Storia design Apple: da Jony Ive a John Ternus, la nuova era inizia ora

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Per trent’anni, il design Apple è stato sinonimo di un solo nome: Jony Ive. Dal colorato iMac del 1998 all’iPhone che ha ridefinito gli smartphone, dall’eleganza minimalista dell’iPad alla filosofia “less is more” che ha influenzato un’intera industria. Ive non ha solo disegnato prodotti — ha definito l’identità visiva di un’epoca tecnologica.

Ora, a sette anni dalla sua uscita, Apple sta vivendo la più profonda trasformazione del suo design team dalla morte di Steve Jobs. E al centro di questa rivoluzione silenziosa c’è un nome che fino a pochi mesi fa la maggior parte degli appassionati non conosceva: John Ternus.

Dicembre 2025 segna uno spartiacque. Alan Dye, capo del design dell’interfaccia utente e mente dietro il controverso Liquid Glass, lascia per Meta. Jeff Williams, Chief Operating Officer che aveva supervisionato i team di design dopo Ive, si ritira. E John Ternus — ingegnere hardware, non designer — assume il controllo di una delle funzioni più critiche di Apple: il design, sia hardware che software.

Come siamo arrivati qui? E cosa significa per il futuro di Apple?

L’era Jony Ive: quando il design divenne il prodotto

Jonathan Paul Ive entra in Apple nel 1992, ma è solo con il ritorno di Steve Jobs nel 1997 che il suo talento esplode. Jobs, che aveva appena salvato Apple dalla bancarotta, capisce immediatamente che l’uomo chiave per la rinascita dell’azienda non è un ingegnere o un esperto di supply chain — è quel designer britannico timido e quasi calvo che lavora nel seminterrato di Cupertino.

Nel 1997 Jobs gli affida un progetto folle: salvare Apple con un desktop che non assomigli a nessun altro computer sul mercato. Ive risponde con l’iMac G3 — traslucido, colorato, senza floppy drive (una scelta radicale per l’epoca). È un successo strepitoso. Si vende più velocemente di qualunque altro Mac nella storia.

Da quel momento in poi, Ive diventa “il più stretto collaboratore di Jobs”, come Jobs stesso dirà al suo biografo. E insieme definiscono un linguaggio di design che diventerà lo standard del settore:

  • iPod (2001): semplicità radicale, ruota click-wheel, colore bianco come statement
  • iPhone (2007): lo smartphone ridotto all’essenza — uno schermo, un pulsante
  • iPad (2010): il tablet reinventato, senza compromessi
  • Apple Watch (2015): il primo device Apple completamente nuovo dopo l’era Jobs

La filosofia è chiara: eliminare tutto ciò che non è essenziale. Jobs lo dice così: “Design is not just what it looks like. Design is how it works.” E Ive traduce questa visione in alluminio unibody, angoli arrotondati millimetricamente perfetti, interfacce che spariscono per lasciare spazio al contenuto.

Nel 2015, dopo la morte di Jobs, Ive diventa Chief Design Officer — un ruolo unico in Apple, con potere operativo secondo solo al CEO Tim Cook. Gestisce team che lavorano sia su hardware (industrial design) che software (human interface).

Ma qualcosa comincia a scricchiolare.

Il primo segnale: Alan Dye e il design che si allontana dall’usabilità

Nel 2015, lo stesso anno in cui Ive diventa CDO, prende una decisione che cambierà il destino del design Apple: promuove Alan Dye a capo del team di Human Interface Design, responsabile del design delle interfacce software di iOS, macOS, watchOS, tvOS.

Alan Dye non viene dal mondo del design software. Viene dalla moda e dal branding — ha lavorato per Kate Spade e Ogilvy. La sua esperienza è in advertising, packaging, identità visiva. Zero background in user experience o interazione uomo-macchina.

La scelta sembra fatta per l’Apple Watch, il primo prodotto Apple profondamente connesso al mondo fashion. Ma Dye non si limita a watchOS — gli viene affidata l’intera strategia di design dell’interfaccia utente Apple.

Per quasi un decennio, dal 2015 al 2025, Dye guida il design software mantenendo sostanzialmente invariata la direzione intrapresa con iOS 7 nel 2013 (il passaggio al flat design). L’approccio funziona: iOS si evolve, aggiunge funzionalità, ma mantiene coerenza.

Fino a giugno 2025.

Liquid Glass: l’ambizione che diventa problema

Al WWDC 2025, Apple svela Liquid Glass — un redesign completo dell’interfaccia di iOS 26, iPadOS 26, macOS Tahoe 26, watchOS 26, tvOS 26. Per la prima volta, un linguaggio di design unificato attraverso tutte le piattaforme Apple.

L’idea è affascinante: un materiale traslucido che “riflette e rifrange i dintorni”, pulsanti che si trasformano dinamicamente, animazioni fluide, app icon con strati multipli di vetro. Apple lo descrive come “elegante” e “il prossimo capitolo” del design software.

Dye lo presenta come una rivoluzione. La realtà sarà diversa.

I problemi emergono immediatamente:

  1. Leggibilità compromessa: il vetro traslucido crea contrasto insufficiente, rendendo il testo difficile da leggere soprattutto su sfondi chiari o colorati
  2. Usabilità sacrificata all’estetica: pulsanti che cambiano aspetto in base al contesto confondono gli utenti abituati a elementi UI predicibili
  3. Prestazioni: le animazioni fluide richiedono più risorse, con lag percettibili su device più vecchi
  4. macOS Tahoe particolarmente problematico: la barra dei menu trasparente e il Dock con “strati di vetro” rendono il sistema visivamente caotic

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