La notizia è arrivata nella serata del 22 marzo 2026: Poste Italiane ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) volontaria totalitaria su Telecom Italia — Tim — con l’obiettivo di acquisirne l’intero capitale sociale e procedere al delisting da Euronext Milan entro la fine dell’anno. Il controvalore complessivo dell’operazione è di circa 10,8 miliardi di euro.
La decisione è stata presa dal Consiglio di Amministrazione di Poste Italiane, presieduto da Silvia Maria Rovere, e ufficializzata con un comunicato ai sensi della normativa sulle offerte pubbliche di acquisto. Tim ha preso atto dell’offerta e ha convocato il proprio CDA per l’avvio delle valutazioni formali.
Come funziona l’offerta: cash più azioni Poste
L’OPAS è strutturata con una formula mista. Per ogni azione Tim portata in adesione, Poste offre:
- 0,167 euro in contanti
- 0,0218 azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione
Ai valori di mercato del 20 marzo 2026, il corrispettivo complessivo si traduce in 0,635 euro per azione Tim, con un premio del 9,01% rispetto al prezzo ufficiale del titolo in quella data. Se tutte le azioni oggetto dell’offerta fossero portate in adesione, l’esborso in contanti per Poste sarebbe di circa 2,8 miliardi di euro, mentre la componente in azioni varrebbe circa 8 miliardi.
La soglia minima per il perfezionamento dell’operazione è fissata al 66,67% del capitale di Tim — la quota che, sommata alla partecipazione già detenuta da Poste (quasi il 25%), garantirebbe il controllo pieno e le condizioni per il delisting.
Il gruppo che nascerebbe: 27 miliardi di ricavi e 150 mila dipendenti
L’obiettivo dichiarato è la nascita di un grande gruppo industriale integrato. Sommando i dati finanziari 2025 delle due società prima delle sinergie, il perimetro combinato proforma vale circa 26,9 miliardi di euro di ricavi, 4,8 miliardi di EBIT e oltre 150 mila dipendenti.
Dal lato operativo, il nuovo gruppo controllerebbe circa 13.000 uffici postali, oltre 4.000 punti vendita Tim, 49.000 partner terzi e una base di oltre 19 milioni di clienti digitali attivi. Alla rete distributiva capillare di Poste si aggiungerebbero la rete fissa e mobile di Tim, le infrastrutture cloud e i data center — asset considerati strategici non solo sul piano commerciale ma anche su quello della sovranità digitale nazionale.
Poste stima sinergie per 700 milioni di euro annui a regime: 500 milioni derivanti da razionalizzazione dei costi (IT, procurement, struttura finanziaria) e oltre 200 milioni da sinergie di ricavo (cross-selling, up-selling, data analytics). Gli oneri una tantum per raggiungere questo obiettivo sono stimati in circa 700 milioni. L’impatto sull’utile per azione di Poste è atteso positivo a partire dal 2027, con effetto neutrale sul dividendo relativo all’esercizio 2026.
Lo Stato torna azionista di Tim
L’elemento di maggiore rilevanza politica e industriale è la governance del nuovo gruppo. Poste Italiane è attualmente controllata dallo Stato italiano attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (29,26% delle azioni) e Cassa Depositi e Prestiti (35% del capitale). Con l’acquisizione del 100% di Tim, la partecipazione pubblica complessiva nel gruppo integrato supererebbe il 50%.
Significa che lo Stato italiano tornerebbe azionista di maggioranza di Telecom Italia — la società che fu privatizzata alla fine degli anni Novanta e che da allora ha vissuto decenni di azionariato instabile, cambi di controllo e difficoltà finanziarie. Una chiusura del cerchio che ha un peso simbolico e industriale insieme.
Tim fuori dalla Borsa: cosa cambia
Se l’OPAS avrà successo e le adesioni supereranno la soglia minima, Tim sarà ritirata da Euronext Milan. Sarà la fine di una presenza borsistica che dura da decenni — e che negli ultimi anni ha visto il titolo Tim oscillare su valori molto distanti dai massimi storici.
Per gli attuali azionisti Tim la scelta è netta: aderire all’offerta incassando il premio del 9%, oppure entrare nel capitale del nuovo gruppo Poste ricevendo azioni di quest’ultima, oppure ancora non aderire e ritrovarsi azionisti di una società potenzialmente avviata al delisting. Una scelta che il mercato dovrà valutare nelle prossime settimane.
L’operazione è soggetta all’autorizzazione delle autorità competenti: Consob per i profili dell’OPA, Antitrust e AGCOM per i profili della concorrenza, e il Governo attraverso il golden power per la rilevanza strategica delle infrastrutture di telecomunicazione. Il completamento è previsto entro fine 2026.
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