C’è una lamentela ricorrente tra chi usa Spotify da anni. Bastano una serata a recuperare vecchi successi pop, un pomeriggio di studio con musica ambient o — peggio ancora — la playlist aperta da un amico, e la Discover Weekly del lunedì successivo diventa irriconoscibile. L’algoritmo ha registrato tutto, ha aggiornato il profilo, ha tirato le sue conclusioni. E voi non avevate modo di correggerlo, a meno di non escludere manualmente brani e playlist dal Taste Profile sperando che la situazione si sistemasse da sola.
Spotify sembra intenzionata a risolvere questo problema in modo più diretto. I colleghi di Android Authority hanno trovato nel codice della versione 9.1.28.385 dell’app i riferimenti a una nuova funzione chiamata “Notes”, collegata proprio al Taste Profile. Non è ancora disponibile pubblicamente — siamo nella fase delle stringhe di codice, non del lancio ufficiale — ma quello che emerge è abbastanza preciso da capire la direzione.
Come funziona Spotify Notes: feedback testuale per l’algoritmo
L’idea alla base di Notes è semplice: permettere agli utenti di scrivere note testuali per influenzare direttamente quello che Spotify mostra nella Home e nelle playlist personalizzate. Un input esplicito, in linguaggio naturale, al posto del solo comportamento implicito tracciato dalla piattaforma.
Tra le stringhe di codice trovate compaiono frasi come “Raccontaci di più su di te” e “Le tue note aiutano a influenzare ciò che vedi nella Home”. C’è anche un testo di esempio indicativo: “Ultimamente sto ascoltando molto…”, che suggerisce il tipo di input libero che la funzione accetterebbe.
In pratica, funzionerebbe in modo simile alle istruzioni personalizzate che si possono dare a ChatGPT o Gemini per orientare le risposte. Non più solo dati comportamentali passivi — cosa ascolti, quanto spesso, se salti un brano — ma una guida testuale esplicita su preferenze, periodi di ascolto, cambiamenti di gusto.
I limiti e come gestire le note
Il sistema non sarà illimitato. Dal codice emerge che Spotify intende porre vincoli sia sul numero massimo di note che si possono creare, sia sulla lunghezza di ciascuna. Una volta raggiunta la soglia, aggiungere una nuova nota richiederà di eliminarne una esistente.
Questo dettaglio non è banale: significa che le note diventano una risorsa da gestire con attenzione, non un campo di testo aperto. E c’è un’altra conseguenza da tenere a mente — cancellare una nota ridurrà il suo impatto sul profilo. L’algoritmo non dimenticherà istantaneamente; l’effetto si ridurrà gradualmente.
Sarà possibile creare, modificare ed eliminare le note. La gestione sembra integrata direttamente nel Taste Profile, l’area dell’app che già oggi raccoglie le preferenze musicali e consente di escludere manualmente certi artisti o brani.
Perché è una novità importante — e perché non esultare ancora
Il Taste Profile di Spotify si è sempre basato quasi esclusivamente su segnali impliciti. Il problema di un sistema del genere è noto: è reattivo, non proattivo. Non sa distinguere tra un ascolto intenzionale e uno casuale, non capisce che certi brani sono stati messi per un ospite o per un momento specifico. Notes sposterebbe l’equilibrio verso l’utente, riducendo la dipendenza da comportamenti che l’algoritmo può facilmente fraintendere.
Detto questo, vale la pena mantenere una certa cautela. Le funzioni trovate nel codice di un’app non garantiscono il lancio pubblico: Spotify potrebbe perfezionarle, ritardarle o abbandonarle del tutto. Non esiste ancora una data di rilascio, non esiste ancora un annuncio ufficiale. Quello che esiste è un segnale abbastanza chiaro sulla direzione che la piattaforma sta esplorando.
Nel frattempo: le Prompted Playlists arrivano in Europa
Parallelamente alle notizie su Notes, Spotify sta espandendo la disponibilità delle Prompted Playlists — le playlist generate dall’AI a partire da un prompt testuale. Dopo i test in Nuova Zelanda e il lancio in Nord America, la funzione arriva in Regno Unito, Irlanda, Australia e Svezia. Primo ingresso europeo significativo.
Il meccanismo è diverso da Notes: non si tratta di istruzioni permanenti per l’algoritmo, ma di generazione a richiesta di una playlist per un mood, uno scenario o un’attività specifica. L’AI tiene conto della cronologia di ascolto dell’utente, dei trend culturali e delle uscite recenti, e spiega perché ogni brano è stato selezionato. Le playlist si possono aggiornare automaticamente, giornalmente o settimanalmente.
Per l’Italia non ci sono ancora date. Guardando il pattern di espansione geografica di Spotify, l’arrivo nel mercato italiano potrebbe seguire nel corso del 2026.
Il quadro complessivo racconta una Spotify che sta ridisegnando il rapporto tra utente e algoritmo su due fronti: controllo proattivo con Notes, scoperta su richiesta con le playlist AI. Sono approcci complementari, non alternativi. E se Notes arriverà davvero alla versione pubblica, anni di frustrazioni con la Discover Weekly potrebbero finalmente avere una valvola di sfogo concreta.
Fonti:
TecnoAndroid — Spotify testa “Notes”: gli utenti controlleranno l’algoritmo per i suggerimenti