Qualcomm, al Summit di settembre, ha spezzato il flagship in due. Snapdragon 8 Elite Gen 6 (SM8950) e Snapdragon 8 Elite Extreme Gen 6 (SM8975). Stesso nodo TSMC a 2 nm. Stessa CPU Oryon: due core Prime fino a 5 GHz, sei Performance fino a 4 GHz, 16 MB di Flex Cache. Il 5 GHz c’è su entrambi. Non è il distinguo.
Il distinguo sta sotto il dissipatore. GPU, memoria grafica, NPU, package. Sullo Xiaomi 18 Pro c’è il Gen 6. Sullo Xiaomi 18 Pro Max l’Extreme. Xiaomi lo ha detto a chiare lettere: il die Extreme è più largo perché la RAM non sta più impilata sul SoC. Offset PoP. Serve il telaio da 6,9 pollici.
Cosa è uguale, e cosa cambia dopo dieci minuti
Sui picchi da benchmark la CPU è quasi la stessa. Qualcomm, rispetto allo Snapdragon 8 Elite Gen 5, dà +10% al Gen 6 e +13% all’Extreme. Efficienza CPU: +37% su tutti e due. Geekbench e AnTuTu, sui primi campioni, si giocano pochi punti sulla parte intera. Chi apre WhatsApp non vede l’Extreme.
La GPU sì. Gen 6: Adreno 845, 12 MB di memoria dedicata, +35% di prestazione e +40% di efficienza sul Gen 5. Extreme: Adreno 850, 18 MB di High Performance Memory, +44% e lo stesso +40% di efficienza dichiarata, più un 12% in meno di consumo legato proprio a quei 6 MB extra. Meno andate in RAM di sistema, meno watt, meno calore a parità di scena.
Sull’Extreme ci sono i matrix core nell’Adreno. Alimentano Adreno Neural Fusion: super-risoluzione e generazione di fotogrammi intermedi, se il motore del gioco lo espone. Qualcomm, sulla demo interna Dragon Alley, parla di fino al 40% in meno di potenza di rendering. Senza supporto dello sviluppatore è silicio spento. Non è un turbo universale.
Hexagon NPU: +14% e +20% per watt sul Gen 6, +35% e +33% sull’Extreme, con il 50% di memoria condivisa in più e modelli MoE oltre i 30 miliardi di parametri. Serve agli agenti on-device, non a Genshin. Video: l’Extreme in scheda Qualcomm fa 8K a 60 fps e 4K a 240 in slow motion, APV e VVC. Lo Xiaomi 18 Pro Max, sulla pagina GSMArena, registra ancora 8K a 30. Il SoC può. Il software del telefono, al lancio cinese, non è detto che apra il rubinetto.
Throttling: Offset PoP ritarda il calo, non lo cancella
Un dirigente Qualcomm, a Digital Trends, è stato esplicito. Tutti e due i chip toccano i 5 GHz. Offset PoP non serve a salire di clock. Serve a restarci. La memoria spostata di lato lascia il die più vicino alla camera di vapore. Il tempo per arrivare alla soglia termica, nei test interni, più che raddoppia. «Se giocate trenta minuti vedrete FPS più alti, meno throttling, consumi più bassi». Subito dopo: sui carichi pesanti throttlate comunque.
Xiaomi, sullo Xiaomi 18 Pro Max, aggiunge pompa anulare e promette un’ora a frame pieni sui titoli impegnativi. Un test cinese a caldo, mezz’ora di Wangzhe Rongyao a 120 fps, ha dato 119,7 di media e 3,49 W, dorso a 37,1 °C. Honkai: Star Rail a 60: 59,15 fps, 5,63 W, qualche punta in giù senza un gradino lungo di downclock. È un hands-on, non un protocollo di laboratorio. Dice però la direzione: a gioco «facile» i due SoC si equivalgono; a gioco che tiene GPU e CPU insieme per quaranta minuti l’Extreme parte dopo.
Chi compra lo Xiaomi 18 Pro non compra un processore lento. Compra lo stesso 5 GHz in un package più stretto, senza Neural Fusion, con 12 MB invece di 18, con una camera di vapore dimensionata sul Gen 6. Una sessione da pausa pranzo esce identica. Una da sera intera, su un titolo che usa i matrix core, no.
I numeri Qualcomm sono tutti contro il Gen 5, non uno contro l’altro in un harness pubblico da un’ora. Fino a quelle curve il riassunto è corto. Stesso processore per aprire le app. Due GPU per chiudere Genshin. L’Extreme non è «più GHz». È più memoria grafica, più silicio AI nel raster e un pezzo di rame messo meglio. Il throttling resta. Si vede più tardi.
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