Il 12 novembre 2025 segna una data spartiacque per l’accesso ai contenuti per adulti in Italia. È entrato formalmente in vigore l’obbligo di verifica dell’età per 48 piattaforme pornografiche individuate dall’AGCOM, anche se la messa a regime effettiva slitterà al primo febbraio 2026 per i siti con sede all’estero, che rappresentano la stragrande maggioranza. Una precisazione arrivata solo mercoledì dall’Autorità, che ha chiarito come le tempistiche concesse inizialmente fossero state interpretate in modo ambiguo dai diretti interessati, molti dei quali hanno scoperto dai giornali di essere coinvolti dalla normativa.
La misura, prevista dal decreto Caivano approvato dal governo Meloni nel 2023, punta a proteggere i minori dall’accesso a contenuti inappropriati imponendo sistemi di certificazione rigorosi. L’obiettivo dichiarato è sacrosanto, ma i dati provenienti da paesi dove regole simili sono già operative disegnano uno scenario tutt’altro che semplice: crolli verticali del traffico verso i siti regolamentati, esplosione nella domanda di servizi VPN e migrazione massiccia degli utenti verso piattaforme meno note e controllate.
Crollo del traffico: i numeri da Francia e Regno Unito
I gestori dei principali siti pornografici non fanno mistero delle conseguenze economiche della verifica obbligatoria. I portavoce di xHamster parlano di perdite fino al 90% del traffico in Francia e Regno Unito dopo l’introduzione di controlli analoghi. Pornhub, il sito più visitato al mondo nella categoria, ha registrato cali dell’80% in Louisiana e del 77% nel Regno Unito dopo luglio, quando la normativa britannica è diventata pienamente operativa.
La dinamica è sempre la stessa: messi di fronte alla scelta tra fornire dati personali sensibili o rinunciare, la maggior parte degli utenti opta per la terza via, quella non prevista dai legislatori. Non smettono di cercare contenuti pornografici, semplicemente si spostano altrove. Chi non vuole caricare documenti d’identità o scattarsi selfie con la webcam per far stimare la propria età tramite intelligenza artificiale ha essenzialmente due alternative: rivolgersi a siti più piccoli e meno noti, spesso fuori dalla lista AGCOM e quindi non ancora soggetti a regolamentazione, oppure installare una VPN per mascherare la propria posizione geografica.
L’esplosione della domanda di VPN
Ed è proprio sulle VPN (Virtual Private Network) che si concentra il paradosso più evidente di questa normativa. Nel Regno Unito, secondo la ricerca condotta da Cybernews, oltre 10,7 milioni di britannici hanno scaricato un’app VPN nella prima metà del 2025, ancor prima che le nuove regole entrassero completamente in vigore. In Francia, quando Pornhub e altri siti dell’azienda Aylo hanno temporaneamente sospeso il servizio per protesta contro i meccanismi di verifica imposti, vpnMentor ha registrato un aumento del 874% nella domanda di servizi VPN nel giorno immediatamente successivo.
Proton VPN, uno dei provider più noti, ha dichiarato di aver osservato un incremento del 1000% di nuovi abbonamenti nei soli 30 minuti seguenti all’entrata in vigore del blocco di Pornhub in Francia. “Normalmente associamo questi grossi picchi nei nuovi abbonamenti a momenti di grossi disordini politici”, ha commentato un portavoce al Financial Times. “Questo dimostra chiaramente che gli adulti sono preoccupati per l’impatto che le leggi sulla verifica dell’età avranno sulla loro privacy”.
L’uso di VPN per aggirare restrizioni geografiche è perfettamente legale in Italia, almeno per ora. L’unico divieto esplicito riguarda i gestori dei siti pornografici stessi, ai quali è vietato promuovere o fare riferimento a meccanismi di elusione dei sistemi di age verification. Ma gli utenti individuali possono liberamente scaricare e utilizzare questi servizi per connettersi tramite server situati in paesi dove non esistono obblighi di verifica dell’età.
Come funziona la verifica: doppio anonimato e costi elevati
Il sistema italiano si basa sul principio del “doppio anonimato”, una soluzione progettata per tutelare la privacy degli utenti. In pratica, chi verifica l’età (un soggetto terzo certificato) non sa a quale sito l’utente vuole accedere, mentre il sito pornografico riceve solo una conferma di maggiore età senza conoscere l’identità dell’utente. La mediazione avviene attraverso app specializzate come Yoti, già operative in altri mercati europei, che permettono tre modalità principali di verifica: caricamento di un documento d’identità, selfie analizzato tramite AI per stimare l’età, o utilizzo di un sistema chiamato AgeKey che memorizza la certificazione già effettuata.
Il processo non è solo invasivo dal punto di vista psicologico, ma anche oneroso economicamente. Ogni singola verifica costa tra 1 e 3 centesimi di euro, un importo che deve essere sostenuto dai gestori dei siti e che si ripete a ogni accesso. Per le piattaforme più piccole, che non hanno mai dovuto implementare sistemi simili e non dispongono di precedenti esperienze internazionali da cui attingere, l’adeguamento rappresenta una sfida tecnica e finanziaria significativa.
Il paradosso della sicurezza
Il paradosso più inquietante di questa normativa emerge quando si analizzano le conseguenze pratiche sulla sicurezza dei minori, che dovrebbe essere l’obiettivo primario dell’intera operazione. I siti più grandi e affermati come Pornhub, YouPorn o xHamster sono anche quelli che storicamente hanno investito maggiormente in moderazione dei contenuti, rispetto delle normative sul diritto d’autore e sicurezza informatica. Sono piattaforme che collaborano con le autorità, rimuovono contenuti illegali e hanno protocolli consolidati di protezione degli utenti.
Spingere il traffico verso siti più piccoli, meno noti e meno regolamentati significa potenzialmente esporre gli utenti – compresi proprio quei minori che la legge vorrebbe proteggere – a rischi maggiori. Le piattaforme alternative che non rientrano nella lista AGCOM, quelle che non rispettano le normative o che operano da giurisdizioni poco trasparenti, difficilmente offrono le stesse garanzie di sicurezza. E i minorenni tecnicamente competenti, quelli in grado di scaricare e configurare una VPN, continueranno ad accedere ai contenuti esattamente come prima, semplicemente aggirando i controlli.
Il Codacons ha definito la misura “un passo avanti” ma “insufficiente se non accompagnata da un serio piano di educazione digitale nelle scuole e da un maggiore controllo genitoriale”. Le sanzioni previste per i siti inadempienti arrivano fino a 250.000 euro, con possibilità di oscuramento completo dal territorio italiano. Resta da capire se queste minacce saranno sufficienti a garantire un’applicazione efficace della norma o se, come già avvenuto altrove, il risultato sarà semplicemente una redistribuzione del traffico verso angoli più oscuri della rete.
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