Netflix e la ricerca con l’intelligenza artificiale: come funziona un anno dopo il debutto

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Sono le 21 di un giovedì qualunque, il divano è quello giusto, la voglia di guardare qualcosa pure. Poi si apre Netflix e passano venti minuti a scorrere locandine senza deciderne una. È il problema che Netflix ha provato a risolvere nella primavera del 2025 con una ricerca capace di capire il linguaggio naturale invece delle sole parole chiave. Oggi, a distanza di oltre un anno, quella funzione esiste ancora, è arrivata anche in Italia e resta, sorprendentemente, ancora in fase beta.

Cos’è la ricerca con l’intelligenza artificiale di Netflix

La funzione permette di digitare o pronunciare una richiesta descrittiva, invece di cercare per titolo, attore o genere, e ottenere una fila di contenuti costruita intorno a quella descrizione. Al posto di “commedia romantica” si può scrivere qualcosa come “cercate qualcosa di leggero da guardare in famiglia il sabato pomeriggio, senza violenza né tematiche troppo adulte”, e il sistema prova a interpretare l’intento dietro la frase, non solo le parole che la compongono.

Il motore alla base è stato sviluppato insieme a OpenAI. Netflix lo ha confermato fin dal primo annuncio, distinguendolo esplicitamente dagli algoritmi di raccomandazione già in uso da anni sulla piattaforma, che restano basati sul filtraggio collaborativo, ovvero sull’analisi incrociata di cronologia di visione, generi preferiti e comportamenti di utenti con gusti simili.

Come attivarla oggi dall’app

La funzione è disponibile anche per gli abbonati italiani, ma non è attiva di default: va cercata e accesa manualmente. Ecco i passaggi.

  1. Aprite l’app Netflix su iPhone o iPad. Al momento la beta resta riservata ai dispositivi Apple, non esiste ancora una versione ufficiale per Android.
  2. Toccate l’icona di ricerca nella schermata iniziale e scorrete fino alla riga che invita a provare un nuovo metodo di ricerca. È lì che si nasconde la funzione, non in un menu impostazioni.
  3. Selezionate “Scopri di più” e poi “Prova ora”. Questo passaggio serve ad attivare l’interfaccia beta sul proprio account, non richiede alcun costo aggiuntivo.
  4. Scrivete una richiesta con parole vostre, oppure scegliete uno dei suggerimenti proposti dall’app. Più la descrizione è specifica, più i risultati tendono a restringersi in modo utile.
  5. Tornate alla ricerca classica in qualsiasi momento toccando “Passa alla ricerca standard” in alto nella pagina dei risultati, senza dover disattivare nulla dalle impostazioni generali.

Netflix stessa avverte, nella pagina di assistenza dedicata, che la funzione è ancora in lavorazione e chiede un giudizio di utilità dopo ogni ricerca: un segnale che la fase sperimentale, dopo più di un anno, non è affatto conclusa.

Cosa è cambiato in dodici mesi

Il debutto risale al 14 aprile 2025, quando Bloomberg rivelò il primo test, riservato a un piccolo gruppo di utenti iOS in Australia e Nuova Zelanda. Netflix confermò ufficialmente l’iniziativa il 7 maggio dello stesso anno, presentandola insieme a un restyling completo dell’interfaccia TV, con i pulsanti di ricerca e “La mia lista” spostati in alto per renderli più visibili. Da allora la beta si è allargata progressivamente ad altri mercati, Italia compresa, restando però sempre su base opt-in.

Nella primavera del 2026 alcuni osservatori hanno segnalato l’arrivo della stessa logica di ricerca anche sui dispositivi Google TV, un passaggio che avvicinerebbe la funzione al telecomando e alla voce, oltre che allo schermo dello smartphone. A giugno, alla conferenza Bloomberg Tech di San Francisco, la Chief Product and Technology Officer Elizabeth Stone ha parlato di un’interfaccia vocale più avanzata in fase di sperimentazione, capace di gestire richieste articolate su tono, ritmo e intensità emotiva del contenuto cercato. Più di recente, a metà luglio, su una smart TV Samsung è comparsa per breve tempo una voce di menu chiamata “AI Mode”, scomparsa subito dopo: un indizio, non una conferma, di un possibile prossimo passo.

Il limite che in pochi raccontano: manca ancora la personalizzazione

Chi si aspetta un assistente che conosca già i propri gusti resterà probabilmente deluso. Secondo test indipendenti condotti in primavera, i risultati della ricerca AI si basano soltanto sulla richiesta scritta e sui metadati dei contenuti, non sulla cronologia di visione del singolo account. Due persone che digitano la stessa identica frase ottengono, oggi, la stessa identica lista di suggerimenti.

È un limite che pesa proprio perché la promessa iniziale era il contrario: uno strumento capace di distinguere chi lo usa, non solo cosa gli viene chiesto. Netflix ha lasciato intendere che l’integrazione tra ricerca conversazionale e motore di raccomandazione personalizzato arriverà in una fase successiva, senza però indicare una data. Fino a quel momento, la funzione resta più simile a un motore di ricerca semantico molto ben fatto che a un vero assistente su misura.

Perché Netflix ci sta investendo, e chi la sta rincorrendo

C’è una certa ironia nel fatto che Netflix stia costruendo uno strumento contro la paralisi da scelta dopo aver contribuito, negli anni, a costruire proprio quel catalogo sterminato che la genera. Ma la mossa ha una logica di mercato precisa: mantenere alta la soddisfazione degli abbonati riduce la disdetta, e ogni minuto risparmiato nella scelta è un minuto in più passato davanti allo schermo.

Il problema, però, non è più soltanto di Netflix. Amazon sta ricostruendo l’intera homepage di Prime Video attorno all’intelligenza artificiale in un progetto interno chiamato Lighthouse. Warner Bros. Discovery ha lanciato a fine luglio 2026 una ricerca conversazionale su HBO Max, già attivo anche in Italia. E pochi giorni fa Disney+ ha iniziato a testare una funzione simile, affiancata da uno strumento gemello per le ricerche sportive su ESPN. In poche settimane, quattro delle principali piattaforme di streaming hanno mosso lo stesso passo: la ricerca per parola chiave sta smettendo di essere l’unico modo per trovare qualcosa da guardare.

Cosa aspettarsi da qui alla fine del 2026

Gli addetti ai lavori che seguono da vicino il progetto ritengono plausibile un lancio più ampio entro la fine dell’anno, subito dopo l’integrazione della personalizzazione nel motore di ricerca conversazionale. Non è un dettaglio da poco: collegare i due sistemi significa far dialogare un modello linguistico con miliardi di dati comportamentali, un’operazione che ha un costo computazionale ed energetico tutt’altro che trascurabile, e che probabilmente spiega parte della cautela con cui Netflix sta procedendo.

Per chi in Italia ha già un abbonamento attivo, comunque, non serve aspettare: la beta è lì, nascosta in una riga della schermata di ricerca, pronta da provare. Vale la pena testarla proprio nei suoi limiti attuali, prima che la fase sperimentale finisca e la funzione diventi, semplicemente, il modo normale di cercare qualcosa da guardare.


Fonti:

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