SPID a pagamento 2026: chi paga, chi è esente e come usarlo gratis

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Per dieci anni lo SPID è stato gratuito per tutti. Dal 1° gennaio 2026 non è più così, almeno non per tutti. Poste Italiane — che gestisce oltre 24 milioni di identità digitali su un totale di quasi 40 milioni attive in Italia — ha introdotto un canone annuale per il servizio PosteID abilitato a SPID. Una mossa attesa, annunciata con mesi di anticipo, ma che ha comunque colto di sorpresa una fetta consistente di utenti abituati a considerare l’identità digitale un servizio pubblico senza costi diretti.

La decisione di Poste segue quella di altri provider già avvenuta nel corso del 2025 e riflette un cambiamento strutturale nel modello di finanziamento del sistema SPID: lo Stato ha progressivamente ridotto i fondi pubblici destinati a coprire i costi dei gestori privati, che a quel punto hanno iniziato a trasferire parte dei costi sugli utenti finali. Nel frattempo, il Governo ha esplicitamente indicato nella Carta d’Identità Elettronica lo strumento preferito per l’identità digitale dei cittadini — e il confronto tra le due soluzioni è diventato inevitabile.

Questa guida serve a capire la situazione con precisione: chi deve pagare e quanto, chi ne è esente, come funziona il meccanismo di sospensione, quali provider offrono ancora lo SPID gratuitamente, come si trasferisce la propria identità da un provider all’altro, e perché la CIE potrebbe essere la risposta definitiva per la maggior parte degli utenti.

Come funziona lo SPID a pagamento: le regole di Poste Italiane

Il cambiamento introdotto da Poste Italiane riguarda il mantenimento annuale del servizio PosteID abilitato a SPID. Non si tratta di un costo una tantum legato all’identificazione iniziale, ma di un abbonamento ricorrente da 6 euro all’anno (IVA inclusa), richiesto a partire dal secondo anno di utilizzo.

Le regole operative sono chiare e meritano di essere lette con attenzione, perché molti utenti si sono trovati confusi dalle notifiche ricevute.

Per i nuovi utenti che attivano lo SPID per la prima volta dopo il 1° gennaio 2026, il primo anno resta completamente gratuito: il canone scatterà solo al primo rinnovo, dodici mesi dopo l’attivazione. Per gli utenti già attivi prima di quella data, il pagamento non è stato richiesto immediatamente: la quota è dovuta alla scadenza dell’annualità in corso, con 30 giorni di preavviso via email. Chi ha attivato lo SPID a maggio 2023, ad esempio, riceverà la richiesta di pagamento ad aprile 2026 per la scadenza di maggio. Chi lo ha attivato a novembre riceverà la notifica a ottobre.

Se il canone non viene rinnovato entro i 30 giorni dalla comunicazione, il servizio viene sospeso. Non cancellato definitivamente: l’utente ha 24 mesi dall’ultimo accesso per effettuare il pagamento e ripristinare immediatamente la funzionalità, senza dover corrispondere alcun importo per il periodo di sospensione. Una finestra lunga, pensata per non escludere chi dimentica, non riceve la notifica o si trova in una situazione temporanea di difficoltà.

Il pagamento può essere effettuato online tramite il portale posteid.poste.it oppure fisicamente in ufficio postale. Chi non accetta le nuove condizioni economiche ha il diritto di recedere dal contratto entro 30 giorni dalla scadenza del servizio, senza penali e senza costi aggiuntivi.

Chi è esente dal canone: le categorie protette

Non tutta la platea di 24 milioni di utenti PosteID è soggetta al canone. Poste Italiane ha confermato che alcune categorie di cittadini continueranno ad accedere al servizio gratuitamente anche negli anni successivi al primo. Le esenzioni riguardano fasce considerate fragili o con esigenze specifiche, tra cui anziani con difficoltà di accesso digitale, persone con disabilità e soggetti in condizioni economiche disagiate.

L’elenco completo e aggiornato delle categorie esenti è consultabile sulla pagina ufficiale dedicata ai costi del servizio su posteid.poste.it. Prima di procedere a qualsiasi pagamento, vale la pena verificare la propria situazione: bastano pochi minuti e si potrebbe scoprire di non dover pagare nulla.

I provider che applicano un canone: quanto costano davvero

Poste Italiane non è il primo operatore ad aver introdotto un costo per lo SPID, né l’unico. Nel corso del 2025, altri gestori privati si erano già mossi in questa direzione — Aruba a maggio, InfoCert a luglio — rendendo il passaggio di Poste meno dirompente di quanto potesse sembrare, ma comunque significativo per la dimensione numerica degli utenti coinvolti.

