Agosto 2026 ha chiuso con l’elettricità all’ingrosso più cara di luglio e con il gas che ha corso nella seconda metà del mese. Non è un comunicato di un fornitore. È il dato della borsa elettrica italiana e dell’hub del gas. Chi ha firmato un’offerta agganciata al PUN o al PSV lo ritroverà, con qualche settimana di ritardo, nella riga «materia energia» della prossima bolletta.
Il Prezzo Unico Nazionale, calcolato ogni giorno dal Gestore dei Mercati Energetici, a luglio aveva mediato 0,157 euro al kilowattora. Le rilevazioni di fine mese mettono agosto intorno a 0,18 euro al kWh. È un rialzo vicino al 15% sul mese precedente. Su agosto 2025, quando la media stava sotto gli 11 centesimi, il salto è di un altro ordine. In alcune giornate di inizio mese il PUN ha toccato 207 euro al megawattora, cioè 0,207 euro al kWh. L’1 settembre, prima seduta del mese nuovo, quota ancora 0,1973 euro.
Il gas ha fatto lo stesso percorso. Il Punto di Scambio Virtuale, l’indice italiano della materia prima, a luglio stava tra 0,55 e 0,59 euro a standard metro cubo. Ad agosto la media mensile è salita verso 0,65-0,69 euro. Nelle ultime sedute di mese alcuni osservatori lo hanno letto sopra 0,74 euro. Il TTF di Amsterdam, il listino europeo da cui il PSV non si stacca mai per molto, ha seguito la stessa rampa.
Perché agosto è costato di più
Tre meccanismi si sono sommati. Il primo è banale e visibile da qualsiasi condizionatore acceso: il caldo. Quando l’Italia pompa aria fredda nelle case e nei negozi, la domanda elettrica sale nelle ore centrali. Il prezzo di borsa è il punto in cui domanda e offerta si incontrano. Se manca un pezzo di generazione rinnovabile o se il gas per le centrali a ciclo combinato costa di più, il PUN sale lo stesso pomeriggio.
Il secondo è il gas stesso. L’elettricità italiana, nelle ore in cui il sole non basta, la producono ancora le turbine a metano. Se il PSV sale, il costo marginale di quella turbina sale. La luce e il gas non sono due mercati separati: sono due piani dello stesso edificio.
Il terzo pezzo lo ha scritto ARERA a giugno, quando ha alzato del 4,6% la Maggior Tutela dei clienti vulnerabili per il trimestre luglio-settembre. Oltre ai prezzi all’ingrosso, pesano i costi del mercato della capacità, cioè i soldi che il sistema paga alle centrali perché restino pronte nelle «ore critiche» di luglio. È come tenere i pompieri in caserma a luglio: non spengono un incendio ogni ora, ma senza di loro la rete non regge il picco. Quel premio entra in bolletta anche se in salotto non avete acceso nulla di straordinario.
A metà agosto, con il PUN a 207 euro al megawattora, ARERA ha rafforzato la vigilanza insieme a GME e Terna. L’Autorità ha detto che non emergevano anomalie di mercato. Tradotto: il rialzo è caro, non è un cartello.
Chi prende la stangata e chi no
La bolletta non è un unico prezzo nazionale. È un contratto. La distinzione che conta è questa.
Chi ha un’offerta indicizzata al PUN o al PSV paga il mese che sta finendo. Lo spread del fornitore, la quota fissa, il trasporto e le imposte restano. A muoversi è solo la materia prima. La fattura di settembre o ottobre, quella che arriva dopo i conguagli del contatore 2G, porterà i numeri di agosto.
Chi ha un prezzo fisso firmato a primavera, con la materia prima bloccata per 12 o 24 mesi, in questo giro non si muove. Pagherà il rincaro solo alla scadenza, se rinnoverà in un mercato ancora alto.
I circa 3 milioni di clienti vulnerabili in Maggior Tutela (over 75, bonus sociale, legge 104, apparecchi salvavita, isole minori non interconnesse) hanno già il rincaro del 4,6% da luglio. Per loro il prezzo di riferimento, tasse incluse, è 31,63 centesimi al kWh. La spesa annua scorrevole del cliente tipo, da ottobre 2025 a settembre 2026, resta 591,86 euro, in calo dello 0,9% sull’anno precedente. Il trimestre estivo è più caro. L’anno intero, per ora, no.
