I turisti italiani che programmano un viaggio negli Stati Uniti potrebbero trovarsi di fronte a controlli significativamente più invasivi a partire dal 2026. L’amministrazione Trump ha pubblicato ieri sul Federal Register una proposta che renderebbe obbligatoria la dichiarazione di tutti gli account social utilizzati negli ultimi cinque anni per ottenere l’autorizzazione ESTA, il documento che consente ai cittadini di 42 paesi, Italia compresa, di visitare gli States senza visto per periodi fino a 90 giorni. La misura, attualmente sottoposta a consultazione pubblica fino al 9 febbraio, rappresenta un cambio radicale nelle procedure di ingresso e ha già scatenato polemiche tra associazioni per i diritti digitali ed esperti del settore turistico.
Cosa prevede la nuova normativa sull’ESTA
La proposta della Customs and Border Protection trasforma completamente la procedura ESTA, che finora richiedeva informazioni basilari e un pagamento di 40 dollari. Secondo il documento ufficiale, i viaggiatori dovranno fornire una lista dettagliata di tutti gli account utilizzati sulle principali piattaforme social negli ultimi cinque anni, compresi profili cancellati o non più attivi. Attualmente questa informazione è facoltativa e la maggior parte dei richiedenti sceglie di non fornirla.
Ma la cronologia dei social non è l’unico elemento che cambierà. Il nuovo ESTA richiederà anche tutti i numeri di telefono personali e di lavoro utilizzati negli ultimi cinque anni, gli indirizzi email privati e professionali degli ultimi dieci anni, e i dati anagrafici completi dei familiari diretti: genitori, coniugi, fratelli e figli, comprensivi di nomi, date di nascita, luoghi di residenza e numeri di telefono. La proposta prevede inoltre l’introduzione di un selfie obbligatoriocaricato attraverso una nuova applicazione mobile che sostituirà l’attuale portale web.
L’obiettivo dichiarato: sicurezza nazionale
Secondo le autorità statunitensi, l’ampliamento dei controlli risponde a esigenze di sicurezza nazionale. Il Dipartimento della Sicurezza Interna sostiene che i dati raccolti dai social media permetteranno di identificare meglio potenziali minacce, verificare l’identità dei richiedenti e individuare eventuali segnali di ostilità verso gli Stati Uniti. La proposta consentirebbe ai funzionari della CBP di esaminare i contenuti pubblicamente accessibili sui profili social per valutare comportamenti, opinioni e connessioni del viaggiatore.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio rafforzamento dei controlli sull’immigrazione avviato dall’amministrazione Trump. Già dal giugno 2025, simili requisiti sono stati introdotti per i visti H-1B destinati ai lavoratori specializzati e per i visti F, M e J riservati a studenti e scambi culturali. La novità riguarda però una platea molto più vasta: secondo le stime, circa 4,5 milioni di viaggiatori italiani ed europei all’anno potrebbero essere interessati da questi nuovi obblighi.
Le critiche: privacy violata e turismo a rischio
La proposta ha sollevato immediate obiezioni da parte di organizzazioni per i diritti digitali ed esperti legali. Sophia Cope dell’Electronic Frontier Foundation ha definito la misura una forma di sorveglianza eccessiva che aggrava i danni alle libertà civili senza dimostrare efficacia nell’individuare minacce reali. Lo studio legale Fragomen ha parlato di un vero e proprio cambio di paradigma: non più controlli mirati su informazioni specifiche, ma giudizi discrezionali basati su ciò che le persone condividono online.
Particolarmente controversa è la possibilità che le autorità utilizzino i contenuti social per negare discrezionalmente l’ingresso in base a opinioni politiche, critiche alle politiche americane o semplicemente a contenuti ritenuti inappropriati secondo parametri non chiari. Questo solleva questioni delicate sulla libertà di espressione e sul diritto alla privacy, considerando che vengono richiesti anche i dati di familiari che potrebbero non avere alcuna intenzione di viaggiare negli USA.
Sul fronte economico, le preoccupazioni riguardano l’impatto sul settore turistico statunitense, già in sofferenza. La US Travel Association prevede che il 2025 si chiuderà con un calo del 6,3% negli arrivi di stranieri rispetto all’anno precedente. Le nuove norme rischiano di complicare ulteriormente la situazione proprio alla vigilia della Coppa del Mondo di calcio del 2026, che gli Stati Uniti ospiteranno insieme a Canada e Messico e che dovrebbe attirare centinaia di migliaia di tifosi da tutto il mondo.
Tempi di attesa più lunghi e maggiori controlli
Gli operatori del settore turistico temono che i nuovi requisiti possano allungare significativamente i tempi di elaborazione dell’ESTA e aumentare la probabilità di essere segnalati per controlli più approfonditi. La mole di dati da verificare per milioni di richieste potrebbe creare colli di bottiglia nel sistema, con possibili ritardi nell’autorizzazione al viaggio. Un rappresentante anonimo del settore ha criticato la mancanza di consultazione preventiva da parte della CBP, definendo il provvedimento un’escalation significativa nelle procedure di controllo.
Resta inoltre poco chiaro come le autorità intendano verificare la completezza delle informazioni fornite. Chi ha utilizzato numerosi profili social nel corso di cinque anni, o chi ha cancellato account dimenticati, potrebbe trovarsi in difficoltà nel ricostruire una cronologia completa. E le conseguenze di eventuali omissioni, anche involontarie, potrebbero essere severe.
Cosa succede ora
La proposta pubblicata sul Federal Register è ora sottoposta a un periodo di consultazione pubblica che si concluderà il 9 febbraio 2026. Durante questi sessanta giorni, cittadini, associazioni e operatori del settore possono inviare commenti e osservazioni che potrebbero portare a modifiche del testo. Successivamente, l’Ufficio di Gestione e di Bilancio dovrà approvare definitivamente la normativa, che potrebbe entrare in vigore nei mesi successivi, presumibilmente nella primavera o estate del 2026.
Per i viaggiatori italiani che stanno pianificando un viaggio negli Stati Uniti, al momento non cambia nulla: l’attuale procedura ESTA rimane valida fino all’eventuale entrata in vigore delle nuove norme. Chi ha già ottenuto un’autorizzazione ESTA valida per due anni potrà continuare a utilizzarla secondo le regole attuali. Tuttavia, è consigliabile monitorare gli sviluppi nei prossimi mesi, considerando che la nuova procedura potrebbe richiedere tempi più lunghi e una preparazione più accurata della documentazione necessaria.
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