Aruba applica dal secondo anno un canone di 4,90 euro più IVA all’anno (6 euro in totale, arrotondato). I costi di attivazione variano in base alla modalità di identificazione scelta: il riconoscimento via webcam costa 29,90 euro più IVA, mentre l’utilizzo della Tessera sanitaria o della Carta Nazionale dei Servizi per l’identificazione è gratuito. Chi sceglie quest’ultima strada per l’attivazione paga quindi solo il canone annuale dal secondo anno.

InfoCert segue uno schema analogo: 4,90 euro più IVA dal secondo anno, con costi di attivazione che variano da 19,90 euro più IVA per il video riconoscimento fino all’utilizzo gratuito della firma digitale o della CNS. Come per Aruba, l’attivazione tramite CNS o firma digitale abbatte i costi iniziali a zero, lasciando solo il canone di rinnovo.

SpidItalia Register.it è la soluzione più costosa in assoluto: il primo anno ha un costo di 70,95 euro comprensivo delle credenziali, e dal secondo anno si aggiungono 9,90 euro più IVA (circa 12 euro) per il rinnovo annuale. Un’offerta chiaramente rivolta a un segmento professionale, non al cittadino comune.

TeamSystem ID ha anch’esso un piano a pagamento per gli SPID personali, collocandosi nella fascia dei provider commerciali.

I provider che offrono ancora lo SPID gratuitamente

Il quadro non è tutto a pagamento, e questo è il punto che spesso viene perso nel dibattito. Diversi provider tra i 12 abilitati da AgID offrono ancora lo SPID gratuitamente, almeno attraverso alcune modalità di identificazione.

Intesi Group, ID InfoCamere, TIM ID, Sielte ID, Namirial, Lepida ed EtnaID rientrano tutti nella categoria dei provider con opzioni gratuite. Il dettaglio da tenere presente: anche alcuni di questi provider prevedono costi per certe modalità di riconoscimento — tipicamente il riconoscimento via webcam o video — mentre mantengono la gratuità completa per identificazioni tramite firma digitale, CIE o CNS. Non è quindi sufficiente sapere che un provider “è gratuito”: bisogna verificare quale combinazione specifica di attivazione e mantenimento risulta effettivamente senza costi nel proprio caso.

Lepida merita una menzione separata: è il provider della Regione Emilia-Romagna, ma è accessibile anche ai residenti di altre regioni ed è storicamente uno dei più solidi sul fronte della gratuità.

La regola pratica è questa: prima di attivare lo SPID con un provider o prima di trasferire la propria identità digitale, visitare il sito del singolo gestore per verificare le condizioni correnti. L’elenco completo dei 12 gestori abilitati con tutti i dettagli è disponibile sulla pagina ufficiale AgID (agid.gov.it), che è il riferimento istituzionale da consultare.

Come trasferire lo SPID da un provider a pagamento a uno gratuito

Uno degli aspetti meno noti del sistema SPID è che l’identità digitale non è vincolata al provider con cui è stata attivata. È possibile trasferirla a un altro gestore senza perdere l’accesso ai servizi, senza dover rifare tutta la procedura di identificazione da zero e senza costi, a patto di scegliere un provider che non li preveda.

La procedura di trasferimento si avvia dal sito del nuovo provider scelto, non da quello attuale. Il nuovo gestore guiderà l’utente attraverso le fasi necessarie per il trasferimento, che tipicamente includono una nuova identificazione (anche in questo caso, le modalità variano per costo e complessità) e la migrazione del profilo.

Un avvertimento pratico: prima di avviare il trasferimento, verificare attentamente che il nuovo provider scelto offra la gratuità anche per la modalità di identificazione disponibile. Alcuni provider sono gratuiti per il mantenimento annuale ma prevedono costi di attivazione che, sommati, possono superare il risparmio ottenuto rispetto al semplice pagamento del canone di Poste. La matematica va fatta caso per caso.

La CIE: l’alternativa gratuita che la maggior parte degli italiani già possiede

C’è una soluzione di cui si parla troppo poco rispetto alla sua rilevanza pratica, e che per la stragrande maggioranza dei cittadini risolve il problema del costo dello SPID in modo definitivo. Si chiama Carta d’Identità Elettronica, e probabilmente è già nel portafoglio di chi sta leggendo questo articolo.

La CIE è un documento di Stato emesso dal Ministero dell’Interno. Non è soggetta alle logiche commerciali dei provider privati. Non prevede canoni annuali. E non li prevederà in futuro, perché è un’infrastruttura pubblica finanziata dallo Stato nell’ambito dei documenti di identità. Permette di accedere agli stessi servizi pubblici accessibili con lo SPID, con un livello di sicurezza nativamente superiore: la CIE garantisce il Livello 3 di sicurezza (il massimo previsto dagli standard europei eIDAS), mentre la maggior parte degli SPID standard si ferma al Livello 2.

