Lo SPID, nato come strumento gratuito per accedere ai servizi digitali pubblici e privati, rischia di non esserlo più. Anche Poste Italiane, che gestisce la maggior parte delle identità digitali attive, valuta di introdurre un canone annuo: una trasformazione che potrebbe riguardare oltre trenta milioni di utenti. Quanto costerà davvero? E quali alternative resteranno?
SPID: dalle origini al nuovo scenario economico
Che cos’è lo SPID
Il Sistema Pubblico di Identità Digitale consente di accedere con credenziali uniche a migliaia di servizi online di amministrazioni e aziende. Introdotto con l’obiettivo di semplificare l’interazione digitale, si è basato su provider privati accreditati da AgID, finanziati indirettamente dallo Stato per garantire la gratuità.
Il modello gratuito in crisi
Negli ultimi anni la gratuità si è incrinata: i costi per infrastrutture, cybersecurity, supporto tecnico e gestione delle identità sono aumentati. I contratti con lo Stato si sono esauriti, i fondi straordinari si sono rivelati insufficienti e il peso economico è rimasto sui provider. Il risultato è che diversi operatori hanno già abbandonato l’idea del servizio gratuito.
Provider che hanno introdotto costi
Il passaggio a pagamento è già realtà:
- Aruba chiede 4,90 € annui più IVA dal secondo anno.
- InfoCert applica un canone di 5,98 € annui IVA inclusa.
- Register.it richiede fino a 9,90 € più IVA, con profili speciali anche molto più onerosi.
La promessa di un’identità digitale gratuita universale si sta progressivamente dissolvendo.
PosteID: il caso più rilevante
L’attuale modello di Poste
PosteID, versione SPID di Poste Italiane, oggi è gratuito nelle modalità standard. Restano però già previste tariffe per attivazioni particolari, come il riconoscimento in ufficio postale o tramite documenti elettronici senza PIN, con costi rispettivamente di 12 € e 10 €.
L’ipotesi di canone annuale
Secondo indiscrezioni di settore, anche Poste potrebbe introdurre un canone di circa 5 € annui per il mantenimento dell’identità digitale. Si tratterebbe di un importo in linea con i concorrenti, ma l’impatto sarebbe amplificato: Poste controlla oltre il 70 % delle credenziali SPID attive.
Cosa cambierebbe per gli utenti
Un simile canone produrrebbe una trasformazione radicale: la maggioranza assoluta degli utenti SPID dovrebbe decidere se accettare di pagare o rinunciare al servizio. È improbabile che l’attivazione del canone avvenga senza consenso esplicito: come già avviene con altri provider, sarà necessario confermare il rinnovo e il pagamento.
Conseguenze pratiche per cittadini e imprese
Una nuova barriera economica
Anche se il costo appare contenuto, rappresenta un cambiamento di paradigma. L’identità digitale è stata considerata un diritto di cittadinanza digitale; renderla a pagamento, seppur in misura minima, significa trasformarla in un servizio con barriere economiche.
Effetti di massa
Con decine di milioni di cittadini coinvolti, la misura inciderebbe in modo diretto sull’accesso ai servizi digitali. Molti potrebbero cercare altri provider gratuiti, ma il modello stesso sembra avviarsi verso un allineamento generale al pagamento.
Le condizioni di rinnovo
È prevedibile che:
- il rinnovo non sia automatico, ma richieda accettazione esplicita;
- in caso di mancato consenso, il servizio venga sospeso e poi disattivato;
- chi non intende pagare possa rivolgersi a provider ancora gratuiti o utilizzare alternative statali come la CIE.
Alternative allo SPID a pagamento
La Carta d’Identità Elettronica (CIE)
La CIE è già un’alternativa valida allo SPID per accedere a numerosi servizi. Essendo gestita dallo Stato, non è soggetta a logiche commerciali di provider privati. L’obiettivo governativo è espanderne l’uso e arrivare a una copertura superiore al 70 % entro il 2026.
IT-Wallet e identità digitale europea
Il futuro della cittadinanza digitale italiana passa anche per l’IT-Wallet, il portafoglio digitale che integrerà CIE, tessera sanitaria e altri documenti. Questo si inserisce in un quadro europeo in evoluzione, regolato dall’eIDAS, che punta a un’identità digitale interoperabile in tutta l’Unione.
Il destino dello SPID
Il progressivo abbandono della gratuità e la migrazione verso strumenti pubblici più integrati lasciano immaginare che lo SPID, nel medio periodo, possa perdere centralità a favore di soluzioni statali e comunitarie.
Rischi e scenari futuri
I principali rischi
- esclusione digitale per chi non può o non vuole pagare;
- aumento del divario tra chi utilizza strumenti pubblici e chi si affida a provider privati;
- frammentazione del sistema con credenziali multiple e diversi livelli di accesso.
Scenari plausibili
- Scenario realistico: canone annuale di circa 5 €, graduale migrazione verso la CIE.
- Scenario restrittivo: i provider privati lasciano il mercato e lo SPID resta solo a gestione pubblica.
- Scenario ibrido: per alcuni anni SPID, CIE e IT-Wallet convivono, con graduale dismissione del primo.
Come prepararsi
Gli utenti dovrebbero:
- seguire con attenzione le comunicazioni ufficiali del proprio provider;
- attivare la CIE, se non già posseduta;
- verificare se esistono ancora provider gratuiti e considerare eventuale migrazione;
- pianificare l’uso dell’IT-Wallet appena disponibile.
Conclusione
Il modello economico dello SPID cambia volto. Con la possibile introduzione di un canone anche da parte di Poste Italiane, il paradigma della gratuità universale appare ormai superato. Il cittadino dovrà quindi scegliere: accettare il pagamento, cambiare provider o puntare su strumenti statali come la CIE e l’IT-Wallet.
Il futuro dell’identità digitale italiana sembra destinato a passare da un sistema ibrido a uno statale centralizzato. Nel frattempo, ogni utente deve farsi trovare pronto: non ignorare gli avvisi di rinnovo e assicurarsi un’alternativa per continuare ad accedere senza interruzioni ai servizi digitali.
Fonti:
- AgID – Agenzia per l’Italia Digitale (documentazione ufficiale SPID)
- Reuters, Poste Italiane considers digital identity fee, analysts see potential 100 mln euro profit boost (26 settembre 2025)