Cliccare su un tasto per dichiarare di avere 18 anni non è protezione dei minori. È una formalità. E la Commissione europea, dopo quasi un anno di indagine, lo ha finalmente messo nero su bianco.
Il 26 marzo 2026, Bruxelles ha pubblicato le conclusioni preliminari del procedimento avviato il 27 maggio 2025 contro quattro grandi piattaforme di contenuti per adulti: Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos. La valutazione è netta — le piattaforme violano il Digital Services Act per non aver protetto adeguatamente i minori dall’esposizione a contenuti pornografici. Se le infrazioni verranno confermate nella decisione finale, le sanzioni potranno arrivare fino al 6% del fatturato annuo globale di ciascuna piattaforma.
Cosa contesta la Commissione europea: le violazioni del DSA sui contenuti per adulti
L’accusa non riguarda solo la mancanza di una verifica dell’età funzionante. Va più in profondità.
Dall’indagine è emerso che le quattro piattaforme non hanno identificato e valutato con la dovuta diligenza i rischi legati all’accesso dei minori. Quando lo hanno fatto, secondo Bruxelles, hanno dato priorità alle preoccupazioni commerciali — come il danno reputazionale derivante dall’implementazione di sistemi invasivi — invece di concentrarsi sui rischi sociali per i minori, come richiederebbe esplicitamente il DSA. In alcuni casi avrebbero anche fornito informazioni fuorvianti agli ispettori, e avrebbero ignorato i pareri delle organizzazioni della società civile specializzate nella tutela dei diritti dei minori.
Gli strumenti attualmente in uso sulle piattaforme non passano l’esame. Autodichiarazioni di maggiore età, oscuramento delle pagine, avvisi sui contenuti, etichette “Riservato agli adulti”: la Commissione li considera tutti insufficienti, perché facilmente aggirabili da chiunque — minore o adulto — voglia farlo.
Quali sanzioni rischiano PornHub e Xvideos e quali sono i prossimi passi
Le conclusioni preliminari non equivalgono a una condanna definitiva. Le piattaforme coinvolte hanno ora il diritto di esaminare i documenti del fascicolo d’indagine e di rispondere per iscritto alle contestazioni. Possono anche adottare misure correttive per mettersi in regola prima della decisione finale. Parallelamente, sarà consultato il Comitato europeo per i servizi digitali.
Se però le violazioni venissero confermate, le sanzioni sarebbero proporzionate al fatturato annuo globale — fino al 6%. Per piattaforme delle dimensioni di Pornhub, gestita dal gruppo canadese Aylo, o XVideos, che secondo alcune stime risulta tra i siti più visitati al mondo, si tratterebbe di cifre molto significative.
La vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen ha commentato con una frase che non lascia spazio a interpretazioni: “Nessun bambino dovrebbe essere a un solo clic da contenuti dannosi.”
L’Italia, il TAR del Lazio e il paradosso della verifica dell’età
C’è un dettaglio tutto italiano che rende questa vicenda ancora più intricata. Mentre la Commissione europea inasprisce la pressione a livello continentale, in Italia la situazione normativa è sospesa in una zona grigia.
Il Decreto Caivano aveva fissato l’obbligo di verifica dell’età sui siti pornografici accessibili dal territorio italiano: prima scadenza il 12 novembre 2025 per i siti con sede in Italia o fuori dall’UE, poi il 1° febbraio 2026 per i siti con sede in altri Paesi membri europei. AGCOM aveva pubblicato una lista di 48 siti soggetti all’obbligo e definito le modalità tecniche con la delibera 96/25/CONS.
Il risultato? Al giro di boa di febbraio, su 45 piattaforme europee in lista, solo una manciata — tra cui OnlyFans e Chaturbate — si era adeguata. Pornhub, YouPorn e RedTube no. La società madre Aylo aveva invece impugnato il provvedimento davanti al TAR del Lazio, che a fine gennaio 2026 aveva accolto l’istanza cautelare con ordinanza n. 1851/2026, sospendendo di fatto l’applicabilità delle regole AGCOM nei confronti di Aylo fino all’udienza del merito.
Una situazione paradossale: Pornhub aveva già sperimentato la soluzione europea di verifica dell’età durante i test pilota — proprio quelli cui fa riferimento la Commissione come standard di riferimento — ma nel frattempo ha ottenuto in sede giudiziaria di non dover applicare le regole nazionali.
Il 18 marzo 2026, AGCOM ha comunque emesso i primi ordini di blocco, ma contro siti minori non coperti dal ricorso di Aylo. Il quadro sanzionatorio contro i grandi operatori resta congelato.
L’app europea per la verifica dell’età arriverà entro fine 2026
Al di là del procedimento in corso, Bruxelles sta costruendo l’infrastruttura tecnica per rendere la verifica dell’età obbligatoria, interoperabile e rispettosa della privacy in tutta l’Unione europea.
La soluzione è un’applicazione dedicata attualmente in fase di test in sei Stati membri, tra cui l’Italia. Il sistema è progettato attorno al principio del doppio anonimato: chi verifica l’età non sa a quale sito l’utente vuole accedere, e il sito non conosce l’identità dell’utente. La certificazione avviene tramite una credenziale crittografata.
Virkkunen ha confermato che lo strumento sarà disponibile entro la fine del 2026 e sarà pienamente interoperabile con i portafogli di identità digitale che gli Stati membri forniranno ai cittadini entro l’autunno. In Italia, questo significa integrazione con IT Wallet.
La Commissione sta inoltre allargando il perimetro delle indagini. Parallelamente alle conclusioni su PornHub e le altre piattaforme per adulti, è stata aperta un’indagine separata — definita “molto ampia” — su Snapchat per la tutela dei minori, con accuse che riguardano l’esposizione a tentativi di adescamento e accesso a informazioni sulla vendita di beni illegali. E sono attesi a breve i risultati del procedimento su Facebook e Instagram relativi sempre alla verifica dell’età.
Il messaggio di Bruxelles è chiaro: il ciclo di tolleranza verso le autodichiarazioni sta finendo.
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