Facile.it ha messo in fila i mesi da settembre a dicembre per una famiglia con contratto variabile: 982 euro di luce e gas, circa 270 euro in più sullo stesso periodo del 2025. Di questi, 273 euro sarebbero elettricità (+27%) e 709 euro gas (+43%). È una stima, non una sentenza ARERA. Tiene se gli indici restano sui livelli di fine agosto e se l’autunno non porta un inverno precoce. Se il TTF dovesse avvicinarsi agli 80 euro al megawattora in uno scenario di stress sugli stoccaggi, quel conto salirebbe ancora.
Come si legge il rincaro sulla bolletta vera
Il PUN non è la cifra in fondo alla pagina. È l’ingrediente. Su 100 euro di bolletta elettrica domestica, la materia energia è poco più della metà. Il resto è trasporto e gestione del contatore, oneri di sistema, IVA e accise. ARERA, sulla tutela, ha spezzato così i 31,63 centesimi di luglio: 16,92 per l’approvvigionamento, 2,11 per la vendita, 6,18 per rete e misura, 3,32 per gli oneri, 3,10 per le imposte.
Per questo un PUN che sale del 15% non alza la bolletta del 15%. Alza la fetta della materia prima. Su un consumo estivo gonfiato dal condizionatore, però, i kilowattora sono di più. Prezzo unitario più alto per quantità più alta: è lì che la stangata diventa visibile.
Il contatore 2G registra già i prelievi per fascia. F1 è il lunedì-venerdì dalle 8 alle 19. F2 e F3 coprono sere, notti e weekend. Chi ha una tariffa bioraria e sposta lavatrice e piano a induzione dopo le 19 taglia una parte del danno. Chi lascia il split a 24 gradi tutto il pomeriggio, no.
Il gas, ad agosto, in molte case è quasi solo acqua calda e fornelli. Il conto grosso arriverà da ottobre, quando i termosifoni si accendono su un PSV già più alto di giugno. Chi ha la caldaia autonoma lo vedrà sul metro cubo. Chi è in condominio con riscaldamento centralizzato lo vedrà nella rata del riparto, con mesi di ritardo e meno potere di cambiare fornitore da solo.
Cosa si può fare ora, in Italia, senza aspettare un decreto
Il Portale Offerte di ARERA resta lo strumento pubblico. Confronta le condizioni economiche, non gli sconti da spot televisivo. Una volta scelta un’offerta, il cambio fornitore è gratuito. Il recesso dal contratto a distanza vale 14 giorni. Il passaggio tecnico richiede settimane: nel frattempo si continua a pagare il vecchio contratto.
Il bonus sociale elettrico e gas, nel 2026, scatta con ISEE fino a 9.796 euro. Si ottiene in automatico se la DSU è in regola, non si domanda al call center del venditore. Chi è sopra quella soglia e ha consumi alti può solo cambiare contratto o tagliare i kilowattora.
Un prezzo fisso oggi costa più di un indicizzato firmato a febbraio. Serve a chi non vuole aprire la bolletta con il cuore in gola. Un indicizzato conviene solo se si ritiene che agosto sia il picco e che ottobre ritracci. Nessuno in redazione ha quella certezza. Il mercato del gas europeo è ancora appeso a stoccaggi, navi GNL e tensioni sulle rotte. Dichiararlo «destinato a scendere» sarebbe una previsione, non un fatto.
Restano i gesti piccoli che il contatore registra. Un grado in più sul termostato del condizionatore. La classe energetica degli elettrodomestici quando si sostituiscono. L’app del fornitore, se esiste, per vedere il prelievo del giorno e non quello di due mesi fa. Non sono slogan verdi. Sono l’unica leva immediata su una bolletta che, per chi è rimasto variabile, ad agosto si è già scritta.
La stangata non è «in arrivo» in astratto. Per milioni di famiglie è già nei numeri della borsa. Manca solo il ciclo di fatturazione. Chi ha il fisso può leggere questa pagina e passare oltre. Chi ha il variabile farebbe meglio ad aprire l’ultima bolletta, cercare la riga del PUN o del PSV, e decidere se quella formula la vuole ancora in casa a ottobre.
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