Perplexity punta a Google Chrome: sul piatto 34,5 miliardi di dollari

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C’è chi parla di provocazione, chi di visione. Ma l’offerta c’è: Perplexity AI ha messo sul piatto 34,5 miliardi di dollariper acquisire Google Chrome, il browser più utilizzato al mondo. Un’operazione tanto ambiziosa quanto clamorosa, che – se anche solo presa in considerazione – potrebbe cambiare per sempre il modo in cui accediamo alle informazioni online.

Perché Perplexity vuole Google Chrome?

Al centro dell’interesse c’è una sfida esplicita al dominio di Google come punto d’ingresso alla conoscenza. Perplexity, startup AI fondata nel 2022 e in rapida ascesa, ha lanciato il proprio motore di risposta basato su intelligenza artificiale con l’obiettivo di sostituire la ricerca tradizionale.

Ma c’è un problema: la porta d’ingresso al web – oggi più che mai – è il browser. E Chrome detiene oltre il 60% della quota di mercato mondiale, secondo i dati StatCounter aggiornati a luglio 2025.

34,5 miliardi: una cifra simbolica e strategica

L’offerta da 34,5 miliardi di dollari non è casuale. Nonostante Chrome generi direttamente profitti contenuti, rappresenta per Google un asset strategico. È da lì che passano le ricerche, la pubblicità, la profilazione degli utenti.

Perplexity, acquisendo il controllo del browser, potrebbe:

  • Integrare il proprio sistema AI come motore di default, scavalcando Google Search.
  • Gestire l’esperienza utente a livello nativo, trasformando il browser in un assistente conversazionale sempre attivo.
  • Raccogliere dati in prima persona, rendendo l’AI più personalizzata e contestuale.

Una mossa che, in termini di posizionamento, equivale a scalare l’Everest della tecnologia consumer.

Una provocazione reale o una strategia di marketing?

Molti analisti si interrogano: è davvero un’offerta credibile, oppure solo una mossa di guerrilla mediatica per attirare attenzione e investitori?

La risposta non è univoca. Perplexity, che oggi è valutata oltre 1,5 miliardi di dollari dopo il round Series C, non ha la liquidità per un’acquisizione di questa portata. Ma il messaggio è chiaro: l’obiettivo non è solo diventare un’alternativa a Google, ma sfidarne il cuore pulsante.

Un dettaglio non secondario: l’offerta è stata comunicata pubblicamente, non tramite canali riservati. Una pressione indiretta, ma potentissima, che obbliga Google a prendere posizione.

Perché Google Chrome è così centrale per Alphabet

Chrome è molto più di un browser. È l’hub silenzioso che alimenta una serie di servizi:

  • Google Search
  • Google Ads
  • Gmail e Workspace
  • YouTube (accesso, login, notifiche)
  • La sincronizzazione cross-device tramite account Google

Perdere il controllo su Chrome significherebbe per Alphabet rinunciare alla regia del comportamento online degli utenti. Uno scenario inaccettabile.

Nella nostra esperienza con i prodotti Google, è evidente come tutto sia costruito per trattenere l’utente all’interno dell’ecosistema. Anche il semplice inserimento di una barra AI rivale nella homepage di Chrome, comprometterebbe una delle fonti primarie di traffico per Google Search.

Un precedente storico: Microsoft e il caso Edge

Non è la prima volta che un browser diventa terreno di scontro. Quando Microsoft lanciò Edge basato su Chromium, integrò Bing come motore di ricerca predefinito e ChatGPT come assistente conversazionale, nel tentativo di sottrarre utenti a Google.

I risultati sono stati marginali in termini numerici, ma fondamentali nel ridefinire le aspettative sull’esperienza di navigazione. Perplexity punta a fare lo stesso, ma con una strategia molto più aggressiva: non modificare il browser, ma comprarlo.

Gli scenari possibili: cosa succede adesso

Anche se l’acquisizione non dovesse mai andare in porto – e le probabilità sono oggettivamente bassissime – l’effetto è già tangibile:

  • Perplexity si posiziona come competitor diretto e visionario.
  • Si apre un dibattito globale su chi deve controllare l’accesso all’informazione.
  • Google è chiamata a rispondere, se non con una dichiarazione ufficiale, almeno con una strategia visibile.

E non è escluso che, per precauzione, Alphabet decida di blindare ancora di più l’ecosistema Chrome, oppure iniziare a lavorare su un’integrazione AI nativa più profonda, come risposta indiretta a questa provocazione.


Conclusione: l’AI non vuole più solo rispondere, vuole dominare l’accesso

La proposta di Perplexity non è (solo) una boutade. È un manifesto di intenti: l’intelligenza artificiale non si accontenta di essere un plug-in dentro i motori di ricerca o un assistente vocale marginale. Vuole essere la prima interfaccia tra l’utente e il web.

E per farlo, serve controllare il browser. Che Google accetti o meno l’offerta, qualcosa si è rotto nel silenzioso equilibrio del search.


Fonti:

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