C’è un falso mito da sfatare con chiarezza, perché ha tenuto lontane molte persone dall’utilizzare la CIE online. Molti pensano che usarla per accedere ai servizi digitali richieda di avvicinare fisicamente la carta allo smartphone tramite NFC a ogni singolo accesso — un’operazione spesso scomoda, soggetta a errori di lettura e non possibile su tutti i dispositivi. Non è più così, e non lo è da tempo.

Grazie all’attivazione delle credenziali di Livello 1 e 2 tramite l’app CieID, è possibile utilizzare la propria identità digitale esattamente come si usa lo SPID: con nome utente, password e un codice OTP inviato via SMS, senza mai estrarre la carta dal portafoglio. L’NFC fisico rimane necessario solo per le operazioni che richiedono il Livello 3 — le più sensibili — ma per l’accesso quotidiano a INPS, Agenzia delle Entrate, fascicolo sanitario, portali comunali e regionali, il flusso è identico a quello dello SPID.

Come attivare le credenziali CieID passo per passo

L’app CieID è disponibile gratuitamente su iOS e Android. L’attivazione richiede:

La carta d’identità elettronica fisica (riconoscibile dal chip integrato, indicato solitamente da un simbolo sul retro). Il codice PIN a 8 cifre: metà (le prime 4 cifre) viene comunicata allo sportello del Comune al momento del rilascio, metà (le ultime 4) arriva per posta insieme alla carta nelle settimane successive. Chi non ricorda più il PIN può recarsi al Comune di residenza per richiedere lo sblocco.

Una volta ottenuto il PIN completo, l’attivazione delle credenziali di Livello 2 avviene all’interno dell’app: si avvicina la carta al telefono tramite NFC una sola volta, durante la configurazione iniziale, per verificare l’autenticità del documento. Fatto questo, per tutti gli accessi successivi non sarà più necessario usare la carta fisicamente: basteranno le credenziali create durante l’attivazione.

Se il PIN non è disponibile e la carta è stata ricevuta da oltre sei mesi (termine entro cui sarebbe stato necessario ritirare la seconda metà), è comunque possibile richiedere il reset del PIN allo sportello anagrafico del proprio Comune. Il processo richiede pochi minuti.

Perché il Governo punta sulla CIE e cosa cambia con IT Wallet

La scelta di non regolare il mercato dei provider SPID per impedire l’introduzione di canoni non è casuale. Il Governo ha da tempo indicato nella CIE il pilastro dell’identità digitale italiana, e il percorso è esplicitato anche dal punto di vista normativo.

Il DPCM firmato il 18 febbraio 2026, che obbliga tutte le Pubbliche Amministrazioni ad adeguarsi a IT Wallet entro febbraio 2027, posiziona la CIE come fulcro dell’intera architettura. È la chiave per accedere al portafoglio digitale italiano, è il documento di riconoscimento che permetterà di caricare e utilizzare tessera elettorale digitale, certificazioni e altri documenti PA direttamente dallo smartphone, ed è lo strumento di riferimento per il futuro portafoglio europeo di identità digitale previsto dal regolamento eIDAS.

In questo scenario, lo SPID non sparirà dall’oggi al domani. Troppi portali ne dipendono ancora, alcuni servizi privati non hanno ancora completato l’integrazione con CIE, e la base di 40 milioni di identità attive non si smonta in pochi mesi. Ma il suo ruolo è destinato a ridursi progressivamente, man mano che la CIE e IT Wallet guadagnano copertura e capillarità.

La valutazione pratica per ogni utente diventa questa: se usate lo SPID solo per accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione — INPS, Agenzia delle Entrate, fascicolo sanitario, bonus, pratiche comunali — la CIE con l’app CieID è già oggi un sostituto completo e gratuito. Se usate lo SPID anche per accedere a piattaforme private o portali che ancora non supportano la CIE, potrebbe valere la pena tenerlo attivo in parallelo, magari trasferendolo a un provider gratuito invece di pagarlo.

Sei euro all’anno non sono una cifra che rovinerà nessuno. Ma capire di avere alternative valide e gratuite è comunque informazione che vale la pena possedere.


Fonti

Poste Italiane — PosteID abilitato a SPID: costi del servizio

Il Sole 24 Ore — SPID, non solo Poste: ecco i provider che lo offrono gratis e chi lo fa già pagare

Fanpage.it — Quali sono gli SPID rimasti gratuiti dopo che quello di Poste è diventato a pagamento

Today.it — SPID gratis, chi lo offre non a pagamento nel 2026: la lista

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