Samsung Display riprende i lavori sull’impianto A7 di Asan, fermo dal 2021. L’obiettivo è far fronte alla domanda di pannelli pieghevoli, trainata da Galaxy Z e dal primo iPhone foldable.
Il cantiere che da cinque anni restava silenzioso ad Asan, nella provincia di Chungcheong del Sud, torna a muoversi. Il 7 agosto 2026 il comitato di revisione degli investimenti di Samsung Display ha approvato la ripresa dei lavori strutturali sull’impianto A7. L’obiettivo dichiarato è completarlo entro l’inizio del 2028. Non si tratta di un semplice aggiornamento di capacità produttiva: è la risposta concreta a una domanda di pannelli OLED flessibili che, secondo le stime del settore, sta accelerando più rapidamente di quanto le linee attuali riescano a sostenere.
La linea A3 di Asan, quella che oggi produce i display premium per i Galaxy S, i Galaxy Z e una parte consistente degli iPhone, ha raggiunto i limiti fisici. I pannelli pieghevoli richiedono superfici più ampie, processi più complessi e spazi maggiori per i nuovi macchinari. Continuare a comprimere tutto lì non era più sostenibile. A7, il cui cantiere era stato interrotto nel 2021 per le incertezze di domanda legate alla pandemia, diventa quindi il pezzo mancante.
Perché proprio adesso
La spinta principale arriva dai pieghevoli. I preordini del Galaxy Z Fold 8 in Corea del Sud hanno raggiunto 1,44 milioni di unità, un aumento del 38,5% rispetto alla serie precedente e un record per qualsiasi smartphone Samsung. Contemporaneamente, Apple si prepara a entrare nel segmento. Le fonti di settore indicano che il primo iPhone pieghevole, spesso chiamato iPhone Ultra nelle voci di corridoio, potrebbe arrivare già a settembre 2026. Samsung Display è il fornitore esclusivo dei pannelli per i primi tre anni, un accordo che riflette il vantaggio tecnologico coreano su durata, resa produttiva e riduzione della piega visibile.
Secondo i dati citati da Counterpoint Research e riportati dalla stampa sudcoreana, Apple da sola dovrebbe assorbire circa il 29% della domanda globale di pannelli pieghevoli nel 2026. Le spedizioni totali di questi display sono stimate a 27,5 milioni di unità entro fine anno, in crescita del 24% rispetto al 2025. I ricavi del segmento dovrebbero salire ancora di più, del 48%, grazie ai prezzi medi più elevati dei modelli premium di Samsung e, a breve, di Apple.
Non è solo questione di volumi immediati. Samsung Display sta guardando oltre il 2026. L’impianto A7 è destinato, secondo le attese del settore, a ospitare linee per pannelli pieghevoli e micro OLED ad altissima risoluzione destinati ai dispositivi di realtà estesa. È parte del piano più ampio da 67.000 miliardi di won (circa 45-50 miliardi di dollari ai tassi correnti) che Samsung Display intende investire ad Asan e Cheonan fino al 2040. Quel piano, a sua volta, rientra nel mega-investimento di 140.000 miliardi di won annunciato dal gruppo Samsung per la regione di Chungcheong.
Il ruolo di Apple e la competizione cinese
Apple non è solo un cliente: è diventato un fattore di stabilizzazione della domanda. Dopo le difficoltà di qualità che hanno escluso BOE dalla fornitura dei pannelli per i modelli premium del 2026, Samsung Display e LG Display si sono trovate a coprire praticamente l’intera gamma OLED di Cupertino per la seconda metà dell’anno: iPhone 18 Pro e Pro Max, iPad mini OLED, MacBook Pro OLED e, appunto, il pieghevole. Per il solo foldable, le stime più conservative parlano di un ordine iniziale intorno ai 3 milioni di pannelli nel 2026, con possibilità di revisione al rialzo se la risposta del mercato sarà positiva.
Questa concentrazione ha un rovescio della medaglia. L’industria OLED sudcoreana dipende in misura rilevante da un singolo grande cliente americano. Allo stesso tempo, i produttori cinesi, BOE in testa, stanno accelerando sia sulla capacità sia sulla tecnologia. Nel primo trimestre 2026 BOE ha detenuto quasi il 45% delle spedizioni globali di pannelli pieghevoli. Samsung Display punta a riconquistare la leadership annuale, con una quota stimata intorno al 31% una volta che l’iPhone pieghevole entrerà in produzione. L’investimento su A7 serve proprio a non farsi trovare impreparati quando la domanda salirà ulteriormente e quando i concorrenti cinesi ridurranno il gap tecnologico.
Cosa cambia per chi compra (e per chi produce)
Per i consumatori finali l’effetto più immediato è la maggiore probabilità che i volumi di pieghevoli, sia Samsung sia Apple, possano crescere senza colli di bottiglia sul display. Una linea dedicata riduce il rischio di carenze di componenti che in passato hanno ritardato o limitato le disponibilità. Per i produttori di dispositivi, significa più certezza di fornitura e, potenzialmente, maggiore pressione competitiva sui costi nel medio periodo.
Per Samsung Display è una scommessa sulla trasformazione dei pieghevoli da prodotto di nicchia a segmento mainstream. I pannelli flessibili non servono più solo agli smartphone: le stesse tecnologie stanno entrando nei laptop OLED, nei tablet e, più avanti, nei dispositivi XR. A7 è pensato per intercettare quella transizione.
Il percorso resta lungo. I lavori strutturali ripartono ora, la costruzione vera e propria è prevista per l’inizio del 2027 e la piena operatività per i primi mesi del 2028. Nel frattempo le linee esistenti, A3 e le altre, dovranno reggere la spinta del 2026 e del 2027. Ma la direzione è chiara: Samsung Display sta costruendo capacità in anticipo rispetto alla domanda, non in rincorsa.
È una mossa tipica di chi conosce i cicli dell’elettronica di consumo. Quando Apple decide di entrare in un nuovo form factor, i volumi possono cambiare in pochi trimestri. Quando i cinesi accelerano sugli investimenti, chi resta fermo perde quote. L’A7 di Asan è la risposta di Samsung a entrambi questi segnali contemporaneamente.