Dal 1° ottobre 2026 Meta fa pagare due tipi di messaggio che, sulla WhatsApp Business Platform, erano gratis. Il primo è la risposta libera che un’azienda manda dentro la finestra di 24 ore aperta dal cliente: dal novembre 2024 non costava nulla. Il secondo è il template di utilità inviato in quella stessa finestra: era gratis dal luglio 2025. Entrambi passano a tariffa per messaggio consegnato. Restano 1.000 messaggi di servizio gratuiti al mese per ogni numero aziendale. Dal 1.001esimo scatta il listino.
Non cambia l’app WhatsApp Business verde, quella che il parrucchiere e il ristorante usano sul telefono. Non cambia il WhatsApp personale. Non arriva un addebito sul conto di chi chiede «a che ora aprite». A cambiare è il tubo dietro: API, Cloud API, CRM, chatbot, software di assistenza collegati alla piattaforma. Chi risponde da lì, da mercoledì, conta i messaggi.
Cosa si paga e cosa resta a zero
La piattaforma divide i messaggi in categorie. Marketing è la promozione, sempre a pagamento. Autenticazione è il codice di accesso, sempre a pagamento. Utility è l’avviso di spedizione, il cambio appuntamento, la fattura: a pagamento fuori dalla finestra, e da ottobre anche dentro. Servizio è tutto ciò che non è un template: «Sì, è disponibile, che taglia le serve?», una foto, una lista di pulsanti.
Dal 1° ottobre il servizio costa quanto l’utility del Paese del destinatario. In Italia, sul listino in euro che i partner citano dalla rate card Meta, si parla di circa 0,0248 euro a messaggio di servizio o utility e di circa 0,0658 euro a messaggio di marketing. Sul listino in dollari le stesse voci stanno a 0,0300 e 0,0795 dollari. Sono tariffe Meta per messaggio consegnato. Il rivenditore dell’API, Twilio o chi per lui, può aggiungere il proprio margine.
La soglia dei 1.000 vale solo per i messaggi di servizio. È per numero di telefono aziendale, non per partita IVA. Due numeri sullo stesso account sono 2.000 pezzi. Un invio a un gruppo consuma un pezzo per ogni destinatario che lo riceve. Quello che non usate a fine mese non slitta a novembre. I template utility dentro le 24 ore non hanno soglia: dal primo sono a pagamento.
Restano gratis il messaggio in arrivo dal cliente, la chiamata iniziata dal cliente e tutto ciò che sta nella finestra di 72 ore aperta da un annuncio o da un pulsante sulla Pagina. Quella porta d’ingresso non si tocca.
L’analogia è quella del taxi. Fino a ieri la corsa di assistenza era a forfait: aprivate la portiera e parlavate. Da ottobre il tassametro parte al millesimo messaggio del mese, e ogni replica è uno scatto. Una chat in cui rispondete cinque volte pesa cinque scatti, non uno. Chi scrive poco e chiaro spende meno di chi manda «ok», «le controllo» e «le faccio sapere» in tre bolle.
Chi è dentro e chi può ignorare l’avviso
Dentro: e-commerce che chiude gli ordini da un software, banche e assicurazioni con bot di primo livello, compagnie di trasporto, catene con più sedi e un numero unico, chi ha collegato WhatsApp a Salesforce, Zendesk, Manychat, Callbell o un BSP qualsiasi. Loro vedranno la voce «service» in fattura Meta, più quella del partner.
Fuori: chi usa solo l’app WhatsApp Business sul telefono o sul computer, con catalogo, etichette e risposta rapida. Quell’app non passa dalla Cloud API e non entra nel listino per-messaggio. Il bar che conferma due tavoli a sera non si sveglia con una fattura Meta il 2 ottobre.
In mezzo: le PMI che sono cresciute e hanno «messo WhatsApp sul gestionale» senza rileggere il contratto. È il gruppo che a ottobre scopre il tassametro. Meta ha chiesto un metodo di pagamento attivo entro il 30 settembre. Senza carta o conto collegato, dopo i 1.000 gratuiti le risposte smettono di partire. Il cliente scrive e l’azienda tace. Non è un bug. È il rubinetto chiuso.
Cosa cambia per chi scrive dal divano
Per l’utente la chat resta quella. Non arriva un tariffario. Non serve un abbonamento. Quello che può cambiare è il tono dall’altra parte. Un negozio che rispondeva con cinque messaggi corti avrà interesse a chiuderne uno solo, più denso. Un bot che oggi saluta, chiede il codice ordine e chiede la taglia in tre passaggi può essere riscritto in un flusso solo. Qualcuno sposterà le chiacchiere lunghe su email o telefono, e terrà WhatsApp per lo stretto necessario.
Non è detto che succeda ovunque. Mille messaggi al mese, su un solo numero, coprono un volume da piccolo negozio se le repliche sono misurate. Una chat da tre messaggi aziendali sono poco più di trecento conversazioni prima della soglia. Oltre quella linea il conto, in Italia, sta nell’ordine di 25 euro ogni mille risposte extra — prima del ricarico del partner e dell’IVA dove applicabile. Non è il prezzo di una campagna. È il prezzo di non aver contato le bolle.
Le promozioni non c’entrano con questo scatto. Il marketing era già a pagamento e in Italia non è tra i mercati in cui Meta alza quella voce il 1° ottobre. Gli aumenti di marketing toccano Messico, Arabia Saudita, Emirati, resto del Medio Oriente e resto Asia-Pacifico. Utility e autenticazione salgono in altri Paesi, non sull’Italia come voce principale di questa tornata. Il colpo italiano è il servizio che smette di essere aria.
Come non far arrivare ottobre a sorpresa
Contate i messaggi di servizio di settembre sul numero che usate in piattaforma. Se state sotto i 1.000 con margine, ottobre assomiglia a settembre. Se state a 5.000, quattro mila saranno a tariffa. Spezzare un numero in due dà due soglie: utile se avete due linee vere, inutile se è solo un trucco contabile su un flusso unico.
Accorciate i bot. Ogni «Grazie, un attimo» è uno scatto dopo la soglia. Una scheda con tre pulsanti può sostituire tre domande. I template utility dentro le 24 ore, da ottobre, costano come una risposta: usateli quando servono davvero, non per abitudine.
Tenete distinta la finestra da 72 ore degli annunci. Lì le repliche restano in franchigia. Chi fa advertising su Facebook e Instagram e chiude la vendita in chat ha ancora un corridoio gratis, a patto di non usarlo come magazzino di assistenza ordinaria.
Rileggete il contratto del partner. Meta pubblica la rate card. Il BSP aggiunge la propria. Dal 1° ottobre alcuni hanno allineato il listino al centesimo Meta e tolto commissioni percentuali. Altri no. La differenza, su decine di migliaia di messaggi, è il vero extra.
L’app verde, per il salone sotto casa, resta lo strumento di sempre. La piattaforma, per chi ha fatto di WhatsApp il centralino, torna a essere un canale a consumo. Due anni di risposte illimitate e gratuite hanno abituato tutti a parlare come in una chat tra amici. Da mercoledì quella chat, sul lato azienda, ha un prezzo per riga.
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