WhatsApp abbonamento per eliminare pubblicità: €4/mese

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La svolta era nell’aria da mesi, ora è impressa nero su bianco nel codice dell’app. WhatsApp sta preparando un abbonamento a pagamento che permetterà agli utenti europei di eliminare completamente la pubblicità dalla piattaforma. La scoperta arriva dall’analisi della versione beta 2.26.3.9 per Android, dove gli sviluppatori hanno inserito riferimenti espliciti a un “piano di abbonamento facoltativo per evitare gli annunci pubblicitari” nella scheda Aggiornamenti. Il prezzo ipotizzato? Quattro euro al mese — una cifra che, se confermata, renderebbe WhatsApp l’ennesima piattaforma Meta a monetizzare il diritto alla privacy.

La pubblicità su Whatsapp arriva (ma in Europa deve aspettare)

Per capire perché Meta sta costruendo questa opzione a pagamento, bisogna fare un passo indietro. A giugno 2025, Mark Zuckerberg ha rotto la promessa storica dei fondatori di WhatsApp e ha annunciato l’arrivo della pubblicità sulla piattaforma di messaggistica. Gli annunci sponsorizzati compariranno nella scheda “Aggiornamenti”, precisamente negli Stati (l’equivalente delle Storie di Instagram) e nei Canali. Niente pubblicità nelle chat private, promette Meta — almeno per ora.

Negli Stati Uniti il lancio è già iniziato nell’estate 2025. In Europa, invece, la Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC) ha messo i bastoni tra le ruote, rinviando l’introduzione degli annunci al 2026. Il motivo? Preoccupazioni legate al GDPR e al Digital Markets Act, le normative europee che impongono standard rigidi su come le aziende possono raccogliere e sfruttare i dati personali degli utenti.

E proprio in vista di questo lancio europeo — ormai imminente — che WhatsApp sta costruendo l’infrastruttura per offrire un’alternativa a pagamento. Chi non vuole vedere pubblicità, dovrà pagare.

Abbonamento solo per Europa e Regno Unito: perché?

Questo è il dettaglio che rivela la vera natura dell’operazione. L’abbonamento per rimuovere la pubblicità, stando al codice della beta, sarà disponibile esclusivamente in Europa e nel Regno Unito. Non negli Stati Uniti, non in India, non in Brasile — solo dove le leggi sulla privacy sono più stringenti.

La ragione è semplice: Meta sta replicando su WhatsApp il modello “Pay or Okay” già introdotto su Facebook e Instagram in Europa a fine 2023. Il meccanismo è questo: o accetti che Meta raccolga i tuoi dati per mostrarti pubblicità personalizzata, oppure paghi un abbonamento mensile per evitarlo. Sulle altre piattaforme Meta, l’abbonamento costa 9,99 euro al mese (poi ridotto del 40% dopo le pressioni della Commissione Europea). Per WhatsApp, il prezzo mostrato nello screenshot della beta è 4 euro al mese, ma è ancora indicativo — Meta non ha confermato ufficialmente né l’importo né i dettagli del piano.

Quel che è certo è che questo modello è una risposta diretta alle normative europee. Il GDPR richiede che il consenso al trattamento dei dati personali sia “liberamente prestato”. Il DMA, entrato in vigore nel 2023, vieta ai gatekeeper come Meta di collegare i dati raccolti su piattaforme diverse senza un consenso esplicito e libero dell’utente. Offrire un’alternativa a pagamento è il modo in cui Meta cerca di aggirare — o almeno di rispettare formalmente — questi vincoli.

“Pay or Okay”: consenso o ricatto?

Il modello “Pay or Okay” è sotto attacco da parte dell’associazione europea per i diritti digitali NOYB (None Of Your Business), guidata dall’attivista Max Schrems, lo stesso che ha fatto crollare il Privacy Shield tra Europa e Stati Uniti. NOYB sostiene che chiedere agli utenti di pagare per esercitare un diritto fondamentale — la protezione dei propri dati personali — trasforma il consenso in un ricatto economico.

I numeri danno ragione ai critici. Su Facebook e Instagram, il modello “Pay or Okay” ha generato tassi di “consenso” superiori al 99% — non perché le persone vogliano davvero la pubblicità personalizzata, ma perché non possono permettersi di pagare 10 euro al mese per evitarla. Secondo l’European Data Protection Board (EDPB), per essere considerato “libero” ai sensi del GDPR, il consenso non dovrebbe comportare penalità economiche o funzionali. Eppure Meta continua a imporre questo modello, e finora né la Commissione irlandese né la Commissione Europea hanno preso provvedimenti efficaci.

Con WhatsApp, la dinamica si replica. E anzi, si aggrava: se Facebook e Instagram sono piattaforme pubbliche dove le persone condividono contenuti di propria iniziativa, WhatsApp è uno strumento di comunicazione quotidiana — quasi un’infrastruttura essenziale per milioni di europei. Chiedere di pagare per non essere tracciati mentre si chatta con amici, famiglia e colleghi ha implicazioni diverse.

Cosa succede se paghi (o se non paghi)

Una volta che un utente si abbona al piano “senza pubblicità”, WhatsApp eliminerà completamente gli annunci sponsorizzati dalla scheda Aggiornamenti. Niente pubblicità tra gli Stati, niente canali promossi a pagamento. L’esperienza tornerebbe quella che è stata per 15 anni: messaggistica pura, senza distrazioni commerciali.

Ma cosa succede a chi non paga? Vedranno annunci personalizzati basati su dati raccolti da WhatsApp stesso (lingua, posizione approssimativa, interazioni con canali e pubblicità) e — se l’utente ha collegato il proprio account WhatsApp a Facebook e Instagram tramite il Centro gestione account Meta — anche sui dati raccolti dalle altre piattaforme. Meta assicura che messaggi privati, chiamate e contenuti delle chat resteranno crittografati end-to-end e non verranno utilizzati per il targeting pubblicitario. Ma la profilazione incrociata tra le tre piattaforme è esattamente ciò che NOYB e altre organizzazioni denunciano come violazione del DMA.

Il tempismo (sospetto) e il futuro

La scoperta dell’abbonamento nel codice della beta arriva proprio mentre l’Europa si prepara al lancio della pubblicità su WhatsApp nel 2026. Non è un caso. Meta sta costruendo il sistema per rispettare — almeno sulla carta — le normative europee, offrendo quella “scelta” che il GDPR e il DMA richiedono. Il fatto che la scelta sia tra subire pubblicità invasiva o pagare 4 euro al mese è un altro discorso.

E c’è un altro dettaglio che merita attenzione. Questo abbonamento non riguarda WhatsApp Business, la versione dell’app per le aziende che già paga per funzionalità avanzate. È un abbonamento per utenti privati, persone comuni che vogliono solo chattare senza essere bombardate da annunci. Un segnale chiaro: Meta ha deciso che WhatsApp deve diventare un motore pubblicitario a tutti gli effetti, non più un’oasi protetta nel suo ecosistema.

La strada è segnata. WhatsApp gratuito esisterà ancora, ma sarà pieno di pubblicità. WhatsApp senza pubblicità esisterà ancora, ma a pagamento. Il modello è lo stesso di Facebook, Instagram, YouTube Premium, Spotify, Netflix — la differenza è che WhatsApp non è un social network o un servizio di intrattenimento. È lo strumento con cui 3 miliardi di persone comunicano ogni giorno. E ora anche quello ha un prezzo.


Fonti:

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