coordinare la supply chain — un’esperienza che vale più di qualunque corso di management.
Nel 2013 arriva la promozione a VP of Hardware Engineering, riportando a Dan Riccio, il suo mentore. Da quel momento il suo nome compare sistematicamente dietro quasi ogni prodotto Apple: ogni generazione di iPad, le AirPods di prima generazione, gli iPhone, gli Apple Watch.
Apple Silicon: il progetto che lo ha reso indispensabile
Se c’è un momento nella storia recente di Apple che porta il segno di Ternus in modo inequivocabile, è la transizione da Intel ad Apple Silicon, avviata nel 2020. Abbandonare i processori x86 — su cui ogni Mac girava da quindici anni — per passare ad architettura ARM progettata internamente fu una delle scommesse tecnologiche più audaci degli ultimi decenni. Non era una mossa ovvia, non era priva di rischi, e richiese anni di lavoro silenzioso prima che diventasse pubblica.
Ternus era uno degli artefici principali. Quando Apple presentò il chip M1 nel novembre 2020, non fu solo un processore più veloce: fu la liberazione dell’ecosistema Mac dalla dipendenza da un fornitore terzo, il controllo totale su hardware e software, la promessa — mantenuta — di prestazioni per watt che la concorrenza non ha ancora eguagliato. In pochi mesi, MacBook Air e MacBook Pro con M1 ridefinirono cosa potesse essere un laptop ad alte prestazioni.
M2, M3, M4 seguirono tutti la stessa filosofia. È la famiglia di chip che ha riscritto i benchmark del settore e che oggi permette ad Apple di progettare il proprio ecosistema senza dipendenze esterne critiche. La transizione si completò prima del previsto e senza i problemi di compatibilità che molti avevano temuto.
Nel 2021, Ternus diventa SVP of Hardware Engineering, sostituendo ufficialmente Dan Riccio. Nel gennaio 2026, Cook gli affida anche la supervisione del design dei prodotti — l’ultima delega importante prima del passaggio definitivo.
Perché proprio lui, e non qualcun altro
Mark Gurman di Bloomberg, il giornalista con le fonti più affidabili all’interno di Cupertino, lo aveva definito “carismatico, ben considerato dai dipendenti Apple e di fiducia per Cook, che gli aveva concesso responsabilità crescenti”. Non è la descrizione standard di un tecnico — è quella di un leader in formazione consapevole.
Apple ha sempre scelto i CEO dall’interno, e non è una coincidenza. Jobs era il fondatore; Cook era il COO da anni prima di prendere il ruolo. Ternus è il terzo anello di una catena di successione interna che preserva la cultura aziendale. È cresciuto dentro il metodo Apple, ha vissuto da dentro la fase più creativa e rigorosa — quella della ricostruzione sotto Jobs — e ne ha assimilato le priorità.
C’è anche un segnale strategico nella scelta: Apple preferisce un ingegnere di prodotto a un executive finanziario o a un manager di operations. Un CEO che arriva dal fare i prodotti, non solo dal distribuirli o monetizzarli. Diversi analisti lo hanno letto come un segnale preciso sul tipo di leadership che il board vuole per il prossimo ciclo.
Un dettaglio che chi seguiva la situazione aveva notato prima dell’annuncio ufficiale: durante il lancio dell’iPhone 17 a Londra, nell’autunno 2025, fu Ternus ad aprire le porte dello store di Regent Street ai primi clienti in coda. Quel ruolo spettava tradizionalmente a Cook, sempre presente allo store di Fifth Avenue a New York. Chi conosce la cultura Apple sa che nulla avviene per caso.
I dossier aperti che Cook lascia sul tavolo
La transizione arriva in un momento solido ma non privo di questioni irrisolte. Cook lascia un’azienda con capitalizzazione vicina ai massimi storici, servizi in crescita, due miliardi di dispositivi attivi. Ma ci sono almeno tre dossier che Ternus eredita senza avere ancora una risposta definitiva.
Il primo è l’AI. Apple ha promesso una Siri rivoluzionaria alla WWDC 2024, ha rinviato più volte e ha ritirato le pubblicità. La partnership con Google per un modello Gemini custom — circa un miliardo di dollari l’anno, siglata a gennaio 2026 — è la risposta pratica, ma Ternus dovrà dimostrare che funziona nelle mani degli utenti, non solo nelle presentazioni. Lui stesso ha dichiarato: “Non pensiamo mai a spedire una tecnologia. La priorità è sempre offrire esperienze straordinarie agli utenti finali.” È una dichiarazione di principio corretta. Ma il mercato vuole i risultati, non i principi.
Il secondo è Apple Vision Pro. Presentato come la prossima grande categoria, non ha convinto il mercato consumer: prezzo inaccessibile, casi d’uso limitati, peso eccessivo. Non è un fallimento completo, ma pesa sui bilanci e sull’immagine. Ternus avrà presumibilmente già la visione di dove portare quella piattaforma — ma renderla un successo richiederà scelte coraggiose sulla fascia di prezzo e sul posizionamento.
Il terzo dossier è geopolitico, ed è quello di cui si parla meno. Una delle competenze più sottovalutate di Cook era la gestione delle relazioni internazionali: con i governi, con le autorità antitrust europee, con la leadership cinese. Apple ha centinaia di miliardi di interessi in Cina — fabbriche, mercato, supply chain. Cook navigava quelle acque con una competenza costruita in decenni. Ternus non ha quell’esperienza. Non è un caso che Cook, come executive chairman, manterrà esplicitamente la gestione dei rapporti con i governi a livello globale. È una lacuna reale, non trascurabile, e tutti dentro Apple lo sanno.
Il primo test: iPhone pieghevole e nove nuove categorie
Il primo grande prodotto firmato Ternus CEO arriverà quasi subito. Un iPhone pieghevole — probabile nome commerciale iPhone Fold o iPhone Ultra — è atteso per settembre 2026. È un progetto sviluppato interamente sotto la sua supervisione come SVP Hardware Engineering: primo ingresso di Apple in un form factor dominato fin qui da Samsung, con una cerniera che Apple promette invisibile e materiali ad alta resistenza.
Il successo commerciale di quel dispositivo sarà il vero banco di prova della nuova leadership. Non perché il resto non conti, ma perché l’iPhone pieghevole è il tipo di scommessa che o riposiziona un’azienda o ne erode la credibilità. Apple è entrata in ritardo in questo segmento — Samsung e Huawei hanno anni di vantaggio. La qualità dell’esecuzione dovrà essere impeccabile per recuperare il terreno perso.
Oltre al pieghevole, Bloomberg indica che nei prossimi anni Ternus punta ad aprire circa nove nuove categorie di prodotto. Per confronto: durante i quindici anni di Cook ne furono lanciate tre — Apple Watch nel 2015, AirPods nel 2016, Vision Pro nel 2024. Tra le categorie in cantiere: occhiali per la realtà aumentata sviluppati internamente, AirPods con capacità di percezione ambientale potenziata dall’AI, e HomePad — il hub per la casa intelligente con schermo da sette pollici, legato alla nuova piattaforma homeOS.
Tutti questi prodotti dipendono da una Siri che funzioni davvero. Il nesso tra AI e hardware è più stretto che mai: il successo dell’uno condiziona il successo dell’altro.
Cosa cambia davvero (e cosa no)
Sul piano finanziario, Ternus ha già inviato un segnale chiaro: Apple non considera più il “net cash neutral” un obiettivo. Per anni, Cook aveva gestito il capitale con una politica aggressiva di ritorno agli azionisti — dividendi, buyback, equilibrio di bilancio. Abbandonare quel target significa più libertà di investimento in ricerca, sviluppo, acquisizioni. I mercati lo hanno letto come una svolta, non come un segnale di allarme.
Sul piano culturale, invece, Ternus ha insistito sulla continuità. La cura ossessiva per il prodotto, l’integrazione tra hardware e software, la reticenza alle soluzioni di compromesso. Non è solo retorica: è quello che Ternus ha praticato per venticinque anni. Difficile che voglia smantellare un sistema di cui è figlio.
Resta aperta la domanda che nessun profilo biografico riesce a risolvere prima che il tempo risponda: è un visionario? Sa immaginare il prodotto che non esiste ancora — quella capacità che Jobs aveva in modo assoluto e che Cook non aveva bisogno di dimostrare perché gestiva un catalogo già rivoluzionario? La transizione Apple Silicon suggerisce che la visione strategica c’è, e non è banale. Ma guidare un team di ingegneria e guidare la compagnia tecnologica più seguita del mondo sono due cose strutturalmente diverse.
A settembre inizia la risposta.
Fonti
Il Post — Chi è John Ternus, il nuovo CEO di Apple
Tom’s Hardware IT — Chi è John Ternus, il nuovo CEO di Apple che raccoglie l’eredità di Tim Cook
FastwebPlus — Biografia di John Ternus, il CEO Apple dopo Tim Cook